Oasi Bulbarelli

Auro Bulbarelli agli inizi del decennio fece la scelta coraggiosa di far trasmettere a Raisport alcune corse belghe, anche non del World Tour, e allora quasi non ci si credeva. E oggi, che Bulbarelli di ciclismo si occupa solo in alcune puntate di Dedicato a…, ugualmente non ci si crede che in prima serata televisiva possano esserci dei personaggi che potremmo definire “poco glamour”, il cui nome non dirà molto neanche a tanti che seguono il ciclismo oggi, e che queste persone possano stare lì dignitosamente e senza alcuna intenzione di litigare e di parlarsi addosso (e non è un fatto generazionale, visto che nei talk show calcistici litigano grandi e piccini), e i campioni ammettano serenamente i loro difetti, le loro mancanze. In Dedicato a… i documenti  presentati comprendono anche delle rarità, non sono solo quelle quattro immagini viste mille volte negli amarcord di Beppe Conti. E, appunto, c’è l’immancabile Beppe Conti, meglio quando ricorda che quando esprime opinioni “opinabili” (Argentin superiore a Kelly perché più eclettico? Bisogna essere molto sciovinisti per dire una cosa del genere). Un bel programma davvero, ma il taglio di un canale sportivo, annunciato da Carlo Paris per agosto, comporterà certamente il taglio anche di qualche trasmissione, e allora a saltare potrebbe essere proprio questo programma troppo educato, per riportare un po’ di insana normalità nella RAI.

LBL1985

No TAV e ciclisti ignoti

Alla Paris-Roubaix le cose succedono quasi naturalmente, è inevitabile, non c’è bisogno che i ciclisti vadano a cercarsele. E ieri, mentre c’erano attacchi, contrattacchi, cadute, forature, Alessandra De Stefano pensava che gli spettatori, invece che alla cronaca, fossero più interessati alle sue teorie psicologiche su Bradley Wiggins. Poi all’improvviso si abbassano le sbarre di un passaggio a livello, il gruppo si spezza, ma alcuni ciclisti attraversano ugualmente: troppi e troppo pericolosamente. Secondo il regolamento andrebbero squalificati, ma gli organizzatori non prendono alcun provvedimento. Però, quando forse nessuno ci pensava più, le ferrovie francesi sporgono una denuncia contro ignoti ritenendo troppo grande il rischio corso. E gli ignoti sarebbero i ciclisti che sono passati sotto le sbarre; forse sono ignoti perché le ferrovie francesi non conoscono i ciclisti? Preferiscono il rugby o il football? Non collezionano le cartoline o miniature dei ciclisti? O forse più semplicemente non sono in grado di dire chi erano quei disgraziati che hanno rischiato la vita. Solo uno di loro è sicuro, perché indossava una vistosa maglia di campione francese e perché ha dato una vistosa capocciata a una sbarra. E chissà che tra gli ignoti non si voglia comprendere anche qualcuno che non ha fermato i corridori. Vabbe’, comunque non gli faranno niente; al massimo gli daranno la semi infermità di mente perché si sa che i ciclisti sono tutti matti. Ma se prima veniva da condannare il fattaccio perché davvero troppo pericoloso, poi la denuncia è sembrata un po’ esagerata. Quando poi si aggiunge la Gazzetta dello sport, per reazione si passa senza indugio dalla parte dei ciclisti kamikaze. Infatti il quotidiano preferito dall’Inquisizione si è preoccupato addirittura di contare i trasgressori, e ne ha contati ben 57. Non sappiamo se ora stanno dedicandosi anche ad identificarli uno a uno, ma si sa che il giornale quando si può fare un piacere a qualche ciclista non si fa pregare. Infine un’ultima considerazione: se il treno fosse stato un trenino locale o un merci, come accadde nel 2006 alle spalle di quell’altro treno di Cancellara, forse il pericolo non sarebbe stato minore, ma certamente avrebbe fatto meno impressione del tgv sfrecciato ieri, l’alta velocità francese. Non si trova mai un no-tav quando servono.

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La vergogna dei libri

Approfittando di un attimo di confusione, una signora poggia il suo libro sulla cassa della libreria e mi passa davanti. E’ il libro di un personaggio televisivo che in questi giorni sarà da queste parti in un centro commerciale a firmare copie o qualcosa del genere. La signora paga, riceve il resto, ma passa fulmineo un individuo, che presumo sia il marito, che lancia un libro su quello della signora, dice: “anche questo” e altrettanto fulmineo esce dal negozio. La signora ri-paga e ri-riceve il resto. In pratica è come se mi fossero passate avanti nella fila due persone. Però, vedendo il comportamento dell’uomo, ho pensato che non era la solita furbizia, il solito comportamento incivile, non è il caso di pensare sempre male, probabilmente volevano solo uscire prima possibile perché si vergognavano a comprare libri, temevano che qualche amico o conoscente di passaggio potesse vederli mentre facevano questa cosa deplorevole.

al di sotto delle meno rosee aspettative

La Gazzetta dello sport, il famoso quotidiano di gossip sportivo, da poche settimane ha una tv sul digitale terrestre, che trasmette sul canale 59, subito dopo Raisport 1 e 2, e quindi, trovandomi da quelle parti, mi capita di vedere cosa sta trasmettendo, più volte e ad orari diversi. Con Rcs sport la Gazzetta organizza il Giro d’Italia e altre corse, anche negli Emirati arabi, e già per anni mi sono chiesto che politica editoriale hanno questi qua, se si sono dati la zappa sui piedi con una quantità di articoli e scoop sul doping da poter rivaleggiare con Eugenio Capodacqua. Insomma, organizzano importanti manifestazioni di uno sport che poi stanno sempre a mettere in cattiva luce: contenti loro. Adesso sembra che abbiano cambiato strada, scrivendo spesso che sul doping il ciclismo ha fatto molto, anche in confronto agli altri sport, però stanno sempre a parlare di Armstrong, e ogni tanto gli scappa anche l’articolino sulle fantomatiche bici truccate, creature mitologiche metà bicicletta e metà motorino. Allora in questa tv ci si sarebbe aspettati un po’ di ciclismo, e invece non li ho beccati una sola volta a parlarne, manco per sbaglio.

Gtv

qualsiasi cosa ma non il ciclismo

 

occhio a quegli occhi!

Tutti hanno notato i suoi begli occhi, ma avete fatto caso che da sempre, insomma da quando la intervistano, almeno dal 2012, Elisa Longo Borghini quando risponde non guarda l’intervistatore ma guarda in camera? E’ portata per la comunicazione. Quando, tra tanti anni e dopo tante vittorie, smetterà di correre, ha tante carriere assicurate, nel ciclismo ovviamente, che di persone forti e decise come lei c’è ne sempre bisogno.

ELBint

visto?

 

studi obbligatori

E’ vero che i ciclisti oggi sono più istruiti, si diplomano e alcuni riescono a trovare il tempo per laurearsi. Però forse non tutti conoscono il principio della impenetrabilità dei corpi e sarebbe bene che lo studio di questa legge fisica fosse reso obbligatorio almeno per i velocisti.

Scheldeprijs2015

Il rock è come le ciliege

Se i Rolling Stones non mi stessero da secoli sulle scatole mi verrebbe da dire spesso It’s Only Rock ‘N Roll (But I Like It). Perché il rock ormai non ha più nulla da aggiungere, ma in alcuni casi, forse rari, riesce ugualmente a piacere. Poi è questione di gusti, e forse c’è chi dal rock vuole solo essere rassicurato, e sentire le stesse cose sempre uguali, e non sconvolto, come poteva essere in passato. Courtney Barnett è una cantante chitarrista e autrice australiana, e finché si usa il termine anglofono “singer-songwriter” va bene, il brutto è quando lo si traduce in “cantautore” (o “cantautrice” in questo caso), parola che evoca tristi scenari di barbe sia del cantante che degli ascoltatori. Questa australiana invece ha una band regolare al seguito e fa rock un po’ anni novanta. Nel suo ultimo disco, che ha un titolo, almeno quello, abbastanza originale, Sometimes I Sit And Think, And Sometimes I Just Sit, la sequenza Dead Fox- Nobody Really Cares If You Don’t Go To The Party- Debbie Downer è davvero trascinante e il primo dei tre rischia di mettersi in testa e non volerne più uscire. Poi, se si cerca qualche suo video su you tube, la trovi a interpretare Cannonball delle Breeders e addirittura Sunday Morning dei Velvet Underground (attenzione: ho scoperto che con lo stesso titolo esiste una canzone dei Maroon 5; non fate confusione che è letale) in coppia con Billy Bragg, il cantautore anni 80 che però, quando saliva sul palco, non pensava di essere Dylan, pensava di essere i Clash. Ma i Clash una canzone come Greetings To The New Brunette non sarebbero mai stati capaci di scriverla. E col rock è così, è come le ciliege: un nome tira l’altro.

C.Barnett-inside

Rossella

Rossella Ratto a 19 anni non ancora compiuti arriva 6^ nel Mondiale Elite 2012 a Valkenburg. L’anno dopo è 3^ a Firenze, unica medaglia italiana nel mondiale casalingo, dopo aver speso energie per le compagne partite come capitane. Nel Mondiale 2014 è 13^; per il terzo anno consecutivo è con le prime nel finale, ma il suo tentativo di favorire la volata della Bronzini sembra che l’abbia invece danneggiata. E sembra anche che da allora i commentatori abbiano iniziato ad essere più severi con la Ratto, nonostante le prime vittorie tra le élite. Anche ora che nella Coppa del Mondo è prima tra le giovani c’è chi ha da ridire. Eppure se è la prima tra quelle della sua età vorrà dire qualcosa. E’ qui c’è da fare una constatazione, amichevole perché si è sempre tra appassionati di ciclismo, tanto più se anche di quello femminile: Rossella Ratto è del 1993. Se guardiamo ai suoi connazionali maschi, i coetanei gareggiano per lo più tra gli under 23 o nelle continental, o sono nella bambagia delle World Tour (Formolo del 1992), ma, per dire, Bongiorno, Colbrelli, Felline, Moser, Zilioli sono del 1990, e Battaglin, Guardini, Nizzolo, Ulissi, Zardini sono del 1989, e sono tutti ciclisti dei quali nell’ambiente si sta pazientemente attendendo l’esplosione, il cosiddetto salto di qualità. Ma per quanti di loro ci sarà questo miglioramento, e quanti invece, arrivati ai 27/28 anni (come Caruso e Modolo che sono del 1987, per esempio) si accontenteranno e passeranno definitivamente al lavoro per la squadra? E allora non è il caso di mettere tutta questa fretta alla Ratto, anche pensando che spesso chi comincia presto poi finisce presto, come per esempio Nicole Cooke. E, anzi, se quest’anno non dovesse far bene ai mondiali , dato che si svolgeranno nel sud degli Stati Uniti (o, come dice Sgarbozza, Uniti Stati America), Rossella in quel caso potrà sempre dire che domani è un altro giorno, no?

Ratto2011