Ciclisti gregari in fuga

Quelli cui accennava la canzone Boogie di Paolo Conte, che spingevano a fondo come i sax, sembravano l’emblema di un’azione avventata e irruente, ma a volte i ciclisti gregari in fuga arrivano, e vincono. E se vincono sappiano che c’è sempre qualcuno della Rai che ha fatto il tifo per loro. Ma guai a vincere una classica monumento. Al ciclista gregario in fuga non gliela perdoneranno mai, e anzi lo additeranno sempre come esempio di fuga bidone, di vincitore a sorpresa e non meritevole, di intruso nell’Albo d’Oro. Anche se il ciclista gregario in fuga non sembrava destinato a una carriera da gregario, perché era arrivato secondo a un Mondiale under 23, nonostante lo spreco di energie in mille attacchi. Anche se è uno di quelli capace di tirare il gruppo per decine e decine di chilometri. Anche se è uno di quei rari corridori capaci di correre tutte le classiche, dalla Liegi, peraltro vinta nelle versione light per under 23, al Lombardia alla Roubaix. Anche se proprio a Roubaix era già arrivato quinto. Anche se nella Roubaix vinta non era mica in fuga da solo, e qualcosa vorrà pur dire se i compagni di avventura si sono arresi per strada e lui è arrivato fino in fondo. Anche se, dopo uno scioccante incidente, torna in sella e sempre alla Roubaix riesce ad arrivare prima del primo degli italiani. Ecco, se almeno fosse stato italiano e si fosse chiamato, che so, Faresin o Gasparotto, la vittoria a sorpresa avrebbe potuto essere il giusto premio a una carriera. Ma cosa può pretendere uno che è belga e si chiama Vansummeren?

johan_van_summeren_wins_paris-roubaix_2011