Castelli in aria

Il 29 maggio del 1985 c’era la cronometro Capua-Maddaloni. Andai a seguire il passaggio della corsa su una lunga strada nella zona delle case popolari. Passavano Moser, Saronni, Lemond, sarebbe passata la maglia rosa Visentini, ma intanto chi era affacciato al balcone di casa, e seguiva il giro anche in tv, annunciava Hinault che aveva già il miglior tempo. Qualcuno propose di fischiarlo per scoraggiarlo, ma altri dissero che andava applaudito per omaggiare il campione. Passò la seconda mozione e ci furono solo applausi per il bretone che andò a prendersi la maglia rosa. Per tutti questi anni ho pensato che la differenza tra questo piccolo episodio e la grossa sciagura che ci fu la sera stessa nella finale di Coppa dei Campioni allo stadio Heysel era emblematica della differenza tra il ciclismo e il calcio. Solo adesso, in occasione del trentennale, ho iniziato a chiedermi se qualcuno di quelli che avevano sportivamente applaudito Hinault non avesse poi partecipato al carosello serale che, anche a Caserta come nelle altre città, i tifosi juventini fecero per festeggiare quella vittoria fasulla in spregio dei morti (sarà questo il famoso stile Juventus?). In quel Giro dell’85 Visentini fu scalzato dal campione affermato  Hinault, ma l’anno dopo riuscì finalmente a vincere il Giro, dopo vari tentativi. Quest’anno è successo la stessa cosa con Aru e Contador, ma l’anno prossimo potrebbe essere la volta del sardo, che, dopo aver dimostrato grinta nei giorni difficili, oggi è risalito in seconda posizione e, soprattutto, ha vinto la tappa (o viceversa nell’ordine di importanza). E ha vinto in Val d’Aosta, lui che da under 23 vinse per due volte il Giro della Valle d’Aosta. Allora, se gli organizzatori del Giro volessero fare gli sciovinisti, e lavorare per favorire la vittoria di un italiano, e oggi chi più di Aru, dovrebbero imparare dal Tour, dove il percorso è disegnato sempre per favorire i ciclisti francesi, almeno negli anni in cui ce n’è qualcuno decente. E quindi si potrebbe fare un giro con la prima metà nel centro-sud, dove non ci sono le Alpi che possono fare grande selezione, poi un megatrasferimento, e infine la seconda parte con una decina di tappe in Val d’Aosta. Forse qualcuno può obiettare che la regione è troppo piccola per ospitare addirittura dieci tappe, ma si può girare in tondo, e poi ci sono tanti castelli da far vedere, si promuove un po’ il turismo, e così poi vedrete se non vince Aru.

I castelli della Val d'Aosta