Alla fine

Alla fine ha nevicato davvero. E mi sono chiesto chissà se, a leggere tutto quello che ha scritto, molto, tre volumi solo le lettere, da qualche parte uscirebbe che il prolifico architetto olandese qualche volta si metteva pure a pattinare, come dalle sue parti facevano già ai tempi dei pittori, olandesi o fiamminghi fa lo stesso. Ma non come Sven Kramer, come le persone normali. Ma nei tanti anni vissuti in Italia non credo avrebbe avuto molte occasioni di pattinare, che qui la neve è sempre una rarità. Per fortuna, alla fine.

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Piazza Vanvitelli sotto un velo di neve, tipo lo zucchero sul pandoro.

 

 

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Gli interrogativi che pone l’arte

Di fronte a un’opera di arte contemporanea si finisce per porsi diversi interrogativi. Chi si chiede cosa significhi, chi si chiede se non sia una presa in giro. Soprattutto di fronte a quelle opere che non rientrano tra i generi tradizionali e allora vengono chiamate installazioni. In una stradina del centro di Caserta un artista ha sospeso, tra i palazzi, degli ombrelli colorati e ai loro manici ha appeso cappi e cappotti. L’opera, commissionata dai commercianti, sembra fosse in realtà contro il consumismo. Non a caso l’artista si chiama Bifido. Così cappi e cappotti sono stati rimossi dagli stessi committenti che non hanno gradito. Restano gli ombrelli sospesi, come un’alternativa alle luminarie, che però non consuma energia. E allora l’interrogativo che mi sono posto di fronte a quest’opera, a tutti questi ombrelli di tanti colori, è: perché non ci sono ombrelli di colore giallo?

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Pulp Distraction

Ci sono dei fumetti fondamentali che sono stati sempre disegnati dal loro creatore. E con la morte di questi sembrano finire anch’essi. Quando poi si ipotizza, si progetta, si annuncia la loro resurrezione, per mano di qualcun altro, la cosa lascia sempre perplessi, e semmai, quando poi si realizza davvero, si arriva a gridare alla blasfemia. A meno che non si tratti di un episodico omaggio, ma non più di tanto. In fondo chi ha davvero voglia di leggere Corto Maltese scritto e disegnato da uno che non sia Pratt? O Cocco Bill (ditelo al Giornalino) da uno che non sia Jacovitti?. E’ il caso anche di Spirit. Già il personaggio di Will Eisner ha subito una versione cinematografica da parte dell’ipersopravvalutato Frank Miller, che ne ha fatto una cosa sua, retorica e tagliata con l’accetta, che non ha niente a che vedere con l’ironia dell’originale. Imbattersi poi in un crossover, come si dice, una storia in cui Spirit si incontra con Rocketeer, altro personaggio di culto, può lasciare doppiamente perplessi. Però l’idea non è cattiva, far interagire, e vedere che succede, un personaggio degli anni 40/50 e uno degli 80 ma retrò, cioè le cui vicende sono ambientate nello stesso periodo. E poi i due non sono supereroi, non hanno superpoteri, e neanche superproblemi; solo un rapporto non idillico con le loro donne. Spirit è un criminologo creduto morto e per questo può agire indisturbato, ed ha per eterna fidanzata Ellen, la figlia del Commissario Dolan suo amico, la quale forse lo preferirebbe “morto” nella routine coniugale. Rocketeer invece è una specie di eroe accessoriato, munito di casco e razzo a zaino e, in quanto a donne, … ma poi ci arriviamo. La storia, scritta da Mark Waid, in 4 albi poi racchiusi in un volume (in Italia per RW), già dal gioco di parole del titolo Pulp Friction promette bene. E infatti ci si diverte; i due bellimbusti, accomunati dal fatto che non mostrano il loro volto (vabbe’ che la mascherina di Spirit cosa vuoi che nasconda, anche rispetto all’obsoleto e ingombrante casco dell’altro), esagerano con le prodezze e all’inizio sembra quasi che rischino di sfiorare lo scambio di coppie. E torniamo quindi alla fiamma – ma non quella sprigionata dal razzo – di Rocketeer: è una modella aspirante attrice, si chiama Bettie e, manco a dirlo, è molto ispirata a Bettie Page, la pin up dell’epoca, anzi di tutte le epoche. E se tante volte qualcuno avesse ancora un dubbio residuo su questo aspetto, ecco arrivare il di più, la chicca di questa storia. Se Bettie nelle avventure del suo creatore, Dave Stevens, aveva a che fare con fotografi uomini, qui nelle prime pagine la troviamo impegnata in un servizio fotografico con una fotografa dai capelli rossi. E qui si chiude il cerchio perché è facile trovarvi un riferimento a Bunny Yaeger, modella poi passata, come si dice, dall’altra parte dell’obiettivo. Bunny realizzò alcuni dei più famosi servizi di Bettie Page e fu la prima donna a tagliare il prestigioso traguardo del paginone centrale di Playboy. Lasciò il lascivo mensile negli anni 70, quando, in competizione con l’audace Penthouse di Bob Guccione, anche le foto su Playboy diventavano a suo dire sempre più ginecologiche. Dubito però che Hugh Hefner condividesse queste sue critiche. Ma non stavo parlando di Spirit e Rocketeer? Ecco, vedete cosa succede? Arrivano le donne e uno subito si distrae.

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domande

Civiltà enigmistica e la compagna di scuderia L’altra enigmistica sono due mensili tra i migliori in un settore dove l’offerta è finanche eccessiva e c’è pure della roba inguardabile. Le due riviste  hanno varie rubriche che trattano argomenti religiosi e filosofici. Nella rubrica delle lettere al direttore di Civiltà enigmistica ogni mese c’è qualche lettore che chiede conforto religioso, pone quesiti esistenziali o lamenta la corruzione del tempo presente. Con sorpresa nel numero ora in edicola vedo che la domanda di questo mese è di ben altro tenore. Sarà perché è Natale e non ci si vuole deprimere?

titty-CEE pensando alla religione, e alle polemiche sul fatto che il Papa titolare, generalmente disponibile con tutti, non abbia voluto incontrare il Dalai Lama, che però, non dimentichiamolo, rappresenta pur sempre la concorrenza, e pensando quindi al Tibet, al fatto che la capitale Lhasa sia a 3650 metri sul livello del mare, e che l’altitudine media di quel paese sia di 4900 metri (lo dice Wikipedia), mi sono chiesto: ma i tibetani a quanto ce l’hanno l’ematocrito?

LhasaL’ematocrito alto sembra ormai il passato del ciclismo. Ma è meglio pensare al futuro. E la cosa che mi chiedo, la mia maggiore curiosità per l’anno ciclistico venturo è questa: avendo visto dal vivo i balletti sul palco della Rabo Liv, la squadra della Vos, e avendo però visto anche che l’iniziatrice dei trenini (ma non quelli per le volate), l’animatrice era Annemiek Van Vleuten, che è passata alla Bigla, nel 2015 quei balletti chi li farà? Comunque la Rabo Liv, la Bigla o entrambe le squadre?

Rabo

Annemiek Van Vleuten è la prima a sinistra nella foto; Marianne Vos è la prima ovunque