Verner

Nel negozio di dischi che frequento mi è passato per caso davanti agli occhi un disco di un nome mai sentito: Verner. Sarà un gruppo, un musicista, italiano, straniero? Do un’occhiata ai titoli, è italiano. Capita spesso che i nomi che non conosco vada poi a verificare chi sono, che musica fanno. Quindi non c’è nulla di strano, di metafisico, di extrasensoriale, niente sesto senso se poi scopro che questo Verner, nome d’arte di Gianandrea Esposito, nato a Napoli, sia vissuto per diversi anni qui a Caserta. Poi ha avuto la buona idea di andarsene a Bologna e poi in giro per l’Italia e l’Europa. Nelle recensioni viene accostato ai cantautori, ma a chi giustamente si ritrae con orrore di fronte a tale definizione, io direi che invece questo è pop, accostabile al migliore prodotto in Italia negli ultimi anni, diciamo Perturbazione e Virginiana Miller, forse anche La Crus o gli Avion Travel prima di Sanremo. E non ci sono solo chitarre acustiche, ma anche chitarre elettriche, e poi anche il vibrafono. E c’è anche un po’ di elettronica. E ci sono anche brani energici e veloci. E se proprio lo vogliamo accostare a qualcosa di anglosassone, tirerei in ballo le cose della Chemikal Underground (un giorno cercherò di scrivere un post su questa benemerita etichetta scozzese). Il paragone con Nick Drake, poi, secondo me è meglio evitarlo sempre e per chiunque, sia perché se uno fa quel genere di cose o è Nick Drake o la sua musica è a rischio di depressione dell’ascoltatore, sia perché non è da tutti, anzi, scrivere una canzone come Northern Sky. Verner ha finora inciso due dischi, entrambi per la Pupilla Records. Il primo è Il mio vestito del 2009; il secondo, Fiori dal Limbo, è fresco fresco e con una confezione arricchita da 6 bei disegni dell’illustratrice e fumettista Mara Cerri. Beh, se qualcuno è stato incuriosito da questo mio post ma gli è rimasto un ultimo dubbio, è meglio precisare che non sono campanilista, tanto meno “regionalista”. Anzi, spero proprio che non succeda, come invece è capitato con qualche altro semi-casertano, che Verner finisca un giorno, precocemente invecchiato, a cantare canzoni napoletane. Ma ho fiducia che questo non accada. E comunque, secondo me, a scanso di equivoci, come misura di profilassi culturale, Verner, se gli capita di vedere per strada John Turturro, è meglio che cambia marciapiede.

Verner+Cerri