Tragedia in due battute (tipo Campanile)

 

Personaggi

GIORNALISTA

MARK CAVENDISH

La scena si svolge durante una conferenza stampa.

Giornalista: “Metterebbe la mano sul fuoco che i suoi colleghi oggi non hanno problemi col doping?” 

Cavendish: “Scusi, lei sarebbe così sicuro che qui in mezzo a noi non c’è nessuno che tromba con sua moglie?”

Sipario

Uno che da grande voleva vincere il Fiandre

Sui siti italiani una notizia in poche righe, che per trovare qualcosa in più sono andato sul sito del quotidiano fiammingo Het Nieuwsblad, organizzatore tra l’altro della corsa omonima, e però lì ovviamente non c’ho capito niente. Insomma si è ritirato Nick Nuyens. Con Boonen, Devolder, Gilbert e Vansummeren faceva parte di una generazione di corridori belgi da cui ci si attendeva qualcosa e in effetti poi qualcosa hanno vinto. E come tutti i corridori fiamminghi il suo sogno era vincere il Giro delle Fiandre. Intanto ha iniziato a vincerlo nella categoria Under 23, poi, passato professionista, ci ha girato intorno: ha vinto Parigi-Bruxelles, Het Volk, Kuurne-Bruxelles-Kuurne e si è piazzato nel Giro delle Fiandre. Poi, per variare, ha vinto altre corsette tra cui 3 edizioni del Tour di Vallonia e, per farsi conoscere anche in Italia, il GP di Prato. Infine, dopo un periodo negativo, nel 2011 è tornato ad alto livello e prima ha vinto la Dwars Door Vlaanderen, resistendo al ritorno del gruppo, e poi finalmente l’agognata Ronde, approfittando anche della rivalità tra Boonen e Cancellara e della tattica confusa della Quickstep. E lì abbiamo scoperto che Nuyens aveva una grande estimatrice in Italia; infatti, in un fuori onda della RAI si sente la giornalista Alessandra De Stefano che, mentre il belga taglia il traguardo, così commenta: “Ecco che questo ciclista, che da anni seguiamo e da anni attendiamo a successi di tale livello, finalmente ottiene la vittoria cui più di tutte aspirava e che corona degnamente una brillante carriera.” Ma, dato che in giro c’è sempre gente cattiva, qualche maligno detrattore della giornalista asserisce che lei avrebbe più semplicemente detto: “E chi cazzo è?” Certamente non era un vincitore meno degno o più sorprendente di Faresin al Lombardia, di Colombo alla Sanremo e di Gasparotto all’Amstel. E poi diciamo pure che in Italia si può diventare capitani della Nazionale per molto meno. Ma, per quelli che da una parte sguazzano nella retorica dei gregari in fuga ma poi dall’altra vorrebbero sempre veder vincere i supercampionissimi, non era finita lì, perché solo una settimana dopo arrivava la vittoria di Vansummeren alla Roubaix e questo 1-2 li stordiva e faceva delirare. Ma purtroppo lì succede anche un’altra cosa per il nostro Nuyens: la vittoria tanto cercata sarà anche l’ultima della sua carriera, e pure i piazzamenti e le buone prestazioni scarseggeranno, finendo quasi per fornire altri argomenti a chi aveva storto il naso in quella occasione e ancora parla di albo d’oro sporcato. Verrebbe da supporre che Nuyens si sia acquietato, appagato così e avrebbe perso motivazioni. Dopo qualche infruttuoso cambio di squadra, la famosa crisi ha fatto il resto. La sua squadra, la Garmin, si è fusa con la Cannondale, così dall’una e dall’altra parte sono avanzati dei corridori. Thomas Dekker, mai ritornato ai livelli di prima della squalifica, si è ritirato. Vansummeren è stato ingaggiato dall’AGR dove, con la sua stazza, può coprire contemporaneamente Pozzovivo e Bardet, e Paolo Longo Borghini, gregario di lungo corso ormai più noto come fratello di Elisa, si è ritirato. Del resto le formazioni continental, che altrove consentono a vecchie glorie, semmai con qualche squalifica nel curriculum, o a gregari senza altro ingaggio di continuare a correre, qui in Italia non offrono grandi opportunità a professionisti che per di più erano abituati a ricevere uno stipendio. E anche Nick Nuyens si è ritirato e, se ho ben capito sul sito belga, gli piacerebbe restare nel mondo del ciclismo. Un ciclista con la sua esperienza nelle corse del Nord, che costituiscono un obiettivo importante per la stagione di molte squadre, può trovare delle offerte. E in più può continuare a stare in questa mondo con la tranquillità, la sicurezza di chi sa che non rischia di essere intervistato da Alessandra De Stefano, che se lo incrocia penserà: “Ogni tanto in giro si vede qualche faccia sconosciuta”.

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Boston

Boston è la città che gli USA hanno scelto come candidata a ospitare le Olimpiadi del 2024, quelle per cui si è candidata anche Roma. Se si parla di Boston, la prima cosa che mi viene in mente è una scena di quel bel film di Comencini, La donna della domenica, in cui due amici nobili e frivoli, interpretati da Jacqueline Bisset e Jean-Louis Trintignant, discutevano della corretta pronuncia del nome “Boston”. Dato che nel film, tratto da un giallo di Fruttero e Lucentini, il Commissario Santamaria (Mastroianni) doveva scoprire l’autore di un omicidio e non la pronuncia di Boston, non saprei dire perché mi è rimasta impressa quella scena. Forse per la suprema bellezza dell’attrice. Poi, un’altra cosa che mi viene subito in mente è che Boston è la città dei Pixies, da cui questi sono partiti per diventare la più influente ed emblematica (di che cosa fate voi) band degli ultimi 25 anni, pure degli ultimi 27, non di più perché poi arriviamo agli anni degli Smiths. E allora, visto quello che è successo a Londra nel 2012, con tanti musicisti britannici che si sono esibiti alle Olimpiadi, pure i Madness, e visto che nel 2024 i bostoniani saranno ormai vecchi e istituzionalizzati (e nel frattempo potrebbero anche essersi riavvicinati alla bassista Kim Deal, senza la quale non sono la stessa cosa), io spero che le Olimpiadi vengano assegnate proprio a Boston. Mi piacerebbe vedere i Pixies che, durante la cerimonia di apertura, cantano Bone Machine. Se invece le Olimpiadi dovessero essere assegnate a Roma, ricordando tutto quello che è successo per Italia ’90, infrastrutture e stadi costosi, inutili o da rifare, e quella orribile canzone di Bennato e Nannini, allora sarà meglio fuggire in una Isla de encanta, donde no hay sufrimiento.

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valori sballati

Si potrebbe provare a chiedere quali sono le idee e i valori da cui l’Europa dovrebbe ripartire. Sarebbe interessante vedere cosa potrebbero rispondere il capo del governo provvisorio italiano o i suoi colleghi europei, dopo decenni in cui le politiche hanno avuto come riferimenti solo quelli dell’economia e in cui certe parole come libertà e democrazia sono state svuotate di significato. E, ora che tutti dicono di essere Charlie, la stessa domanda la si potrebbe fare anche a quei politici, presenti o passati, che hanno querelato gli autori satirici non graditi e gli hanno chiesto i danni. Ma un modesto suggerimento potrei farlo, indicando un valore da cui ripartire: il ciclismo. In questi giorni è arrivata la notizia che la stessa società organizzatrice che ha affiancato il Tour di Abu Dhabi a quello di Dubai, non organizzerà invece due corse italiane, il GP di Camaiore e la Roma Maxima già Giro del Lazio. Si va dove ci sono i soldi, anche se non ci sono le stesse tradizioni e gli stessi percorsi. Ma nessuna paura. Se è questo il problema, in quei paesi, all’avanguardia nel campo delle costruzioni posticce, possono anche fare una strada lastricata, un muro in pavé o una salita come quella che spesso è decisiva nella corsa laziale, la salita di Rocca di Papa, con un altro nome, ovviamente.

 

Verner

Nel negozio di dischi che frequento mi è passato per caso davanti agli occhi un disco di un nome mai sentito: Verner. Sarà un gruppo, un musicista, italiano, straniero? Do un’occhiata ai titoli, è italiano. Capita spesso che i nomi che non conosco vada poi a verificare chi sono, che musica fanno. Quindi non c’è nulla di strano, di metafisico, di extrasensoriale, niente sesto senso se poi scopro che questo Verner, nome d’arte di Gianandrea Esposito, nato a Napoli, sia vissuto per diversi anni qui a Caserta. Poi ha avuto la buona idea di andarsene a Bologna e poi in giro per l’Italia e l’Europa. Nelle recensioni viene accostato ai cantautori, ma a chi giustamente si ritrae con orrore di fronte a tale definizione, io direi che invece questo è pop, accostabile al migliore prodotto in Italia negli ultimi anni, diciamo Perturbazione e Virginiana Miller, forse anche La Crus o gli Avion Travel prima di Sanremo. E non ci sono solo chitarre acustiche, ma anche chitarre elettriche, e poi anche il vibrafono. E c’è anche un po’ di elettronica. E ci sono anche brani energici e veloci. E se proprio lo vogliamo accostare a qualcosa di anglosassone, tirerei in ballo le cose della Chemikal Underground (un giorno cercherò di scrivere un post su questa benemerita etichetta scozzese). Il paragone con Nick Drake, poi, secondo me è meglio evitarlo sempre e per chiunque, sia perché se uno fa quel genere di cose o è Nick Drake o la sua musica è a rischio di depressione dell’ascoltatore, sia perché non è da tutti, anzi, scrivere una canzone come Northern Sky. Verner ha finora inciso due dischi, entrambi per la Pupilla Records. Il primo è Il mio vestito del 2009; il secondo, Fiori dal Limbo, è fresco fresco e con una confezione arricchita da 6 bei disegni dell’illustratrice e fumettista Mara Cerri. Beh, se qualcuno è stato incuriosito da questo mio post ma gli è rimasto un ultimo dubbio, è meglio precisare che non sono campanilista, tanto meno “regionalista”. Anzi, spero proprio che non succeda, come invece è capitato con qualche altro semi-casertano, che Verner finisca un giorno, precocemente invecchiato, a cantare canzoni napoletane. Ma ho fiducia che questo non accada. E comunque, secondo me, a scanso di equivoci, come misura di profilassi culturale, Verner, se gli capita di vedere per strada John Turturro, è meglio che cambia marciapiede.

Verner+Cerri

qualcosa di civile

A pochi metri da uffici che accolgono ogni giorno decine di invalidi, cioè persone che in genere hanno o potrebbero avere difficoltà a muoversi, le auto parcheggiate in maniera selvaggia impediscono l’accesso al marciapiede e occupano anche una parte della carreggiata. All’interno non c’è nessuno o se c’è qualcuno, questo ha una faccia che non so, non ha un’espressione che dica qualcosa, forse non ha ancora trovato un senso alla sua vita e non penso sia in grado di farlo. Ecco, se qualcuno vuole la guerra di civiltà si rivolga altrove che qui è terminata, e di civile c’è rimasta solo l’invalidità.

Tante esequie

Ma allora anche quando un giorno morirà il famoso calciatore, quello che colpiva il pallone indifferentemente con i piedi o con le mani, ma non per cattiveria, solo perché per lui mani o piedi sono lo stesso, anche quando morirà questo calciatore diciamo quadrupede, anche allora vorranno un altro funerale a parte(nopeo)?

Lo skyline del blog

Qualche giorno fa, non si era ancora definitivamente concluso il 2014, mi trovo nella posta un report di wordpress sull’attività di questo blog. E’ il mio primo anno, è stata una sorpresa, non sapevo che facessero una cosa del genere. Ci sono i dati statistici del blog, il numero di visite, i post più letti (e qui mi fa piacere che ce ne siano alcuni sul ciclismo femminile) e da dove (gli USA!? mi piace pensare che sia stata qualcuna delle Warpaint, preferibilmente la bassista). Ma, in un blog in cui si salta da un argomento all’altro, va bene che il post più frequentato sia quello su un libro a fumetti sulla bici. Ora il punto è che questo report ha una specie di sfondo, di illustrazione, che sembra raffigurare lo skyline di una metropoli, occidentale o orientale fa lo stesso, perché le silhouttes sembrano quelle di grattacieli, torri e forse minareti, e nel cielo ci sono fuochi di artificio e fasci di luce; è un’illustrazione leggermente animata. WordPress scrive che il report è opera dei suoi “folletti”. Ora, apro un inciso, mi viene in mente la paranoia che prende alcuni di fronte alla ricorrente notizia che tutte le nostre mail, tutte le nostre telefonate, tutti i nostri sms sono controllati, spiati, registrati, o qualcosa del genere. Embe’? Ci saranno delle registrazioni da qualche parte; ci saranno programmi che ne traggono dati statistici, ne presumono presuntuosamente gusti, per farci arrivare spam e altre offerte. Ma siamo milioni, miliardi, a scambiarci questo genere di comunicazioni: davvero pensate che ci siano altrettante persone ad ascoltare tutte le stronzate che si dicono e si scrivono? E anche se c’è questo Grande Alibi della Crisi che ha reso il lavoro precario e malpagato, penso che non sarebbe mai pagato abbastanza chi per lavoro dovesse ascoltare i litigi delle coppie. Quindi anche questo report è il risultato di qualche programmino, che a quei mattacchioni di wordpress (saranno forse dei nerd, geek, o affini) piace chiamare folletti. Anche perché, se qualcuno in carne e ossa, o qualche vero folletto (è un ossimoro?) avesse letto questo blog, se l’avesse seguito con una certa costanza, non avrebbe poi messo nel report quel cielo lì di una metropoli, ma ci avrebbe messo piuttosto lo skyline di qualche paese in mezzo alle Fiandre, con le case basse dai tetti spioventi, al più qualche chiesa, lì dove è facile che ci sia qualcuno in fuga, e quelli dietro, se non si danno una mossa, se, come si dice, non si organizzano, non li prendono più.

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