Il costo del denaro

Forse solo chi ne capisce di economia, di finanza, chi ha studiato queste tristi discipline, sa che cos’è il costo del denaro. Gli altri al massimo ne possono conoscere qualche aspetto, parziale. Ecco, se qualcuno non c’era ancora arrivato, ieri ha capito il costo del denaro kazako, cioè degli ingaggi dell’Astana, che è una delle squadre ciclistiche più ricche, una squadra governativa di un paese ricco di metano, petrolio, risorse minerarie e agricole (marijuana e oppio compresi) e che ha pure il cosmodromo di Bajkonur che qualcosa frutterà, e quindi può strappare alla concorrenza i migliori ciclisti in giro. Il costo del denaro della squadra creata da Vinokourov, il più chiacchierato ciclista dai tempi di Armstrong, è il sospetto perenne. L’ultima è che il mefistofelico Dottor Ferrari, che nell’album fotografico della storia del ciclismo è accanto a Moser quando batte il record dell’ora nel 1984, fosse presente nel ritiro dell’Astana nel dicembre del 2013, quando si preparava la stagione del trionfo al Tour. Strano, fino a ieri si diceva che Ferrari avesse un camper per incontrare segretamente gli atleti, che vivesse tra Lugano e Ferrara (sopra un Eurostar?), si era parlato dei fantomatici uomini in nero, cioè ciclisti che, coprendo i nomi di squadre e sponsor su divise e bici, attraversavano la frontiera per incontrarlo, e ora viene fuori che il medico ha incontrato la squadra asiatica, o il suo leader carismatico, nel ritiro, che si teneva a Montecatini Terme e non nel fitto della foresta amazzonica, e dove almeno una visita dell’antidoping c’era da aspettarsela. Già che c’erano, Ferrari e Vino potevano farsi anche un selfie. Ora, intanto mi sorprende che nelle indagini, o nelle chiacchiere, sul doping, con Santuccione ormai retrocesso al ruolo di stregone locale, si facciano i nomi di massaggiatori, di farmacisti, ma l’unico medico è sempre e solo Ferrari. Si tratta di una situazione di monopolio inaccettabile. Ma, soprattutto, la faccenda degli uomini in nero, che sembrano cattivi dei fumetti, una storia per di più denunciata dal grande accusatore del doping, che tra l’altro ora non so come la mette con la squalifica a vita di un suo corridore, perché nella sua squadra, una specie di San Patrignano del ciclismo, ha ingaggiato questo neoprofessionista che nessuno voleva e c’era da vedere solo quando sarebbe stato beccato (a suo modo un predestinato),  e poi la figura e le leggende sul medico, prima quasi un contrabbandiere che attraversa le frontiere, poi diaboliko personaggio che compare ora qui ora là, si insinua nelle sedi dei ritiri, vanamente inseguito dai Ginko dell’antidoping, e che forse avrà anche dei covi, dei laboratori segreti scavati sotto le montagne, insomma tutta questa storia quasi quasi incomincia a divertirmi.

Astana