Tifiamo Rivolta

All’inizio del Giro Donne l’avrei detto intendendo rivolta come nell’omonima canzone dei CCCP, cioè come “sostantivo femminile”, perché quel prologo dissestato mi faceva pensare all’acrobazia della Vos nella volata bucata dell’anno scorso moltiplicata per il numero di concorrenti moltiplicato per un coefficiente di difficoltà individuale, perché le altre, le cicliste normali, non sono un tutt’uno con la bici come Marianne. Poi il prologo è andato bene, e tutto sommato anche le successive tappe. Le cicliste stimano e ringraziano l’organizzatore dell’unica grande corsa a tappe del calendario femminile, e allora tifiamo Rivolta inteso come “nome proprio di organizzatore di corse ciclistiche femminili”, che riesce in questa difficile impresa, nonostante la congiuntura per molti aspetti sfavorevole. Poi si potrebbe auspicare qualche sopralluogo in più sulle strade e, a seconda dei gusti, qualche cronometro in più o qualche salita più dura. Un solo appunto mi sentirei di fare, per pari opportunità con i maschi. Ad ogni Giro si ricorda Pantani, a volte forse anche eccedendo, e ad ogni Tour si ricorda Casartelli. Ieri in tv ci ha pensato Marina Romoli, ma una vicenda sportiva e umana come quella di Michela Fanini, meriterebbe qualche ricordo in più.

fanini rox

E non chiamatela più cannibale

E Merckx non andava bene perché vinceva sempre e non lasciava niente agli altri. E Indurain nemmeno andava bene perché lasciava troppo agli altri e la gente non si entusiasmava. E però Indurain è come se avesse scritto una legge nella mente degli appassionati, che quando il primo in classifica va a vincere pure le tappe storcono il naso. Ma se fosse stato sempre così avremmo perso dei bei gesti atletici: lo scatto di Cunego per la sua quarta vittoria al Giro 2004, checché ne pensi Gibo, e dieci anni dopo quello della Vos sempre per la quarta vittoria di tappa. Chiamata cannibale per similitudine con Merckx, Marianne Vos ha in realtà lasciato tante vittorie, anche importanti, alle compagne, sia su strada che nel ciclocross. Per la squadra si è adoperata anche come passa borracce nel Giro delle Fiandre che non ha corso, un’immagine che spero non sia lasciata fuori dalle future biografie su di lei. E quando non  è riuscita nei suoi intenti altruistici, come quando ha cercato di far vincere alla Brand la quarta tappa del Giro lanciandola e trattenendosi e controllando la Olds e poi dando un colpo di reni per salvaguardare la vittoria della sua squadra (il grosso sponsor, che ha già lasciato il ciclismo maschile, non tira fuori i soldi perché siano fatte graziose concessioni alle avversarie), allora è parso che potesse fare quello che voleva. Ma non sempre è così. E il finale del Giro ha confermato che Marianne ha cercato le vittorie per accumulare secondi di abbuono (e anche qui ha lasciato qualcosa alle compagne), perché non era sicura di poter tenere in salita. Allora non chiamatela più cannibale. Dato che ha vinto in tutti i modi, su tutti i terreni, e anche su pista, nel ciclocross e di recente anche in mtb, potreste soprannominarla onnivora. Ma capisco che non farebbe lo stesso effetto sensazionalistico.

Vos a Caserta

Alla partenza da Caserta

Tipo Godzilla

La difficile convivenza tra Wiggins e Froome è niente in confronto a quella tra Venezia e le navi da crociera. Delle foto scattate da Gianni Berengo Gardin, in mostra a Milano, mi ha colpito più di tutte quella che metto qui sotto.

venezia

Liberation

Capii abbastanza presto che non valeva la pena di stare a sentire quei sedicenti o aspiranti working class heroes, tutti rampolli della buona borghesia. E altrettanto presto mi stufai della loro colonna sonora. Teneteveli voi quei cantautori pallosi e quegli esuli con un passato da musici di corte in altri regimi pur se democraticamente eletti. Preferisco il punk, il rock, il pop con chitarra basso e batteria. Già, certe canzoni politiche o dell’America Latina le ascoltavo solo se le cantava Robert Wyatt o le suonava la Charlie Haden Liberation Music Orchestra.

C.Haden

MisundersTour – serie B

Nei film di genere, avventurosi, spionistici, thriller, fantascientifici, a volte c’era un personaggio plagiato, o ipnotizzato, o drogato (ma non col salbutamolo), o programmato per uccidere. Ma poi spesso c’era anche qualcuno che sventava il delitto.

Froooome

Dal basso

Ma nella cosiddetta Casa del ciclismo, a Raisport2, di quelle inquadrature dell’arrivo del Giro Rosa, in cui insistono dall’anno scorso, fatte con la camera a terra, forse con i piedi,  se n’è accorto nessun che non si capisce un bel niente?

MisundersTour – Liberate Chris Froome!

Chris Froome, ormai lo sanno tutti, è nato a Nairobi e ha vissuto la giovinezza tra Kenya e Sudafrica. Il talento c’era, forse un po’ nascosto, e dopo qualche anno in squadre minori, è caduto nella rete della Sky, che l’ha portato a vincere il Tour de France quando l’uomo “immagine”, Bradley Wiggins (anch’egli finto britannico 100% poiché nato a Gent da padre australiano), si è rivelato incapace di ripetersi. Però la Sky ne ha fatto un campione fragile, insicuro, affamato (ma nel senso letterale), uno la cui gara ideale è il Giro dell’Oman perché lì non piove. E l’invincibile armata, troppo attenta agli aspetti scientifici e capace di un solo modo di correre, si rivela squadra, fenomeno sopravvalutato. Un Wiggins, che prima si trovava a proprio agio nella bolgia dell’Americana e che dopo correrà un’ottima Roubaix, al Giro del 2013 sembrava quasi bisognoso delle rotelline laterali dietro. E bisognerebbe ricordare anche che il Wiggins corridore di GT non è un’invenzione della Sky ma della Garmin già nel 2009. Nella squadra inglese un corridore già affermato come Cavendish ha resistito un solo anno ed è scappato altrove. La Sky lascia andar via un colombiano di valore (Uran) e si ritrova corridori di valori sì ma anomali (Henao e Tiernan-Locke). Le ambizioni di Cataldo e Kiriyenka sono tarpate dal gioco di squadra e un giovane come Puccio ci si chiede se e  quando avrà la sua occasione. E ormai stentiamo a ricordare che qualche anno fa si parlava di Boasson Hagen quasi come poi si è fatto per Sagan. L’inappuntabile squadrone non è riuscito a gestire la difficilissima convivenza tra Wiggins e Froome e quest’anno, oltre ad avere preferito tenere lontano, a scanso di equivoci, anche l’emergente Kennaugh, ha giustificato la non convocazione al Tour dell’appuntabile Sir con il jet lag derivante dalla partecipazione al Giro della California di giugno, manco fosse tornato dalle lontane Americhe con un galeone del suo collega Sir Francis Drake. A fine stagione non si sa se Wiggins andrà via e per seguire quali obiettivi. Io lo vedrei bene nelle corse in linea, e lo penso da quando nel suo anno di grazia 2012 vinse una volatona a centro strada al Romandia. Ma sarebbe auspicabile che anche Froome andasse via, che andasse a correre semmai nella MTN, insieme agli altri talenti africani in attesa di esplodere, e che, con la sua pedalata naif e quella frequenza che tanto impressiona e chissà quanto rende effettivamente, corresse un GT ma anche la Tropicale Amissa Bongo, libero, senza la paura di cadere, ma solo con la paura che un elefante gli tagli la strada o che qualche scimpanzé gli tiri una noce di cocco in testa. Perché lo scimpanzé di più non può fare, non si mette a centro strada a fare foto, né corre tra i ciclisti vestito da panda o col costume del personaggio kazako più famoso nel mondo che, con buona pace di Valentin Iglinsky, continua a essere Borat.  

 

sky