MisundersTour – cortesie per gli ospiti (disponibali)

Dopo quegli orsi della Sky, agli inviati al Tour non pare vero di avere ora a che fare con Nibali, sempre cordiale, sempre gentile, sempre disponibile. E allora perché non approfittarne? Perché non pedinarlo per tutto il giorno di riposo? Perché non seguirlo anche ai massaggi, a pranzo, se fosse possibile anche in bagno? Se la maglia gialla si stressa più dei rivali per le interviste e la conferenza stampa quotidiana, perché non aumentare in maniera esponenziale il tempo da dedicare ai giornalisti? Poi, chissà, capace che in Francia non c’è una legge anti-stalking. Bene farebbe Nibali a prendere in seria considerazione l’offerta della Sky e, l’anno prossimo, andare al Tour con un mezzo blindato.

 

MisundersTour – il lupo del Mortirolo

Dopo l’Aquila di Filottrano, il Delfino di Bibione e lo Squalo dello Stretto, ecco  il lupo del Mortirolo. Non è il soprannome di un ciclista, anche se c’è da pensare che il prossimo che vincerà su quella cima rischierà di beccarsi tale soprannome, ma un lupo vero e proprio, anzi sembra si tratti di un branco. Mi chiedo se un anno o solo un mese fa sui giornali generalisti (ci risiamo) il Mortirolo sarebbe stato solo una montagna, o sarebbe già stato il monte dei ciclisti, la cima del Giro d’Italia. Non so, ma mi viene anche il sospetto che ci siano stati tanti che hanno continuato a seguire il ciclismo negli anni scorsi, ma si siano nascosti, avevano paura a parlarne. Del resto il Mortirolo è noto soprattutto a chi ha seguito il ciclismo negli ultimi venti anni, gli altri sono rimasti al Bondone. Però mi chiedevo anche di cosa parlano poi gli articoli dei quotidiani che hanno gridato al lupo, in genere di destra. E potrebbe essere – è un’ipotesi – che da buoni liberisti e antropocentristi, ponessero il problema dei rischi di aggressioni da parte di questi animali invadenti, checché ne dica la cinofila Sciura Brambilla. E allora, come con tutti gli animali, che vivono liberi secondo quegli istinti che sono non a caso definiti animaleschi senza con questo voler offendere, innanzitutto non bisogna andare a disturbarli, a stuzzicarli. Per cui se qualcuno va lì a svegliarli alle 5 di mattina per fargli un controllo antidoping a sorpresa, poi non venisse a lamentarsi di essere stato azzannato.

lupo

MisundersTour – gente

Oggi la prima pagina de L’Unità da notizia della vittoria del danese Kristoff. Il norvegese fu già russo per il Televideo RAI. Questo prezioso servizio della tv pubblica fa passare fughe vincenti per vittorie in volata e viceversa, e spesso il vincitore non batte gli altri, ma li beffa. Immaginando copertine di Chi o Gente con quadretti familiari di casa Nibali, tra una starlett in topless e una vecchia gloria piagnucolante, e all’interno interviste con le immancabili domande sul doping, io, al contrario di altri, non lo so se devo essere contento del ritrovato interesse dei cosiddetti media generalisti per il ciclismo. Servisse almeno a portare un po’ di sponsor, a far nascere qualche altra squadra, per ingaggiare i 2/3 della Cannondale che non confluiranno nella Garmin, o per portare nel professionismo vero tutti quelli che temporeggiano nel limbo continental. Ma se quest’interesse improvviso e, presumo, altrettanto effimero non servirà neanche a questo, allora per me questi media farebbero meglio a continuare a occuparsi di Conte o di Balotelli o della nuotatrice griffata.

MisundersTour – maglie gialle

Gorbaciov non andava bene; l’Occidente voleva il capitalismo libero e selvaggio nei paesi dell’Est. Quel brusco cambiamento ha generato arricchiti arroganti e quindi di lamentarsene ora non tutti possono permetterselo. Tanto più che qui non è che stiamo messi meglio: basti solo pensare ai padroni del calcio italiano. E poi Tinkov ha ragione a dire che, se non si fosse ritirato, Contador vestirebbe la maglia gialla: si, quella nella foto. 

maglie gialle

Fluo, ma pur sempre gialla

MisundersTour – Curiosità

Non so perché il ciclismo debba sopportare certe cose. Qualche anno fa c’era Bulbarelli che forniva delle schede storico-turistiche delle località toccate dal Tour. Ma era affiancato dal diligente Cassani, sempre desideroso di apprendere. Del resto Bulbarelli ce l’ha sempre avuta la faccia del secchione. Anche se ora ci viene il sospetto che ogni tanto marinasse la scuola per andare a giocare al biliardo. Glielo auguriamo che abbia anche questa passione, perché altrimenti lo stare rinchiuso in un hotel o in qualche posto altrettanto triste, a commentare sottovoce partite di biliardo, mentre fuori impazza il ciclismo en plein air, è un qualcosa da prendere in considerazione come pena alternativa al carcere. Oggi a seguire il Tour c’è l’anonimo Pancani, affiancato da quel cinico mattacchione di Martinello, che ha provato invano a trasformare le Sorelle Brontë in un gruppo vocale stile Motown, e la scuola serale è stata affidata alla De Stefano. Un inciso: sarà pure difficile da fermare Martinello quando inizia a parlare, manco fosse stato lanciato da Marco Villa, ma il suo umorismo è di gran lunga preferibile al rigor mortis di Garzelli o del fu Savoldelli e ai commenti vernacolari di Lelli e Sgarbozza. E poi una premessa: avevo cambiato idea in meglio sulla De Stefano dopo la stoica diretta della tappa in cui morì Weylandt, abbandonata a sé stessa dai compagni di squadra, praticamente come un ciclista che porta a termine una tappa con qualcosa di rotto, che semmai avrebbe anche voluto ritirarsi, ma il direttore sportivo lo convince a continuare e però non ferma nessun compagno a dargli conforto e a tirare un po’, insomma come Talansky verso Oyonnax. Inoltre la De Stefano aveva anche smesso di strapparsi i capelli e di minacciare di buttarsi da un ponte quando arrivava qualche clamorosa notizia di una illustre positività, manco a farlo apposta durante eventi importanti, tipo al suono della campanella dell’ultimo giro del mondiale. Poi invece ha sbagliato clamorosamente ai miei occhi quando, al Processo alla tappa, ha avuto sul palco ben altri occhi, quelli di Tatiana Guderzo, ma c’era lì anche il noto cicloamatore Pippo Pozzato, e l’attenzione è stata tutta per quest’ultimo (ultimo è la parola giusta), quasi come a dire: ma che vuoi che ne capiscano queste donne di ciclismo. E allora eccoci alle Cronache Gialle, che non saprei dire se sono fatte bene, se sono interessanti, perché dopo una lunga tappa, soprattutto quando poi c’era da seguire anche il Giro Rosa, questo intervallo era comodo per alzarsi, andare a bere o in bagno. Certo che le famigerate colonne sonore elegiache tipiche della De Stefano e quelle riprese da aspiranti cineasti non invogliano a stare lì a seguire, però devo dire che una volta che mi sono trattenuto, stava parlando dei Pink Floyd, la De Stefano ha segnato un punto a suo favore, perché in quel servizio ha parlato soprattutto di Syd Barrett e quasi non ha nominato quegli altri, e io che faccio un netto distinguo tra Pink Floyd con e Pink Floyd senza ho apprezzato. Certo, il bello del ciclismo è anche il fatto di toccare tante località, di permettere di ammirare tanti luoghi. Però sarei curioso di vedere cosa succederebbe se mettiamo si gioca la finale di una coppa di calcio, finisce la partita, e prima delle premiazione, accavallandosi alle imperdibili interviste del dopo gara, la regia manda un bel servizio su un famoso scrittore, che un giorno si trovò a passare proprio nel quartiere dove ora c’è lo stadio che ha ospitato quella finale, e lo scrittore entrò in un caratteristico caffè che esiste ancora, anzi c’è pure una targa a sempiterna memoria dell’evento, e chiese se c’era un bagno. Sarei proprio curioso.

Vanvitelli+Guderzo

Un po’ di cultura, pure a sproposito

MisundersTour – un racconto

Oggi accendo il computer e come doodle di google trovo Nelson Mandela. Non so cosa ricorra e manco vado a verificare. Rispetto il personaggio più per gli anni di galera fatti, meno per essere stato uomo politico, che io gli uomini politici li guardo tutti con sospetto senza discriminazione. Poi per il fatto di essere stato pretesto per gruppi rock ruffiani non diamo la colpa a lui. E possiamo anche pensare che senza Mandela oggi in gruppo non ci sarebbe la MTN. Però oggi sono i 100 anni dalla nascita di Bartali. E allora, a supplire alle mancanze di google, metto qui un raccontino pubblicato altrove nell’estate del 2011, e scritto poco prima della grande fuga con annessa vittoria al Galibier di Andy Schleck. L’unico periodo coraggioso dell’allora pupillo di Alessandra De Stefano. Si, il racconto parla dei fratelloni lussemburghesi allora in auge. E allora che c’entra Bartali? Un po’ di pazienza: compare alla fine, quasi in un cameo.

Il destino tragico dei fratelli Schleck.

Al Tour de France del 2012 successe che gli organizzatori pensarono bene che, se la selezione non riusciva a farla il percorso, la si poteva benissimo fare in altra maniera, ad esempio incentivando l’investimento dei concorrenti da parte di auto e moto al seguito, già sperimentato con successo l’anno precedente. In quel Tour del ’12 i fratelli Schleck avevano ottenuto una speciale deroga per poter correre in tandem, alternandosi alla guida, anche durante la stessa tappa. Inutile dire che quel loro veicolo più lungo degli altri era un bersaglio troppo facile e appetibile per piloti e motociclisti. A travolgere il tandem lussemburghese fu un SUV, ufficialmente adibito al trasporto dei VIP a cui non frega niente della corsa, ma data la sua importanza vogliono presenziare per farsi un altro po’ di pubblicità, un’altra quindicina di minutini di fama, che non guasta mai. E così, contrariamente alle più rosee delle nere previsioni, furono le Massime Autorità, più Massime di tutte, a dividere definitivamente e irrevocabilmente gli inseparabili fratelli. Frank, reo, tra le tante accuse, di frequentazioni col malefico Dottor Fuentes e di aver corso una cronometro in Francia con un body carenato non regolamentare, finì nell’Inferno dei ciclisti, invero affollatissimo, come, del resto, era facile prevedere. C’era quell’adultero di Coppi, quel donnaiolo di Pellissier, quel #§#*! di Pantani, e tanti fiamminghi, che in vita e in gara avevano commesso tante scorrettezze nelle loro acerrime rivalità. Qui organizzavano corse che finivano sistematicamente in cadute, risse e squalifiche a pioggia, facevano baldoria, e la sera si raccontavano cosa era veramente successo quella volta che. E tutti pensavano come ci divertiremo quando, da qui a cent’anni, ci raggiungerà lo zar Alexandre. Andy, invece, la fece franca: chi può dire se meritatamente o ingannando Le Pur Onniscienti Autorità con quel suo volto angelico. E quindi si ritrovò nel Paradiso dei ciclisti, tra pochi colleghi, il religiosissimo Bartali, quel martire di Bottecchia e un altro sparuto gruppetto. Qui Andy si sentì solo, smarrito, senza il fratellone. Agli inizi si guardava intorno, come se Frank potesse raggiungerlo da un momento all’altro, insomma come accadeva in tutte le gare che poi i due finivano sempre per perdere. Pensò anche di fare ricorso al TAS, ma qualcuno gli replicò che forse gli sfuggiva qualcosa. Poi, si sa, la vita dopo la morte continua, Andy si abituò all’idea, si ambientò e, quando arrivò il giorno della sua prima corsa celeste, sarà che la concorrenza era poca, sarà che finalmente non doveva più voltarsi a cercare il fratello per i loro classici attacchi congiunti e perdenti, al momento opportuno scattò decisissimo, continuò ancora più deciso, senza mai voltarsi, senza il pesante fardello del fratello, fuggì come mai aveva fatto prima, tagliò per primo il traguardo e ancora continuò a correre e correre e correre. Fu allora che Bartali, che, in quel luogo mondato da miserie e scempiaggini terrene e dalle loro conseguenze, aveva ritrovato la sua chiara voce da ragazzo, commentò: ma allora quello lì l’è proprio un bischero.

gino doodle

Il doodle perduto

MisundersTour – un atteso protagonista

Questa è una notizia vera quanto è vero che Pozzato è un campione.

Giunto alle Alpi, il Tour 2014 rischia di perdere un altro degli attesi protagonisti, ovvero il mattatore dello Zoncolan, il tifoso esagitato di Bongiorno. Infatti costui, data la scarsa conoscenza del ciclismo già palesata a suon di spintoni, si è recato in Francia con la convinzione che la Bardiani sia lì a correre il Tour, ma, superata la frontiera, è successo che i viaggiatori di un’auto in panne che non l’hanno riconosciuto, nonostante l’inconfondibile maglia iridata, gli hanno chiesto una spintarella. Lui non se lo è fatto ripetere due volte e l’auto si è ribaltata, per cui sono intervenute le Forze dell’Ordine. Portato alla gendarmerie, il nostro eroe della strada, per cercare di far capire ai francesi il motivo del suo soggiorno oltralpe, ha continuato a ripetere nella lingua del posto il nome del suo idolo, “Bonjour, Bonjour”, venendo clamorosamente scambiato per una persona educata.

peugeot

MisundersTour – relax

Ieri il Tour ha proposto una piccola inchiesta su quale musica ascoltano i ciclisti. Non mi meraviglia che Sagan, il ragazzo che tutte le mamme sognerebbero di allontanare dalla scuola delle proprie figlie, ascolti quei cazzoni dei Blink182. Piuttosto mi sorprende che Andy Schleck dica di ascoltare vecchie canzoni francesi; forse vuole far colpo sulla De Stefano, che da qualche tempo gli preferisce Cavendish, Kittel e Pozzato? Oggi è giorno di riposo al Tour. Chissà se qualcuno ne approfitta per leggere fumetti. In Belgio c’è un albo, Tommeke, ispirato a Tom Boonen, ma scavando si scoprono anche altri ciclisti dentro i fumetti. Lieuwe Westra compare in Mafalda di Quino, mentre Jacovitti, in una delle sue famose tavole panoramiche, ha raffigurato Mark Cavendish abbracciato a sua moglie Peta Todd. 

LW+MC+PT