Sanchez e biSanchez

Gli spagnoli non hanno una grande varietà di cognomi, sempre gli stessi che si ripetono, semmai cambiano le combinazioni, dato che portano sia quello del padre che quello della madre. Però è curioso che hanno due Sanchez ciclisti, non parenti, e uno ha vinto l’Olimpiade di Pechino e l’altro oggi ha vinto la prima edizione dei cosiddetti Giochi Olimpici Europei. E non sono due fenomeni. Più forte senz’altro l’oro cinese Samuel, qualche podio in classiche monumento e il defunto Campionato di Zurigo come più importante vittoria in linea. Luis Leon, più discontinuo e anche più chiacchierato, ha vinto due volte a San Sebastian. Ma il livello della gara di oggi, al contrario della prova femminile di ieri, non era granché, c’erano molti atleti di squadre continental. E poi basti il fatto che i primi due (secondo è arrivato Grivko) sono dell’Astana, che nella stagione delle classiche sembrava distribuisse a casaccio i suoi uomini tra le varie prove, senza una strategia. Eppure fino a poco tempo fa la Spagna sembrava non avesse un grande futuro: aveva i suoi grandi vecchi (Contador, Rodriguez, Valverde) ma nessun giovane promettente. Poi, all’improvviso, i giovani sono spuntati, Landa e Lobato su tutti, mentre i vecchi continuano a vincere, anche quelli meno blasonati. in Italia, invece, i vecchi si riciclano tutti, chi prima chi dopo, come chiocce o gregari. Anche Pozzato sembra avviarsi su questa strada, ed è meglio così.

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