La forza dei ciclisti, però quella centrifuga

Nei miei eccessi di prudenza, quando sono andato a vedere il passaggio di una corsa, ho sempre pensato, poi può darsi che mi sbagliavo, non so, che fosse opportuno se c’era una curva mettermi all’interno e poi distante da possibili vie di fuga, per evitare di essere investito da ciclisti moto o auto deviati fuori strada dalla forza centrifuga . E non avevo ancora visto il geniale Geniez che, dico io, se hai difficoltà ad andare in discesa, o se sai andarci ma quel giorno lì hai problemi alla bici, ruote o freni, perché vuoi fare la discesa in testa? O almeno datti una calmata dopo il primo problema. Invece giù a rotta di collo, spaventando bambini e cani, violando proprietà private, e qui mi sa che anche chi si fa una casa dovrebbe pensare a non costruirsela in una possibile via di fuga, a meno di non essere molto ospitali e avere piacere di ritrovarsi nel giardino o davanti alla porta di casa o incastrato nella cassetta della posta il simpatico Geniez che porta l’allegria nelle case, come Gigi Reder nel banchetto nuziale alla Trattoria Al Curvone. E’ andata bene e ora ci si può scherzare sopra, e potremmo anche proporre Geniez per un film comico fracassone, se ci fossero ancora Les Charlots o Pierre Richard, ma sul momento erano immagini spaventose e anche sorprendenti, perché non me ne ricordo molte di discese così, forse neanche col venezuelano Sierra. Ma ci deve essere anche un altro tipo di forza centrifuga nel gruppo, in quei ciclisti che proprio non riescono a starci in mezzo al gruppo e vanno in fuga quasi come se ricevessero una spinta in quella direzione, e voglio dire gli Androni, Marangoni che non ha un capitano decente da accudire, Hesjedal che non è un capitano decente da accudire, Kruijswijck in fuga anche dalla responsabilità di fare classifica, e diversi altri nomi che abbiamo sentito più volte in questi giorni. Forse solo i Lotto-Soudal, con Bak e Hansen che in passato ci avevano abituati bene, e i Giant-Alpecin sono centripeti. Quest’ultima squadra in particolare, assenti Kittel e Degenkolb, sembra davvero poca cosa; il solo Geschke, col suo barbone che andrebbe bene se suonasse in un gruppo di alt-folk, alt-country o di americana, insomma quelle musiche un po’ pallose e nostalgiche che piacciono ai nostalgici un po’ pallosi, lotta per la maglia azzurra. I Giant sembrano più impegnati a farsi lo shampoo. Ma non è che questo shampoo li debilita? E allora mi sono chiesto se Dalila, invece di tagliare i capelli a Sansone, non poteva limitarsi a lavarglieli, capace che otteneva lo stesso risultato. E oggi per fortuna c’era un piattone, una tappa senza salite e soprattutto senza discese, nella fuga di giornata pochi uomini con poco vantaggio, le numerose rotonde non hanno ispirato i finisseurs, e così si è arrivati alla volata. Questo giro senza Cavendish, Kittel e Bouhanni è una grande occasione per i velocisti italiani di ottenere la prima vittoria in un grande giro. C’è già riuscito Viviani, oggi è stata la volta di Modolo; Nizzolo, sportivissimo a non recriminare sul cambio di traiettoria del vincitore, ha ancora un’occasione nella sua Milano, mentre per Pelucchi, costretto a ritirarsi, sarà per un’altra volta, chissà che non possa essere già alla Vuelta. Però l’attenzione di tutti si è spostata da Modolo alla lotta per la classifica, perché questo Giro somiglia sempre più a un rodeo, che vince chi resiste di più in sella prima di essere disarcionato, e infatti c’è stata una caduta prima dei 3 km finali neutralizzati, e non si capiva chi era caduto o rimasto attardato, Porte sicuro perché quelli della Sky vanno sempre a terra, e poi anche Aru, no Aru no, Contador invece si. E la confusione e l’incertezza sui distacchi è stata aumentata dal fatto che i leader si sono fatto dare la bicicletta dai compagni di squadra, per cui all’arrivo i tempi erano accreditati ai legittimi proprietari delle bici e non a chi c’era sopra. Poi si è potuto ricostruire che Contador ha avuto la bici da Tosatto, Porte ha preso quella di Kiryienka, che è stato portato all’arrivo da Puccio sulla canna, mentre Tosatto è arrivato in groppa a un asino di Bruseghin. Dall’elicottero si è potuta vedere l’abilità di Tosatto che si è fatto strada tra i caduti, a piedi e con la bici in mano per passarla a Contador, sembrava un ciclocrossista, però uno normale, perché Sven Nys sarebbe riuscito a passare su tutto quello che c’era per terra senza scendere dalla bici. Alla fine di questa giostra nel Veneto bi-leghista, dove poco distante dall’arrivo c’è anche una targa scritta in sardo in ricordo della prima guerra mondiale, la maglia rosa l’ha presa proprio il sardo Aru. Ma adesso stanno ancora tutti lì a cercare di riprendersi ognuno la sua bicicletta, basterebbe solo capire chi ce l’ha.

sansoneedalila