Chi paga

Durante il Giro d’Italia ho scritto che il panamense Ramon Carretero, subito staccatosi nella cronosquadre iniziale e poi ritiratosi alla partenza della seconda tappa, forse un giorno sarebbe tornato al Giro per stupirci. Invece non c’è stato bisogno di aspettare fino al prossimo giro, Carretero ci ha già stupiti, e una volta tanto non per una sua assenza ma per una presenza, quella nelle liste UCI dei ciclisti positivi ai controlli antidoping. I controlli erano quelli del Giro di Turchia di aprile, e chissà che non sia questo il motivo dell’influenza che l’ha colpito alla partenza del Giro e del tentativo di sostituirlo in extremis da parte della sua squadra, quella di Citracca senza Scinto. Ma la cosa che più intristisce non è il fatto che Carretero si dopasse per non entrare neanche nei primi 100 degli ordini d’arrivo, altro che Valentin Iglinskyi, ma il fatto di leggere che Carretero era “presente al via del Giro 2014 così come a quello 2015 grazie agli sponsor che lo supportavano”. Insomma chi non è nell’ambiente deve pensare che oggi il singolo ciclista, per correre, deve trovare qualcuno che paghi, deve portarsi dietro uno sponsor, una cosa che tra l’altro mi pare di aver già letto. E così vedi esperti ciclisti che non trovano contratto, i primi che mi vengono in mente Paolo Longo Borghini, Omar Bertazzo e il caso clamoroso di Alessandro Proni, altri che, nonostante qualche vittoria, retrocedono nelle squadre continental, come Andrea Pasqualon, mentre c’è chi invece si può affacciare nel World Tour senza essere in grado di concludere una corsa. E, forse non c’entra, o forse c’entra, perché si tratta dello stesso discorso su chi ha i soldi e chi no, vediamo scomparire sempre più corse italiane, o europee, di lunga tradizione anche perché le squadre preferiscono andare a correre in Asia o in Sud America, dove i ciclisti famosi vengono battuti da quelli delle continental locali, meno controllati. Ma, a meno di non chiamarsi Cavendish, i ciclisti importanti se ne fregano di perdere contro sconosciuti, tanto, poi vanno in ritiro, e infine partecipano in piena forma (quando va bene) all’unica corsa importante dell’annata, che però la può vincere uno solo, e gli altri hanno buttato una stagione. Ma, tornando ai casi di positività e agli sponsor, c’è anche il problema di chi poi paga, e non intendo chi tira fuori i soldi, ma chi ne paga le conseguenze. E pensando al caso dell’ultima, definitiva positività di Danilo Di Luca, c’è da restare perplessi.

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Il triste addio al World Tour di Ramon Carretero