Boston

Boston è la città che gli USA hanno scelto come candidata a ospitare le Olimpiadi del 2024, quelle per cui si è candidata anche Roma. Se si parla di Boston, la prima cosa che mi viene in mente è una scena di quel bel film di Comencini, La donna della domenica, in cui due amici nobili e frivoli, interpretati da Jacqueline Bisset e Jean-Louis Trintignant, discutevano della corretta pronuncia del nome “Boston”. Dato che nel film, tratto da un giallo di Fruttero e Lucentini, il Commissario Santamaria (Mastroianni) doveva scoprire l’autore di un omicidio e non la pronuncia di Boston, non saprei dire perché mi è rimasta impressa quella scena. Forse per la suprema bellezza dell’attrice. Poi, un’altra cosa che mi viene subito in mente è che Boston è la città dei Pixies, da cui questi sono partiti per diventare la più influente ed emblematica (di che cosa fate voi) band degli ultimi 25 anni, pure degli ultimi 27, non di più perché poi arriviamo agli anni degli Smiths. E allora, visto quello che è successo a Londra nel 2012, con tanti musicisti britannici che si sono esibiti alle Olimpiadi, pure i Madness, e visto che nel 2024 i bostoniani saranno ormai vecchi e istituzionalizzati (e nel frattempo potrebbero anche essersi riavvicinati alla bassista Kim Deal, senza la quale non sono la stessa cosa), io spero che le Olimpiadi vengano assegnate proprio a Boston. Mi piacerebbe vedere i Pixies che, durante la cerimonia di apertura, cantano Bone Machine. Se invece le Olimpiadi dovessero essere assegnate a Roma, ricordando tutto quello che è successo per Italia ’90, infrastrutture e stadi costosi, inutili o da rifare, e quella orribile canzone di Bennato e Nannini, allora sarà meglio fuggire in una Isla de encanta, donde no hay sufrimiento.

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