Gli assenti hanno sempre il torto dalla parte del manico

Lo sapevamo dall’inizio, in  questo Giro c’è solo Contador che abbia vinto una grande corsa a tappe negli ultimi anni. Però ci sono due giovani, finora piazzati, di belle speranze, che insieme formano un palindromo: UranAru. Un po’ poco, e allora hanno frettolosamente travestito Porte da uomo per corse a tappe, ma il travestimento non ha ingannato quasi nessuno, si vedeva che dentro c’era Porte. A essere pignoli c’è anche Hesjedal, che un giro, neanche lontano, lo ha vinto, anche perché allora il suo maggior avversario, Rodriguez, pensava che per vincere bastasse attaccare negli ultimi 20 metri delle tappe in salita. Però Hesjedal è fuori classifica dall’inizio, anzi, da prima di partire, e proprio per questo, e perché non è un velocista, la sua presenza ieri nelle prime posizioni nel finale di tappa era inopportuna, e, manco a farlo apposta, lo sconclusionato canadese ha provocato la caduta: aveva scelto il momento sbagliato per chiedere a Tiralongo se tra i prodotti vietati dall’UCI c’è anche il gerovital. Però c’è anche lo spettacolo delle singole tappe e, poiché ce ne sono diverse di media difficoltà, c’è spazio per gli uomini da classiche. E infatti Gilbert ne ha vinta una, poi di specialisti chi altro c’è? Nessuno? Ah, si, c’è Boonen, almeno di faccia sembrava lui quando è andato al Processo, dove la De Stefano ha tentato di motivarlo, dicendogli che il giorno dopo a 200 km dal traguardo c’erano 80 metri di lastricato, una grande occasione per staccare tutti e andare a trionfare. I velocisti, beh, quelli sono rimasti a casa, poche tappe per loro, e Kittel, già messo male di suo, Cavendish, Kristoff e Bouhanni hanno puntato tutto sul Tour. Sembra che non ci sia neanche lo sloveno Mezgec, sostituito, a sentire Lelli, da un certo Mez Jack. Vabbe’, un’opportunità imperdibile per i velocisti italiani, che semmai a quelli lì li hanno già battuti, ma non in un grande giro, e gli manca solo questa consacrazione, una specie di laurea o master, e ci sono già riusciti Viviani, per il quale abbiamo sempre un occhio di riguardo perché fa anche la pista, e Modolo, un tipo che nelle interviste ha sempre dimostrato buon senso e modestia, forse qualche volta si è anche buttato un po’ giù, ma quando ieri ha ottenuto la sua vittoria più importante e avrebbe potuto fare anche un po’ il guascone, in conferenza stampa dice: “Io non mi considero un grande campione o uno speciale talento naturale. Nel mio primo anno sono arrivato quarto alla Milano-Sanremo e non ho ancora idea di come ho fatto.” Dategli una maglia! Quale? Non lo so, inventatene una e dategliela. E oggi c’è stata la cronometro, lunga, adatta agli specialisti, peccato che Martin non c’è, e Cancellara neanche, Malori nemmeno, e non c’è nessuno dei tanti che negli ultimi mesi hanno tentato il record dell’Ora, … ma allora…, che *****, a questo Giro non è venuto nessuno?! Vabbe’, peggio per loro, uno di quei proverbi, o quelle frasi fatte, consolatori, tipo Donna baffuta sempre piaciuta, di quelli che ti insospettiscono perché ti viene da pensare che li abbia creati qualcuno direttamente interessato, a favore della propria causa, uno di questi proverbi dice che gli assenti hanno sempre torto. E chi non è venuto al Giro non sa cosa si sta perdendo, tipo le cadute. Quindi la cronometro l’ha vinta il favorito per esclusione, Vasil Kiryienka, che nella specialità ha vinto un bronzo mondiale e che, venendo dalla pista (mondiale a punti) ed essendo un gregarione di quelli che tirano il gruppo per ore, capace anche di vincere quando ha il pomeriggio libero, è uno dei ciclisti preferiti del presente blog. Ci sono poi state altre due grandi prestazioni, di Contador che ha ripreso la rosa, e di Alessandra De Stefano che ha zittito un’avvocato. Porte invece è uscito definitivamente dalla classifica, ormai mentalmente rinunciatario e anche rallentato dalle speciali protesi applicate dalla Sky alla sua bici: le rotelline laterali per evitare altre cadute. Ma per Porte non era finita qui perché, tornato al suo motorhome, l’ha trovato occupato dal nuovo leader della squadra, il cui cognome non per niente significa “Re”.

UranAru

Uran e Aru al foglio firma