Il gioco dell’iride

Si dice che in estate si legga di più e si facciano anche più giochi enigmistici. Non so se si tratti di una legge scientificamente dimostrata, di una diceria, di una leggenda metropolitana o di una favola per tenere buoni i sensi di colpa di quelli che pensano che leggere sia un dovere. Ma neanche mi interessa saperlo, né tantomeno mi interessa che cosa poi si legga. Ognuno fa quello che gli pare. Tutto questo per dire che, dopo le fatiche del Giro Donne e del Tour de France, la Zeriba Illustrata propone un rilassante giochino di argomento quasi ciclistico.

Provate a indovinare chi sono le cicliste titolari di queste sei paia di occhi qui sotto, poi capovolgete il computer e confrontate le vostre risposte con le soluzioni. Buon divertimento.

gioco dell'iride

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Gossip – un brutto regalo

Non date retta a Peter Sagan, quando all’indiscreta Alessandra De Stefano non rivela dove andrà in vacanza perché poi “vengono i paparazzi”. Tempo una settimana, al massimo qualche copertina di rotocalco per Nibali e i suoi, e poi anche questa famiglia poco glamour verrà finalmente abbandonata dai giornalisti che potranno passare a ben altri più vistosi personaggi. Poi non sappiamo se qualche settimanale slovacco segua le impennate di Sagan con le donne. Ma il gossip in genere non tocca il ciclismo.

In questo 2014 ricorrono molti anniversari: i 100 anni della Guerra Mondiale, che in Ucraina e in Medio Oriente celebrano nel migliore dei modi, il centenario della nascita di Bartali, i 20 anni dall’esplosione di Pantani e i 10 dalla sua morte, i 50 dallo sbarco dei Beatles in Usa, i 30 dall’uscita del primo 33 giri degli Smiths e del primo 7 pollici dei CCCP, e, come spesso ci ricorda Paolo Nori, il centonono anniversario della nascita di Daniil Charms. Ecco, quest’anno ricorre anche il decennale del folle gesto di Judith Arndt. Perché c’è una cosa che a volte mi chiedo e, andando a cercare su internet, non trovo niente. Ma andiamo per ordine.

Judith Arndt, passistona tedesca, era una delle più forti cicliste finché ha corso, figuriamoci nel 2004 quando la Vos era ancora junior. Alle Olimpiadi di Atene, nella prova in linea, va in fuga con l’australiana Sara Carrigan (una che aveva vinto qualcosa prima e ha vinto poco altro dopo), non fa la volata, arriva seconda e poi, con espressione arrabbiatissima, alza il dito medio rivolta a qualcuno. Se cercate immagini della Arndt su google vedete quanti diti medi escono. Che cosa era davvero successo – se non ricordo male – l’ho sentito raccontare in tv, con naturalezza, da Alessandra Cappellotto ai successivi Mondiali di Verona. Judith Arndt era arrabbiata con i dirigenti della Federazione tedesca perché non avevano convocato la sua compagna Petra Rossner, e così aveva deciso di fargliela pagare e di farli tornare dalle Olimpiadi con un oro in meno. E forse è stato dai Mondiali di Copenhagen del 2011 che ho iniziato a chiedermelo. La tedescona rivince il titolo a cronometro, sale sul podio, la tv inquadra il pubblico, c’è una donna anziana ma è la mamma; ci sarà Petra Rossner ad applaudire? Insomma mi chiedo se le due ex cicliste ex DDR siano ancora insieme. Perché, se si fossero lasciate, che cosa sarebbe rimasto ad ognuna di loro di quel folle gesto, di quel brutto regalo? E cosa ne avrà pensato col tempo la Arndt, che ha vinto titoli mondiali in linea e a cronometro, ma non olimpici? Si sarà pentita? Avrà rimpianti? E cosa ne avrà pensato la Rossner? Avrà gradito? O col tempo avrà iniziato a pensare che quella medaglia sarebbe stato bene nel loro salone, per fare pendant con quella che lei aveva vinto nell’inseguimento a Barcellona? E non sarebbe stato meglio se la Arndt avesse pensato a un gesto più egoistico e redditizio? Avrebbe potuto intanto vincere e poi, dall’alto del suo oro, polemizzare e maledire la Federazione, e infine, in favore di obiettivi e di telecamere, lasciarsi andare a più gestacci di quanti ne potrebbero fare Cavendish, Pirazzi e Tonkov durante una festa kazaka in una bettola di Grottaferrata. Digiti i loro nomi insieme e non esce niente di aggiornato. Un sito in tedesco la mette sul tattico, almeno a dar retta a google translate, cioè Rossner e Arndt avrebbe potuto fare un efficace gioco di squadra. Allora mi viene un’altra curiosità: ma chi fu convocata? Intanto i posti allora erano tre. Petra Rossner era già stagionata ma ancora vincente. Però in Germania la concorrenza non mancava. C’erano le forti velociste Regina Schleicher e Ina Yoko Teutenberg, e c’era l’altra passistona Hanka Kupfernagel, oggi splendida quarantenne ancora in gruppo. E invece le altre due convocate furono la giovane Trixi Worrack, con un luminoso futuro da promessa non mantenuta davanti a sé, e la molto meno titolata Angela Brodtka. In conclusione, sembra che la Federazione la prese bene, se poi Judith Arndt fu convocata due mesi dopo per i mondiali di Verona, dove andò in fuga, da sola, non fu più raggiunta, e vinse davanti a una sorprendente atleta locale appena ventenne, Tatiana Guderzo, che non c’entra niente con questa storia ma ci sta bene per chiudere in bellezza, in tutti i sensi direi.

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Judith Arndt e Petra Rossner

MisundersTour – epilogo

Non è snobismo, o gelosia per questo ciclismo di cui sembra (ma è solo apparenza) che ora tutti vogliano interessarsi, da parte di uno che lo seguiva già quando correvano Poulidor e Ocaña e ha continuato a seguirlo anche dopo l’Operacion Puerto. E’ “soltanto” la cattiva opinione che ho di molti media e anche di molti connazionali. E ora che questo Nibal e questo Tour e questo ciclismo stanno già velocemente evaporando dai tg e dalle prime pagine dei giornali (molto più facile laddove già occupava poco spazio, come sul Corriere dello Sport, dove la maglia gialla di Nibali era sempre stretta in un angolo dal nulla calcistico), ora mi sento meglio, tranquillizzato. E a quelli che, sapendo di questa mia passione, mi chiedono se anche “questo qui” è dopato, sarei tentato di rispondere “si”, perché se queste sono le premesse, il ciclismo può fare a meno di loro.

nibalievap

MisundersTour – più ciclismo per tutti

La vittoria di Nibali al Tour ha portato grande popolarità al ciclismo in Italia. Anche il Primo Jettatore Renzi, colui che aveva pronosticato la vittoria della nazionale italiana ai Mondiali di Calcio, aveva invitato Nibali a Palazzo Chigi, per festeggiare la vittoria, con un tweet precoce, che per fortuna non ha avuto l’effetto temuto. E ora nessuno vuole essere da meno e tutti si accostano al ciclismo, soprattutto in presenza di telecamere. Nella foto vediamo una serata di gala in cui l’ex ministro Renato Brunetta (a centro) premia il ciclista colombiano Julian David Arredondo (a destra).

RBprJDA

MisundersTour – nuove sfide

Ha vinto in volata e in fuga, in salita e a cronometro, in corse in linea e a tappe, ha vinto su pista nel ciclocross e in mountain bike. Ieri ha vinta anche La Course by le Tour de France. Marianne Vos, la cannibale onnivora, non si ferma e pensa ora a nuove sfide, per primeggiare in tutte le specialità ciclistiche possibili.

VOS pedicab

MisundersTour – Pompa Magna

Tre settimane a elogiare la semplicità, la sobrietà di Nibali, e la RAI, invece di tenere lo stesso stile, ha sparato sugli ultimi 3 chilometri dell’ultima tappa una musica trionfale, quasi a coprire la cronaca della corsa. E poi, dedicato il minimo di attenzione all’ultima volata, che sembrava quasi che disturbasse, è arrivata a valanga la peggiore televisione, il peggior destefanismo. E se l’orgoglio dei familiari e della vecchia squadra di Nibali è più che comprensibile e lecito, molto meno lo è quello degli italiani presenzialisti, che cercano di essere dove accadono gli eventi da prima pagina, che sia una vittoria al Tour, un truce omicidio o un disastro navale. Non saprei di cosa possano legittimamente essere orgogliosi gli italiani se questo loro fenomenale connazionale, che spesso negli ultimi anni era l’unico a provarci, nei grandi giri nelle classiche e ai mondiali, è dovuto andare a correre nella squadra governativa kazaka, mentre gli imprenditori privati italiani sono troppo impegnati a fare i vittimisti per avere il tempo di sponsorizzare una squadra ciclistica.