alla fine

Si passa dall’aria del Giro a quella del Tour, col Delfinato che è una specie di riscaldamento in vista della corsa più importante, e dove eravamo rimasti lì abbiamo ripreso. Volata evitata, o mancata, a Milano, idem oggi. Peter Kennaugh fa una sparata da finisseur, di quelle che dicono che non se ne vedono più tante, ed è vero, e vince la prima tappa. Lui è un ex inseguitore e se parte a 2 km dall’arrivo non è facile andare a riprenderlo. Di azioni così non se ne vedono molte, un po’ perché le squadre dei velocisti, se organizzano un treno, fanno una velocità tale che neanche fuggire è facile, e poi, secondo me, anche perché quelli che hanno le capacità per farlo preferiscono le fughe a lunga o media gittata, Oss per esempio, oppure quell’Ignatiev, ex enfant prodige oggi già ritiratosi, che provava sempre da lontanissimo, lui che pure veniva dalla pista, e meglio avrebbe fatto a provare da molto più vicino, neanche ha vinto molto almeno faceva meno fatica. Questo Kennaugh dicono che quelli della Sky vorrebbero farne un uomo da grandi corse a tappe, come già fatto con Wiggins (da oggi primatista dell’Ora) e con Thomas, almeno così dicono, ma il gallese mi sembra che va molto meglio sul pavé e farebbe meglio a insistere, che un Fiandre o una Roubaix può vincerli. Eppure alla fine il ciclismo ha più bisogno di finisseur, o di fuggitivi tenaci, di gente che fa azioni imprevedibili, che scombussolano i piani degli altri, anche di fughe bidone (da una di queste nacque un Chiappucci nuovo), piuttosto che di questi uomini da Grandi Giri, che invece delle corse fanno i ritiri, che al pubblico gliene importa assai dei ritiri, la gente vuol vedere le corse.

Kennaugh.07.06.15