Gli ammutinati del Bounty

Era nell’aria, si capiva che prima o poi sarebbe successo, il malumore serpeggiava ed è esploso proprio all’ultima tappa: guidati da Alessandra De Stefano, i giornalisti della RAI si sono ammutinati e liberati dal dispotismo dell’onnipresente, ma non onnivoro, nutrizionista armati di cioccolata, tavolette, cioccolattini, boeri, snack, a tutti i gusti, anche al cocco. Invece in strada si festeggiava a caviale (i Katiusha) e champagne, ma la tappa, almeno da un certo punto in poi, non è stata come al Tour, con quel lentissimo, estenuante avvicinamento a Parigi. Qui si è accesa già per il traguardo volante, che faceva gola a Gilbert, che non ha affatto snobbato il Giro. Poi si è arrivati al circuito finale a Milano. L’epilogo di queste tappe sembra scontato, una volatona finale, ma, sarà la vicinanza del Vigorelli, per  sottrarsi a questo esito escono in caccia due pistard: l’inseguitore australiano Durbridge e il belga Keisse, uno dei migliori seigiornisti. I due conservano un vantaggio sufficiente a studiarsi nel finale, e alla fine ha studiato meglio Keisse. Gli inseguitori sono stati rallentati dal circuito tortuoso, dalla tattica di alcune squadre e anche da numerose forature, per cui a turno si fermava una squadra per riportare in gruppo chi aveva forato. Si sospetta che tutte queste forature siano state causate da qualcuno che ha buttato chiodi sul percorso: un buontempone (direi piuttosto un maltempone), un militante No-Expo, un jihadista, un anarco-insurrezionalista? Ci deve essere per forza una pista anarchica da seguire, che, va spiegato ai profani, non è una cosa tipo il keirin, perché anche lì per alcuni giri si deve stare dietro il derny e quindi tutta quest’anarchia non c’è. E quindi il Giro finisce così, ma la vittoria di Contador ha avuto uno strascico che avremmo preferito evitare: Tinkov con i capelli dipinti di rosa. Però i post sul Giro non sono finiti. Ci sarà ancora un resoconto finale speciale. Restate sintonizzati perché, come direbbe Alessandra De Stefano, chi sta con la zeriba illustrata non sbaglia mai.

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