Bellezza

Da un po’ di anni si parla tanto di bellezza, con la B maiuscola, spesso a vanvera e a sproposito. Qualcuno ritiene di poterne parlare con cognizione di causa solo perché è di Firenze, e lo ha fatto nel suo instant-libercolo, una specie di I pensieri di Ma(tte)o. Poi c’è stata la discutibile vittoria agli oscar di quel palloso film di napoletani a Roma, una cosa per promuovere il turismo. E infine, al culmine di una crescita exponenziale dell’interesse per la bellezza, ecco il portale per promuovere nel mondo il calendario di eventi culturali paralleli all’Expo, chiamato very bello: un nome very brutto, altroché. Ma Bellezza è anche il nome di un volumone a fumetti che raccoglie la storia, originariamente in tre parti, di una principessa indecisa e capricciosa, chiamata appunto Bellezza. E la bellezza è l’argomento di questa fiaba sanguinosa, che presenta una bella trovata nella trama: il motore di tutta la vicenda è la bellezza percepita, non quella vera, che è indefinibile, sfuggente e precaria, una cosa insomma che il capo del governo provvisorio non potrebbe fissare con un decreto né tantomeno riformare. Ma la bellezza è anche relativa, e qui mi fermo, per non rovinare il finale a sorpresa a chi si fosse incuriosito al punto da voler superare volentieri l’ostacolo del prezzo (E. 21) e delle grosse dimensioni del libro, che poi da qualche parte bisogna pur mettere. Io suggerirei di metterlo in bella vista, perché è anche un bellissimo oggetto, questo volume cartonato pubblicato in Italia da Bao Publishing e stampato in bicromia nero oro. Gli autori sono due già note firme francesi, anzi tre: la sceneggiatura è di Hubert e i disegni di Kerascoët, pseudonimo della coppia formata da Marie Pommepuy  e Sébastien Cosset, e, ormai è superfluo dirlo, si tratta davvero di una bella lettura.

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