Non più

Il prossimo autunno, alla prima gara di ciclocross, qualcuno, non vedendo passare Niels Albert, potrebbe pensare che sia attardato dalla sua solita partenza lenta e svagata.  No, non più partenze lente. Non più partenze e basta. L’ha tolto dal gruppo un’aritmia cardiaca,  scoperta presto, tardi, comunque in tempo. Non è colpa di una partenza lenta, e neanche del ciclismo su strada che ha già risucchiato Stybar, da cui ancora attendiamo grandi cose, e Boom, da cui ormai non ci aspettiamo più nulla.

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Treviso, 2008. Niels Albert vince il Mondiale under 23

Benemerite

Tra Ferretti che scrive, Zamboni che suona, e Fatur che sa badare a sé stesso, chi dei CCCP rischiava di essere dimenticata era Annarella Giudici, la benemerita soubrette, cantante e ballerina del più grande gruppo italiano di sempre, oltre che stilista di sé stessa. Arriva provvidenziale (e l’aggettivo non suona fuori luogo, data la svolta mistica di alcuni del giro) un librone fotografico di Quodlibet, benemerita casa editrice, con la quale pubblicano i migliori narratori italiani in giro, Celati e Cavazzoni, Nori e Cornia e Benati, ovvero quelli che non sono iscritti al Club di Fabio Fazio.

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Il confronto con lo storico 7 pollici Ortodossia da l’idea delle dimensioni del volume

Provincia

Mentre si propone l’abolizione delle Provincie, anche il ciclismo italiano si sta sprovincializzando, nonostante ci sia ancora chi storce il naso per le partenze dall’estero del Giro d’Italia. Ciò grazie all’istituzione del pur discutibile World Tour, che obbliga le migliori squadre del mondo a partecipare al Giro, e, prima ancora, grazie alla creazione della Coppa del Mondo, che fece apprezzare di più quelle classiche di cui la RAI di De Zan trasmetteva solo gli ultimissimi chilometri (quando andava bene). Di conseguenza, per gli italiani, se una volta il Giro era tutto l’universo ciclistico, oggi Ulissi rischia di restare un’incompiuta finché non vincerà una classica. Come del resto quel Visconti che gli “regalò” la tappa di Tirano.

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Non sarebbe un’avventura

200 ciclisti per oltre 20 giorni non possono scherzare solo sul “Gerva” e i suoi caschi e la sua barba, e uno dei tanti altri scherzi è come scivolato, finendo tra la folla e rischiando di avere conseguenze antipatiche. Po tutto si è chiarito. E sarebbe stato curioso un sentimento realmente razzista in un gruppo così vario per nazionalità e lingue da rendere difficile anche fare lo sceriffo, in un ciclismo in cui anche squadre importanti vanno a correre nel Gabon, e in cui Sonny Colbrelli va a prendersi un piazzamento perfino nel lontano Kazakhistan, però dietro un motivatissimo Maxim Iglinsky, che in cambio della vittoria ha ottenuto un ingaggio per quella pippa del fratello Valentin. E se l’episodio fosse accaduto trenta o più anni fa (l’ombra del passato sempre presente sul ciclismo), forse, per chiudere la polemica, il Comune di Nocera Inferiore (però, anche loro, voglio dire, con quell’ “inferiore” nel nome, non è che possono pretendere rispetto più di tanto) avrebbe potuto organizzare uno di quei Circuiti degli Assi che si facevano una volta, e Valerio Agnoli, per chiudere il cerchio, avrebbe potuto ottenere la vittoria che gli manca da quando è passato dal ruolo di verde speranza a quello di verde (poi biancoceleste) uomo di fiducia per capitani non sempre nordici. E per l’occasione il Comune avrebbe potuto anche rifare le strade, cosa che non fa mai male (almeno non alle ossa dei ciclisti). Però trenta e più anni fa c’erano anche il Giro della Campania, il Giro di Puglia, il Giro della Calabria, il Giro della Provincia di Reggio Calabria, il Giro della Provincia di Siracusa, il Trofeo Pantalica e la Settimana Siciliana, quindi il gruppo aveva più familiarità con le strade e il pubblico del sud, e non correva qui massimo una volta all’anno, all’avventura come nel Gabon.

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Fabio Baldato, oggi ds della squadra più chiacchierata del momento, la BMC, nel 2002 infilò la tripletta Trofeo Pantalica, Trofeo Arancia Rossa e Trofeo dell’Etna

Ezra Furman

In un’ideale storia, o anche graduatoria, di balletti nelle clip musicali, tra quello sincronizzato che ha dato breve fama agli OK GO e quello di Salirò, che ha giovato sia alla carriera di Fabio Ferri che all’immagine di Daniele Silvestri, altrimenti un po’ troppo serioso e impegnato, lì si può inserire il balletto sgangherato di Ezra Furman nell’ultima parte del video di My Zero. In giro già da qualche anno col suo rock’n’roll classico, americano, per niente nuovo ma molto piacevole e cantabile, il giocoso Furman fa il gioco di chi vuole continuare ad ascoltare il r’n’r e credere in una sua ancora lunga vita.

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La lunga attesa

Aspettare minuti, quarti d’ora, o un’ora, come oggi, per vedere i furgoni che vendono i prodotti ufficiali del Giro, e poi auto dell’organizzazione, e poi moto, e poi altri furgoni, e altro auto, e altre moto, e poi un’auto che sembra annunciare l’arrivo dei ciclisti, e infatti annuncia che sono a 4 km, ancora 4 km, e finalmente l’elicottero, e poi altre auto e altre moto, e finalmente i ciclisti che passano, in pianura, così veloci che a stento riesci a distinguere la maglia rosa, soprattutto se, come oggi pomeriggio, al passaggio a Caserta, si trova momentaneamente in coda al gruppo. Ma lo sarà solo momentaneamente.

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Piccoli Gerrans crescono

Gli identici commenti di ieri sulla prima vittoria italiana al Giro sembravano avere diverso senso a seconda di chi li pronunciasse. L’essersi nascosto, aver sfruttato il lavoro degli altri  e aver fatto tutto al momento giusto: in bocca ai giornalisti sembravano commenti riduttivi, in bocca a Gasparotto, che così vinse un’Amstel, un complimento.  Comunque sia, vuoi vedere che l’Italia sta trovando il suo Simon Gerrans?

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Donne barbute e scimmie

Il caso della donna barbuta che ha vinto l’Eurovision Song Contest, ex Eurofestival, cioè il risalto che ha avuto il cantante austriaco che ha gareggiato vestito da donna, con lunghi capelli e barba curata, guadagnando anche le prime pagine dei quotidiani (almeno in Italia), fa pensare a cosa occorra per avere successo. E mi ricorda una faccenda analoga. Una decina di anni fa scoprii uno stravagante fumettista americano, Tony Millionaire, la cui serie principale, Maakies, ha come protagonisti una scimmia e un corvo ubriaco. Una caratteristica di questa striscia è di presentare una piccola “sottostriscia”, ovvero una strip più piccola sotto  la principale ma senza legami con essa, un po’ come faceva Jacovitti ai tempi di Zorry Kid. Millionaire ha collaborato anche con l’altrettanto stravagante duo rock They Might Be Giants. Immaginavo che in Italia qualcuno, prima o poi, ne avrebbe pubblicato qualcosa (e dire che oggi si pubblica di tutto, anche ciofeche illustrate). E invece, tranne qualche breve storia in qualche antologia, niente. Ci provò Linus, ma la cosa durò poco. E notavo che, per contro, su quella rivista ectoplasmatica, che non ha quasi più nulla a che vedere con quella storica di Oreste Del Buono ed è per di più stampata su pessima carta, ha avuto molta più fortuna il mediocre Ralf König, con disegni molto “ispirati” alla Bretécher e un umorismo patetico, che però un valore commerciale lo ha: le sue storie parlano di omosessualità.

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Da Bari con nostalgia

Nel ciclismo la nostalgia per un mitico passato è sempre in agguato. Potrebbe esserci chi rievochi i tempi in cui il Giro annunciava l’inizio dell’estate, chi rimpianga quelle tappe di trasferimento al sud percorse ad andatura turistica (non più spettacolari dell’odierna Giovinazzo-Bari), e forse anche qualcuno che dica : “Non ci sono più gli sceriffi di una volta!”

Giro d'Italia 2014

Debite proporzioni

“Nel 1986 la Rai decide di fare “concorrenza” alle televisioni commerciali sul mercato della raccolta pubblicitaria. Fu come una biblioteca che si mette in competizione con una libreria, o con un’edicola.” (Eddy Anselmi, storico del Festival di Sanremo e dell’Eurofestival)