Colpo di fulmine

Per la prima volta ho avuto modo di vedere un servizio televisivo sulla Ronde Van Drenthe, prova della Coppa del Mondo femminile. Mi è subito piaciuta questa corsa su stradine in mezzo ai boschi, più strette di quelle della Roubaix o dell’Amstel Gold Race, quasi dei sentieri da mountain bike. Bis!

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Soggetti a rischio

Il ciclismo è un po’ come il rock and roll: c’è sempre il rischio della retorica.

GIAN PAOLO PORRECA, Una stagione fiamminga; Guida,1992

Piccolezze

Ci sono riviste musicali in Italia che se dicono di non prendere soldi dalle case discografiche gli potete credere. Forse li prendono dagli oculisti.

Cent’anni di solitudine troppo rumorosa

Devo ammettere che di narrativa sudamericana ho letto poco, solo qualcosa di Borges e Amado, e forse ne so un po’ di più, ma giusto un pochino, di ciclismo sudamericano. E allora sarebbe meglio se cercassi di limitare questa lacuna, semmai cominciando proprio da quel Gabriel Garcia Marquez che è morto pochi giorni fa. Ma non per un senso del dovere di lettore, che quello ormai non dovrebbe esistere più da quando Pennac ha liberato tutti col suo Come un romanzo. No, dovrei iniziare da Garcia Marquez per togliermi l’immagine che, da ignorante, ho di lui, di uno scrittore amico dei dittatori, quelli giusti che non indispongono gli intellettuali di sinistra. E anche l’immagine del vecchio ammiratore di Shakira, che quando parla di innocente sensualità sembra rasentare la pedofilia. Cosa di cui potremmo benissimo fregarcene se non ce l’avessero ripetuta per anni, sui giornali e in tv, nel curriculum della cantante. Ma qualcosa di buono deve esserci in uno che ha detto: La letteratura è nata quel giorno che Giona è tornato a casa e ha raccontato alla moglie che aveva fatto tardi perché era stato inghiottito da una balena. Si, devo mettermi a leggere più letteratura sudamericana, perché vi succedono cose meravigliose, tipo che un poeta ispirato aiuti un gatto a insegnare a volare a una gabbianella, facendo contenti sia gli animalisti utopisti sia quelli che ancora sono legati a questa immagine romantica e idilliaca del poeta che gli viene l’ispirazione e può cose che non sono da tutti. Però so che non sarà facile con questi sudamericani, perché diffido degli scrittori eroi. Ho più simpatia per gli eroi della bicicletta, eroi non bellicosi e sui generis, che quando occorre sanno pure tirare fuori la cosiddetta cazzimma. Come l’indistruttibile José Rodolfo Serpa Pérez, connazionale di GGM, che non per niente è soprannominato el Leon de Bucaramanga, il quale farebbe sicuramente parte di una mia squadra ciclistica ideale, insieme a Johan Vansummeren. Gli scrittori invece li preferisco un po’ svagati, al limite pure un po’ codardi, come per esempio il boemo Bohumil Hrabal, morto di una morte strana e meno rumorosa, che diceva: “Chi tra i miei amici era ed è sensibile o addirittura suscettibile, allora ha dovuto scegliere l’esilio e io sono venuto in esilio qui, in questa birreria per esempio.”

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Serpa Pérez quando correva anche su pista

Santini

Anche il ciclismo ha le sue immaginette sacre: sul sito della Federazione Italiana fa bella mostra di sé questa edificante illustrazione, disegnata con uno stile a metà tra i santini e la stampa cattolica per ragazzi.

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Antenne

Se vogliamo essere sempre collegati e connessi le antenne da qualche parte bisogna pur metterle. Nel Limburgo olandese hanno risolto mettendole su una collina, l’Eyserbosweg, dove passa l’Amstel Gold Race, la più importante corsa ciclistica olandese, e ormai la più importante del calendario internazionale subito dopo le cosiddette classiche monumento. E quella collina l’hanno soprannominata “la salita delle antenne”, con gran sollievo dei telecronisti italiani che possono chiamarla così e risparmiarsi di pronunciare quel nome tanto ostico. A Caserta, invece, le antenne le hanno messe sui cappelloni nuovi del cimitero, dove, in fondo, i residenti non possono lamentarsi dell’elettrosmog. Insomma a Caserta le antenne le abbiamo. Ci mancano le corse.

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