un tranquillo weekend di pavé

“Un vero amante del ciclismo, posto di fronte alla scelta tra una vacanza alle Maldive o un weekend a Oudenaarde (citiamo la prima località che ci viene in mente), avrebbe ben pochi dubbi. Molto meglio l’aria nera e mineraria del vecchio Belgio che un’insulsa spiaggia candida di fronte a un mare cristallino. (…) Dalla Het Nieuwsblad alla Freccia del Brabantse, da sabato 28 febbraio a mercoledì 15 aprile, ci passa di mezzo tutto il ciclismo più spettacolare che si possa immaginare.”

(MARCO GRASSI, Cicloweb.it)

DeMuur

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loca

Quando ho visto la foto di una modella che ha sfilato da qualche parte pochi giorni fa, non lo so dove, non mi interessa, una modella più in carne di quelle che preferiscono in genere gli stilisti, una che nel linguaggio impigrito di adesso si definiscono “curvy”, questa modella era a colori,  la cosa che ho pensato è che se invece era in bianco e nero, ma un bianco e nero netto, poteva sembrare una delle locas, uscita da un fumetto di Jaime Hernandez.

gg

Bellezza

Da un po’ di anni si parla tanto di bellezza, con la B maiuscola, spesso a vanvera e a sproposito. Qualcuno ritiene di poterne parlare con cognizione di causa solo perché è di Firenze, e lo ha fatto nel suo instant-libercolo, una specie di I pensieri di Ma(tte)o. Poi c’è stata la discutibile vittoria agli oscar di quel palloso film di napoletani a Roma, una cosa per promuovere il turismo. E infine, al culmine di una crescita exponenziale dell’interesse per la bellezza, ecco il portale per promuovere nel mondo il calendario di eventi culturali paralleli all’Expo, chiamato very bello: un nome very brutto, altroché. Ma Bellezza è anche il nome di un volumone a fumetti che raccoglie la storia, originariamente in tre parti, di una principessa indecisa e capricciosa, chiamata appunto Bellezza. E la bellezza è l’argomento di questa fiaba sanguinosa, che presenta una bella trovata nella trama: il motore di tutta la vicenda è la bellezza percepita, non quella vera, che è indefinibile, sfuggente e precaria, una cosa insomma che il capo del governo provvisorio non potrebbe fissare con un decreto né tantomeno riformare. Ma la bellezza è anche relativa, e qui mi fermo, per non rovinare il finale a sorpresa a chi si fosse incuriosito al punto da voler superare volentieri l’ostacolo del prezzo (E. 21) e delle grosse dimensioni del libro, che poi da qualche parte bisogna pur mettere. Io suggerirei di metterlo in bella vista, perché è anche un bellissimo oggetto, questo volume cartonato pubblicato in Italia da Bao Publishing e stampato in bicromia nero oro. Gli autori sono due già note firme francesi, anzi tre: la sceneggiatura è di Hubert e i disegni di Kerascoët, pseudonimo della coppia formata da Marie Pommepuy  e Sébastien Cosset, e, ormai è superfluo dirlo, si tratta davvero di una bella lettura.

bellezza

sfortune

Dopo tre giorni di diretta dei mondiali su pista, ieri a Raisport hanno forse pensato di aver esagerato e, proprio quando l’Italia avrebbe potuto conquistare una medaglia (e così è stato), hanno preferito  privilegiare la pallavolo femminile, uno degli sport preferiti dai guardoni, e il calcio a 5 che, in tempi di convivenze e coppie di fatto, costituisce la versione moderna delle obsolete partite scapoli-ammogliati. Così ho seguito qualche gara su Ucichannel, dove, forse perché  UCI e Sky (intesa come squadra ciclistica) sono quasi parenti, si parlava molto di Viviani, che da quest’anno corre con la squadra inglese. Mi è parso di capire che ha molto impressionato la sua vittoria nell’eliminazione contro il francese Boudat. Quest’anno le cose sono andate bene per Viviani, però, più volte, sia su strada che su pista, c’è stato qualche inconveniente, qualche caduta, qualche piccola sfortuna. Ma direi che forse la vera sfortuna per Elia Viviani è di correre oggi che le 6 giorni sono diminuite di numero e importanza, perché, non dico ai tempi di Terruzzi o Sercu, ma anche 20 anni fa, ne sarebbe stato un mattatore.

viviani-boudat

The Return Of Pocket Rocket

Pocket Rocket, ovvero il razzo tascabile, sembra il nome di un supereroe dei fumetti del secolo scorso, e invece è il soprannome del ciclista malese Azizulhasni Awang, che con i suoi 166 centimetri di altezza è  effettivamente piccolo in confronto ai bestioni che gareggiano nelle specialità veloci della pista. Eppure per qualche anno è stato uno dei più forti al mondo nel keirin. Poi, nel febbraio 2011 ha un incidente che forse fa più impressione che danni: gli si conficca nella gamba una scheggia staccatasi dal legno di un velodromo. Da allora Awang non ha più ottenuto i risultati di prima: conseguenza dell’incidente o crescita dei rivali? Questo fino a ieri sera, quando, con il colpo di reni del pistard esperto, anche se ancora relativamente giovane, prima riesce a infilarsi nella finale del campionato mondiale keirin e poi a vincere la medaglia di bronzo. Pocket Rocket è tornato, come nei fumetti,  però non corre nel km con partenza da fermo: sarebbe indelicato, in quel caso, chiedergli di partire dai blocchi come una scheggia.

Awang

italian pride

L’Accademia della Crusca organizza un convegno sulla possibilità di fermare l’inutile ricorso a troppe parole inglesi nella lingua italiana. Penso che se di questa battaglia, che l’Accademia dice che non vuole essere di retroguardia, se ne facesse carico pure il governo provvisorio, che è sensibile al bello, che si preoccupa del cosiddetto made in Italy e che parla dell’orgoglio italiano, e ci manca solo che dica Noi siamo i figli, dei figli, dei figli di Michelangelo e Leonardo; di chi sei figlio tu?, come quei due artigiani italiani che nel film Good Morning Babilonia dei Taviani andarono però a lavorare a Hollywood, beh, io penso che organizzerebbero un opportuno Italian Language Day.