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Oggi la tappa del Giro che sfociava a Lugano è stata vinta da Modolo, che è fatto così, quando si sblocca si sblocca. Ma il vincitore morale di oggi è Silvio Martinello che, con la scusa che bisogna assaggiare i prodotti locali, ha mangiato un’intera tavoletta di cioccolato, legittimandoci se facciamo altrettanto. Questo mi fa venire il sospetto che il dietologo che imperversa nella carovana dando consigli a tutti, non richiesti e non graditi, su ciò di cui privarsi, venga poi preso in giro e deriso alle spalle. Ieri al Processo Lelli aveva mostrato uno specchietto retrovisore per bici, dicendo che a volte lo usa Paolini; evidentemente oggi non l’aveva, perché quando è scattato nel finale, dopo un paio di curve da kamikaze, ha fatto tutto il resto della strada voltato dietro, finché non l’hanno ripreso. Sempre al Processo, oggi si è presentato uno sul palco dicendo di essere Ivan Basso; forse era un impostore: lo sanno tutti che Basso al Giro non c’è, non si è mai visto. Ma tutta o quasi la squadra di Contador ha fin qui deluso. Tinkoff fa lo spiritoso, dice che non vuole fare mercato con Astana e Katusha, ma farebbe bene a pensare seriamente al futuro, ammesso che voglia restare nel ciclismo. La sua squadra ha bisogno di rinforzi e anche di un ricambio generazionale; oggi potrebbe primeggiare giusto tra i master. Al Tour ci sarà pure Majka, che però potrebbe avere anche le sue legittime personali aspirazioni, e poi Sagan a cui si richiedono vittorie di tappa, non può lavorare per la squadra, anzi potrebbe anche richiedere un uomo che lo affianchi, che gli tiri una mezza volata. Ma per il futuro c’è soprattutto l’addio di Contador, che nel 2016 dovrebbe smettere o, secondo qualcuno, farsi una sua squadra. E pensando a Wiggins che l’ha già fatto, e a Nibali che sponsorizza la Mastromarco (primo passo verso qualcos’altro?), mi sembra quasi quello che succede nella musica, dove i musicisti si stufano delle major e si fanno la loro etichetta. Ma nella musica si può fare, non c’è il World Tour, questo pastrocchio che doveva forse invogliare o costringere i ciclisti a correre tutto l’anno o, perlomeno, in più corse, ma in realtà è costrittivo solo per le squadre (e la riforma che avrebbe dovuto partire nel 2017 era anche peggio). Anzi, se con la Coppa del Mondo almeno gli uomini da classiche partecipavano a quante più gare possibili (nel sempre cangiante regolamento era previsto un numero  minimo di prove da disputare), ora si sono specializzati anch’essi e pure quelli che potrebbero fare bene su più terreni (Kwiatkowski, Sagan) scelgono di partecipare solo ad alcune, e purtroppo anche l’ultimo Gilbert si è adeguato e non corre più sulle pietre. Resiste solo Van Avermaet, che arriva sempre secondo, e quando arriva terzo, non so, forse è più contento.

Tinkov-Riis