Uno che da grande voleva vincere il Fiandre

Sui siti italiani una notizia in poche righe, che per trovare qualcosa in più sono andato sul sito del quotidiano fiammingo Het Nieuwsblad, organizzatore tra l’altro della corsa omonima, e però lì ovviamente non c’ho capito niente. Insomma si è ritirato Nick Nuyens. Con Boonen, Devolder, Gilbert e Vansummeren faceva parte di una generazione di corridori belgi da cui ci si attendeva qualcosa e in effetti poi qualcosa hanno vinto. E come tutti i corridori fiamminghi il suo sogno era vincere il Giro delle Fiandre. Intanto ha iniziato a vincerlo nella categoria Under 23, poi, passato professionista, ci ha girato intorno: ha vinto Parigi-Bruxelles, Het Volk, Kuurne-Bruxelles-Kuurne e si è piazzato nel Giro delle Fiandre. Poi, per variare, ha vinto altre corsette tra cui 3 edizioni del Tour di Vallonia e, per farsi conoscere anche in Italia, il GP di Prato. Infine, dopo un periodo negativo, nel 2011 è tornato ad alto livello e prima ha vinto la Dwars Door Vlaanderen, resistendo al ritorno del gruppo, e poi finalmente l’agognata Ronde, approfittando anche della rivalità tra Boonen e Cancellara e della tattica confusa della Quickstep. E lì abbiamo scoperto che Nuyens aveva una grande estimatrice in Italia; infatti, in un fuori onda della RAI si sente la giornalista Alessandra De Stefano che, mentre il belga taglia il traguardo, così commenta: “Ecco che questo ciclista, che da anni seguiamo e da anni attendiamo a successi di tale livello, finalmente ottiene la vittoria cui più di tutte aspirava e che corona degnamente una brillante carriera.” Ma, dato che in giro c’è sempre gente cattiva, qualche maligno detrattore della giornalista asserisce che lei avrebbe più semplicemente detto: “E chi cazzo è?” Certamente non era un vincitore meno degno o più sorprendente di Faresin al Lombardia, di Colombo alla Sanremo e di Gasparotto all’Amstel. E poi diciamo pure che in Italia si può diventare capitani della Nazionale per molto meno. Ma, per quelli che da una parte sguazzano nella retorica dei gregari in fuga ma poi dall’altra vorrebbero sempre veder vincere i supercampionissimi, non era finita lì, perché solo una settimana dopo arrivava la vittoria di Vansummeren alla Roubaix e questo 1-2 li stordiva e faceva delirare. Ma purtroppo lì succede anche un’altra cosa per il nostro Nuyens: la vittoria tanto cercata sarà anche l’ultima della sua carriera, e pure i piazzamenti e le buone prestazioni scarseggeranno, finendo quasi per fornire altri argomenti a chi aveva storto il naso in quella occasione e ancora parla di albo d’oro sporcato. Verrebbe da supporre che Nuyens si sia acquietato, appagato così e avrebbe perso motivazioni. Dopo qualche infruttuoso cambio di squadra, la famosa crisi ha fatto il resto. La sua squadra, la Garmin, si è fusa con la Cannondale, così dall’una e dall’altra parte sono avanzati dei corridori. Thomas Dekker, mai ritornato ai livelli di prima della squalifica, si è ritirato. Vansummeren è stato ingaggiato dall’AGR dove, con la sua stazza, può coprire contemporaneamente Pozzovivo e Bardet, e Paolo Longo Borghini, gregario di lungo corso ormai più noto come fratello di Elisa, si è ritirato. Del resto le formazioni continental, che altrove consentono a vecchie glorie, semmai con qualche squalifica nel curriculum, o a gregari senza altro ingaggio di continuare a correre, qui in Italia non offrono grandi opportunità a professionisti che per di più erano abituati a ricevere uno stipendio. E anche Nick Nuyens si è ritirato e, se ho ben capito sul sito belga, gli piacerebbe restare nel mondo del ciclismo. Un ciclista con la sua esperienza nelle corse del Nord, che costituiscono un obiettivo importante per la stagione di molte squadre, può trovare delle offerte. E in più può continuare a stare in questa mondo con la tranquillità, la sicurezza di chi sa che non rischia di essere intervistato da Alessandra De Stefano, che se lo incrocia penserà: “Ogni tanto in giro si vede qualche faccia sconosciuta”.

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