La maledizione

La vittoria della maglia iridata è sempre uno spettacolo in sé, e quindi vedere che a vincere l’Amstel Gold Race, forse la più importante delle classiche non monumentali, con una spettacolare volatona a centro strada, è stato Kwiatkowski con quella che è definita la maglia più bella (anche se nel caso specifico sotto il casco più brutto) è un gran piacere, soprattutto se nelle ore precedenti si è sentito dire che “la maledizione della maglia iridata è un dato di fatto”. E’ vero che nel mondo dello sport ci sono scaramanzie e portafortuna, ma è davvero troppo che cronisti, non personalmente coinvolti nell’agonismo, inventino o alimentino teorie così irrazionali. Di questo passo, di notte, i ciclisti, più che temere l’arrivo degli ispettori dell’antidoping, avranno paura dell’apparizione di folletti e streghe cattive? E’ vero, forse negli ultimi anni è mancata una vittoria così coreografica, ma ci si è anche dimenticati di Evans che ha vinto la Freccia Vallone e l’epica tappa di Montalcino al Giro d’Italia, di Hushovd che ha vinto due tappe al Tour più una en passant per la Suisse, e delle 15 vittorie di Cavendish, più veloce anche delle maledizioni, tra le quali 3 tappe al Giro, 3 al Tour e la Kuurne-Bruxelles-Kuurne. Se non c’era la maledizione, allora, cosa vincevano?

Amstel15