MisundersTour – Curiosità

Non so perché il ciclismo debba sopportare certe cose. Qualche anno fa c’era Bulbarelli che forniva delle schede storico-turistiche delle località toccate dal Tour. Ma era affiancato dal diligente Cassani, sempre desideroso di apprendere. Del resto Bulbarelli ce l’ha sempre avuta la faccia del secchione. Anche se ora ci viene il sospetto che ogni tanto marinasse la scuola per andare a giocare al biliardo. Glielo auguriamo che abbia anche questa passione, perché altrimenti lo stare rinchiuso in un hotel o in qualche posto altrettanto triste, a commentare sottovoce partite di biliardo, mentre fuori impazza il ciclismo en plein air, è un qualcosa da prendere in considerazione come pena alternativa al carcere. Oggi a seguire il Tour c’è l’anonimo Pancani, affiancato da quel cinico mattacchione di Martinello, che ha provato invano a trasformare le Sorelle Brontë in un gruppo vocale stile Motown, e la scuola serale è stata affidata alla De Stefano. Un inciso: sarà pure difficile da fermare Martinello quando inizia a parlare, manco fosse stato lanciato da Marco Villa, ma il suo umorismo è di gran lunga preferibile al rigor mortis di Garzelli o del fu Savoldelli e ai commenti vernacolari di Lelli e Sgarbozza. E poi una premessa: avevo cambiato idea in meglio sulla De Stefano dopo la stoica diretta della tappa in cui morì Weylandt, abbandonata a sé stessa dai compagni di squadra, praticamente come un ciclista che porta a termine una tappa con qualcosa di rotto, che semmai avrebbe anche voluto ritirarsi, ma il direttore sportivo lo convince a continuare e però non ferma nessun compagno a dargli conforto e a tirare un po’, insomma come Talansky verso Oyonnax. Inoltre la De Stefano aveva anche smesso di strapparsi i capelli e di minacciare di buttarsi da un ponte quando arrivava qualche clamorosa notizia di una illustre positività, manco a farlo apposta durante eventi importanti, tipo al suono della campanella dell’ultimo giro del mondiale. Poi invece ha sbagliato clamorosamente ai miei occhi quando, al Processo alla tappa, ha avuto sul palco ben altri occhi, quelli di Tatiana Guderzo, ma c’era lì anche il noto cicloamatore Pippo Pozzato, e l’attenzione è stata tutta per quest’ultimo (ultimo è la parola giusta), quasi come a dire: ma che vuoi che ne capiscano queste donne di ciclismo. E allora eccoci alle Cronache Gialle, che non saprei dire se sono fatte bene, se sono interessanti, perché dopo una lunga tappa, soprattutto quando poi c’era da seguire anche il Giro Rosa, questo intervallo era comodo per alzarsi, andare a bere o in bagno. Certo che le famigerate colonne sonore elegiache tipiche della De Stefano e quelle riprese da aspiranti cineasti non invogliano a stare lì a seguire, però devo dire che una volta che mi sono trattenuto, stava parlando dei Pink Floyd, la De Stefano ha segnato un punto a suo favore, perché in quel servizio ha parlato soprattutto di Syd Barrett e quasi non ha nominato quegli altri, e io che faccio un netto distinguo tra Pink Floyd con e Pink Floyd senza ho apprezzato. Certo, il bello del ciclismo è anche il fatto di toccare tante località, di permettere di ammirare tanti luoghi. Però sarei curioso di vedere cosa succederebbe se mettiamo si gioca la finale di una coppa di calcio, finisce la partita, e prima delle premiazione, accavallandosi alle imperdibili interviste del dopo gara, la regia manda un bel servizio su un famoso scrittore, che un giorno si trovò a passare proprio nel quartiere dove ora c’è lo stadio che ha ospitato quella finale, e lo scrittore entrò in un caratteristico caffè che esiste ancora, anzi c’è pure una targa a sempiterna memoria dell’evento, e chiese se c’era un bagno. Sarei proprio curioso.

Vanvitelli+Guderzo

Un po’ di cultura, pure a sproposito