crisi

Oggi al Giro è stato il giorno delle crisi. Inizia il lettone Saramotins che, sceso ieri dal penultimo al terzultimo posto, compromette definitivamente la lotta per la maglia nera andando in fuga. Poi, lui che è uomo da pietre, sulle salite viene ovviamente ripreso e superato da tanti, ma non tutti, e per la maglia nera ci vorrebbe solo un miracolo a Milano. Poi va in crisi Contador che viene staccato prima da Landa e poi dagli altri che erano nel gruppetto di testa. Ma Contador mantiene la calma, e, anche se da solo, riesce a limitare i danni. Dopo, a sorpresa, ha un momento di crisi anche Martinello che, ricordando che anche Savoldelli nel 2005 era in difficoltà sul Colle delle Finestre, dice che però trovo dei corridori che avevano gli stessi interessi. Ma quali interessi in comune con Savoldelli potevano avere Ardila Cano e Van Huffel? Facciamo finta di non sapercelo spiegare.  La crisi dell’Astana invece non sorprende nessuno; sarebbero i più forti ma non hanno le idee chiare, o forse non le chiariscono a noi. Attacca Landa, ma, quando sembra poter sconvolgere tutto, o forse quando non spera più di poterlo fare, inizia a lamentarsi col compagno di fuga Zakarin perché non tira, come se gli interessasse solo vincere la tappa. Interviene l’ammiraglia e qui la telecamera mostra Martinelli e Shefer ognuno col suo microfono, e viene il dubbio che non dicessero la stessa cosa. Quindi rientra il gruppetto con Aru, il quale poi andrà a vincere. Forse all’Astana interessava solo vincere la tappa, vista la presenza dello stato maggiore della squadra. Ma a questo punto sapete che vi dico? Che se Vinokourov dice di nuovo che non hanno colpa del doping dei fratelli Iglinskyi, che facevano tutto da soli, io gli credo, perché in questa squadra la destra non sa cosa fa la sinistra perché sono collegate con radioline diverse. Al processo alla tappa, infine, va in crisi Alessandra De Stefano che, dopo aver infilato una serie di sentenze e frasi storiche e anche preistoriche, dice di non avere più voce; c’è per un attimo l’illusione di un Processo ascoltabile, ma subito a riportarci alla realtà interviene Lelli che prima dice che non era carino che Contador fosse da solo senza compagni di squadra e poi che Landa è stato carino a lavorare per Aru. Poi Beppe Conti ripete per l’ennesima volta, come quei vecchi che si fissano su una cosa e la ripetono sempre, il tormentone sulla cronometro troppo lunga. La De Stefano, ritrovata la voce, ci ripropone la sua ultima novità, le traduzioni simultanee in cui non si sente né chi parla né la sua litania sottovoce. Alla fine è arrivato quello spaccone Tinkov, e buonanotte.

bici carina

Per un ciclismo carino