Colpo di fulmine

Per la prima volta ho avuto modo di vedere un servizio televisivo sulla Ronde Van Drenthe, prova della Coppa del Mondo femminile. Mi è subito piaciuta questa corsa su stradine in mezzo ai boschi, più strette di quelle della Roubaix o dell’Amstel Gold Race, quasi dei sentieri da mountain bike. Bis!

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Piccolezze

Ci sono riviste musicali in Italia che se dicono di non prendere soldi dalle case discografiche gli potete credere. Forse li prendono dagli oculisti.

Cent’anni di solitudine troppo rumorosa

Devo ammettere che di narrativa sudamericana ho letto poco, solo qualcosa di Borges e Amado, e forse ne so un po’ di più, ma giusto un pochino, di ciclismo sudamericano. E allora sarebbe meglio se cercassi di limitare questa lacuna, semmai cominciando proprio da quel Gabriel Garcia Marquez che è morto pochi giorni fa. Ma non per un senso del dovere di lettore, che quello ormai non dovrebbe esistere più da quando Pennac ha liberato tutti col suo Come un romanzo. No, dovrei iniziare da Garcia Marquez per togliermi l’immagine che, da ignorante, ho di lui, di uno scrittore amico dei dittatori, quelli giusti che non indispongono gli intellettuali di sinistra. E anche l’immagine del vecchio ammiratore di Shakira, che quando parla di innocente sensualità sembra rasentare la pedofilia. Cosa di cui potremmo benissimo fregarcene se non ce l’avessero ripetuta per anni, sui giornali e in tv, nel curriculum della cantante. Ma qualcosa di buono deve esserci in uno che ha detto: La letteratura è nata quel giorno che Giona è tornato a casa e ha raccontato alla moglie che aveva fatto tardi perché era stato inghiottito da una balena. Si, devo mettermi a leggere più letteratura sudamericana, perché vi succedono cose meravigliose, tipo che un poeta ispirato aiuti un gatto a insegnare a volare a una gabbianella, facendo contenti sia gli animalisti utopisti sia quelli che ancora sono legati a questa immagine romantica e idilliaca del poeta che gli viene l’ispirazione e può cose che non sono da tutti. Però so che non sarà facile con questi sudamericani, perché diffido degli scrittori eroi. Ho più simpatia per gli eroi della bicicletta, eroi non bellicosi e sui generis, che quando occorre sanno pure tirare fuori la cosiddetta cazzimma. Come l’indistruttibile José Rodolfo Serpa Pérez, connazionale di GGM, che non per niente è soprannominato el Leon de Bucaramanga, il quale farebbe sicuramente parte di una mia squadra ciclistica ideale, insieme a Johan Vansummeren. Gli scrittori invece li preferisco un po’ svagati, al limite pure un po’ codardi, come per esempio il boemo Bohumil Hrabal, morto di una morte strana e meno rumorosa, che diceva: “Chi tra i miei amici era ed è sensibile o addirittura suscettibile, allora ha dovuto scegliere l’esilio e io sono venuto in esilio qui, in questa birreria per esempio.”

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Serpa Pérez quando correva anche su pista

Santini

Anche il ciclismo ha le sue immaginette sacre: sul sito della Federazione Italiana fa bella mostra di sé questa edificante illustrazione, disegnata con uno stile a metà tra i santini e la stampa cattolica per ragazzi.

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Antenne

Se vogliamo essere sempre collegati e connessi le antenne da qualche parte bisogna pur metterle. Nel Limburgo olandese hanno risolto mettendole su una collina, l’Eyserbosweg, dove passa l’Amstel Gold Race, la più importante corsa ciclistica olandese, e ormai la più importante del calendario internazionale subito dopo le cosiddette classiche monumento. E quella collina l’hanno soprannominata “la salita delle antenne”, con gran sollievo dei telecronisti italiani che possono chiamarla così e risparmiarsi di pronunciare quel nome tanto ostico. A Caserta, invece, le antenne le hanno messe sui cappelloni nuovi del cimitero, dove, in fondo, i residenti non possono lamentarsi dell’elettrosmog. Insomma a Caserta le antenne le abbiamo. Ci mancano le corse.

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Foto ricordo

Perché questa foto mi colpisce tanto? Forse è la composizione, con i 6 personaggi ritratti che creano come un movimento circolare o un vortice? No, credo che conti anche sapere chi sono questi 6 e che cosa hanno fatto: è il Gruppo Valvoline che 30 anni fa rinnovò il fumetto. Ecco, questa foto esprime molto bene l’energia che c’era in quel periodo, in cui, uscendo da un decennio buio e liberandosi dai diktat ideologici, tanti avevano voglia di suonare e di fare fumetti; e io che avevo voglia di leggere e ascoltare, in fondo, mi trovavo d’accordo con loro. E poi per me conta molto la presenza di Lorenzo Mattotti, oggi più somigliante al suo Dottor Nefasto che al ragazzo in prima fila vestito di bianco, autore di una serie di capolavori, sia come fumettista che come illustratore, sia che usasse le sue matite grasse sia che si “limitasse” al bianco e nero. Perché se dovessi dire una delle immagini che mi balzano subito in mente ricordando quegli anni fumettistici e musicali, direi senza dubbio l’ingresso della Corazzata Anselmo II nella baia dell’Isola di Sant’Agata.

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Emma

Se qualcuno non avesse ancora capito da che parte sta il nuovo Presidente del Consiglio, forse la nomina di un’imprenditrice a capo di un’azienda pubblica l’aiuterà a capire. Ma niente paura, questo blog non si perderà mai a parlare di simili argomenti. E se parlerà di una Emma, si tratterà molto più probabilmente della Johansson, l’attuale numero uno del ciclismo femminile, almeno secondo la classifica UCI, perché poi c’è sempre la Marianne.

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Questa non è un’ammiraglia.

Ciclisti gregari in fuga

Quelli cui accennava la canzone Boogie di Paolo Conte, che spingevano a fondo come i sax, sembravano l’emblema di un’azione avventata e irruente, ma a volte i ciclisti gregari in fuga arrivano, e vincono. E se vincono sappiano che c’è sempre qualcuno della Rai che ha fatto il tifo per loro. Ma guai a vincere una classica monumento. Al ciclista gregario in fuga non gliela perdoneranno mai, e anzi lo additeranno sempre come esempio di fuga bidone, di vincitore a sorpresa e non meritevole, di intruso nell’Albo d’Oro. Anche se il ciclista gregario in fuga non sembrava destinato a una carriera da gregario, perché era arrivato secondo a un Mondiale under 23, nonostante lo spreco di energie in mille attacchi. Anche se è uno di quelli capace di tirare il gruppo per decine e decine di chilometri. Anche se è uno di quei rari corridori capaci di correre tutte le classiche, dalla Liegi, peraltro vinta nelle versione light per under 23, al Lombardia alla Roubaix. Anche se proprio a Roubaix era già arrivato quinto. Anche se nella Roubaix vinta non era mica in fuga da solo, e qualcosa vorrà pur dire se i compagni di avventura si sono arresi per strada e lui è arrivato fino in fondo. Anche se, dopo uno scioccante incidente, torna in sella e sempre alla Roubaix riesce ad arrivare prima del primo degli italiani. Ecco, se almeno fosse stato italiano e si fosse chiamato, che so, Faresin o Gasparotto, la vittoria a sorpresa avrebbe potuto essere il giusto premio a una carriera. Ma cosa può pretendere uno che è belga e si chiama Vansummeren?

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