Il ritorno di Dalia

In Italia non mancano le cicliste forti, anzi, visto che ne salvano sempre il medagliere nelle competizioni internazionali. Però  ogni anno, alla viglia del Giro, con tutte le cicliste che ci sono, da quando vinse il campionato italiano nel 2013, quelli della RAI intervistano sempre Dalia Muccioli, chissà perché. Anche se, devo dire, una mezza idea del perché intervistano sempre lei io ce l’avrei.

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Il ritorno di Michelle

Tra il nutrizionista Fabbri che impazzava al Giro d’Italia vietando tutti i cibi che avessero un sapore e Ségolène Royal che invita a non mangiare più la Nutella, mi sta più simpatica Michelle Obama, che da tempo promuove un’alimentazione corretta, e si sanno le cose che sono capaci di mangiare gli americani. Forse mi sta più simpatica anche perché non mi sono preoccupato né di leggere né di sentire quello che consiglia, ma va bene così, e poi mi basta una foto in cui legittima la dieta di Ferdinando Mericoni detto l’Americano.

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Ricorrenze belghe

Oggi Eddy Merckx compie 70 anni. Pensare di averlo visto correre, e che pure il figlio Axel si è ritirato da 8 anni, è una di quelle cose che mostrano con più chiarezza il passare del tempo, che potremmo definire implacabile, come Merckx quando correva, e sarebbe una frase a effetto, ma lasciamola stare. Domani poi saranno 200 anni dalla Battaglia di Waterloo, che è stato un episodio importante nella storia della battaglie, Napoleone perse e pare che ci rimase male. Sapete come funzionava una volta a scuola, diciamo ai tempi in cui correva Merckx, quando si studiava la storia si studiavano nomi di regnanti e comandanti e guerre e battaglie, non esisteva niente altro; oggi non so se è un po’ meglio. Ma quella ridente cittadina del Brabante Vallone ha ben altri motivi per ridere, perché ha dato il nome a due storiche canzoni: Waterloo Sunset dei Kinks e Waterloo degli Abba. E chissà quali di queste cose gli abitanti di Waterloo ricordano con più piacere.

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Il furto del Polo Nord

Se nel mondo reale rubassero il Polo Nord, ora già mi pare di sentirli gli scettici: “Ma come si fa a rubare il Polo Nord, e poi per farsene che cosa?”, ma se nella vita reale lo rubassero davvero questo Polo Nord, credete forse che interesserebbe a qualcuno? Credete che per questa cosa le borse aprirebbero al ribasso? Che ci sarebbero conseguenze negative sull’economia? No, quello sarebbe un argomento buono giusto per qualche talk show pomeridiano. E allora del furto del Polo Nord se ne possono preoccupare solo in una storia di fantasia, tipo un fumetto. E infatti c’è un fumetto così, però già il fatto che si tratti del Volume 1, che presuppone un numero difficile da prevedere di altre uscite, a me personalmente non mi invoglia all’acquisto. E poi i due autori non li conosco, lo sceneggiatore Wilfrid Lupano e il disegnatore Jean-Baptiste Andrea, anche se sono noti agli appassionati per lavori precedenti fatti da soli o con altri, credo che questo sia il primo in coppia e ci hanno vinto pure un premio, il Prix Imaginales nel 2013, che ha di bello il fatto di premiare romanzi, racconti, illustrazioni e fumetti, insomma non è una cosa di un singolo settore, ma comunque i premi lasciano il tempo che trovano, tranne forse in questo storia, dove se qualcuno trova il tempo è difficile che lo lasci, più probabile che lo rubi. E allora? E allora basta aprire il volume e si resta meravigliati per le immagini, ma anche la storia, a leggerla poi, è divertente e originale, con una serie di personaggi (e anche animali) strampalati. Insomma, questo non è uno di quegli ordinari fumetti franco-belgi, storici o fantastici, che pubblicano Skorpio e Lanciostory, e a volte poi raccolgono in volume, ma sembra una via di mezzo tra quel folle di Boucq e le visioni degli Umanoidi Associati di Métal Hurlant, e, se pensate che questa sia solo una mia impressione, guardate uno dei personaggi, il Conte Quintino della Persa, e ditemi se non ricorda, soprattutto per il copricapo, il Maggiore Grubert del Garage Ermetico di Moebius. Ah, dimenticavo il titolo del libro, Azimut (titolo originale Les Aventuriers du temps perdu), un cartonato nelle classiche (almeno questo) 46 pagine, per il quale l’Editore Panini vuole in cambio 13 euro e 90. E se poi ci saranno altri volumi ben vengano, così potremo vedere se, ad esempio, la Femme molto fatale è davvero così cattiva come la disegnano o è pure peggio.

Azimut

Il mistero dei due Van Scorel

I due Van Scorel non sono due fiamminghi sospetti su cui deve indagare Maigret, o due fratelli ciclisti di quelle famiglie, sempre lì nelle Fiandre, in cui corrono tutti, fratelli, figli, nipoti, insomma dinastie di ciclisti. No, si tratta invece… ma andiamo per ordine. Lo sapete che la scuola non serve praticamente a niente, no? Ah, lo sapete? Bene. Una volta si studiava una cosa che si chiamava Storia dell’Arte, e qualche scultore greco, qualche stile delle colonne lo imparavi, poi, il tempo di finire le scuole e, per fortuna, dimenticavi tutto; e dico ”per fortuna” perché poi è sconcertante ritrovare quegli stili nelle ville dei ricchi cafoni. E allora penso che qualche nome di pittori l’ho imparato solo anni dopo le scuole, comprando vecchie cartoline sulle bancarelle, si potevano comprare, 100 lire l’una, non rischiavi di sentirti un collezionista scialacquatore irresponsabile. Poi, a distanza di un altro po’ di anni, quando, dopo il trasloco, ho cercato di mettere in ordine le cartoline, mi sono accorto di averne due che raffigurano lo stesso quadro: il Ritratto di Agatha Van Schoohoven, olio su tavola di Jan Van Scorel datato 1529 (ci troviamo, diciamo tutto). Però, senza nemmeno sforzarmi, mi accorgo che le immagini sono diverse, ci si potrebbe fare il gioco “trova le differenze”; vedete pure voi. E allora guardo il retro delle cartoline per cercare una spiegazione, e su tutte e due c’è la scritta “Roma, Galleria Doria Pamphilj”. Non trovo molto su internet, però quel poco che trovo è interessante: l’opera fu rubata da un ladro vestito da frate, che la sostituì con una copia. Allora una delle due potrebbe essere quella copia? Boh. Il bello è che il quadro che si può vedere sul sito della Galleria Doria Pamhilj sembra diverso da entrambe le cartoline: una terza versione? Ri-boh, mistero. L’unica cosa che si sa è che la gentile Signora Agatha era la compagna del pittore, e direi che è strano che un pittore protetto dal Papa, Adriano VI, convivesse senza il sacro vincolo del matrimonio. Qui è tutto un mistero. Però ormai è estate, e in estate la gente o segue il gossip o legge i gialli o si dedica all’enigmistica, e quindi, comunque, è un’occasione triplice per appassionarsi al mistero dei due Van Scorel, forse tre.

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Chi paga

Durante il Giro d’Italia ho scritto che il panamense Ramon Carretero, subito staccatosi nella cronosquadre iniziale e poi ritiratosi alla partenza della seconda tappa, forse un giorno sarebbe tornato al Giro per stupirci. Invece non c’è stato bisogno di aspettare fino al prossimo giro, Carretero ci ha già stupiti, e una volta tanto non per una sua assenza ma per una presenza, quella nelle liste UCI dei ciclisti positivi ai controlli antidoping. I controlli erano quelli del Giro di Turchia di aprile, e chissà che non sia questo il motivo dell’influenza che l’ha colpito alla partenza del Giro e del tentativo di sostituirlo in extremis da parte della sua squadra, quella di Citracca senza Scinto. Ma la cosa che più intristisce non è il fatto che Carretero si dopasse per non entrare neanche nei primi 100 degli ordini d’arrivo, altro che Valentin Iglinskyi, ma il fatto di leggere che Carretero era “presente al via del Giro 2014 così come a quello 2015 grazie agli sponsor che lo supportavano”. Insomma chi non è nell’ambiente deve pensare che oggi il singolo ciclista, per correre, deve trovare qualcuno che paghi, deve portarsi dietro uno sponsor, una cosa che tra l’altro mi pare di aver già letto. E così vedi esperti ciclisti che non trovano contratto, i primi che mi vengono in mente Paolo Longo Borghini, Omar Bertazzo e il caso clamoroso di Alessandro Proni, altri che, nonostante qualche vittoria, retrocedono nelle squadre continental, come Andrea Pasqualon, mentre c’è chi invece si può affacciare nel World Tour senza essere in grado di concludere una corsa. E, forse non c’entra, o forse c’entra, perché si tratta dello stesso discorso su chi ha i soldi e chi no, vediamo scomparire sempre più corse italiane, o europee, di lunga tradizione anche perché le squadre preferiscono andare a correre in Asia o in Sud America, dove i ciclisti famosi vengono battuti da quelli delle continental locali, meno controllati. Ma, a meno di non chiamarsi Cavendish, i ciclisti importanti se ne fregano di perdere contro sconosciuti, tanto, poi vanno in ritiro, e infine partecipano in piena forma (quando va bene) all’unica corsa importante dell’annata, che però la può vincere uno solo, e gli altri hanno buttato una stagione. Ma, tornando ai casi di positività e agli sponsor, c’è anche il problema di chi poi paga, e non intendo chi tira fuori i soldi, ma chi ne paga le conseguenze. E pensando al caso dell’ultima, definitiva positività di Danilo Di Luca, c’è da restare perplessi.

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Il triste addio al World Tour di Ramon Carretero

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Paolo Nori, che di sé dice che non è uno scrittore, ma uno che di mestiere scrive dei libri, negli anni, sul suo blog o su qualche libro, ha raccontato degli episodi relativi alla figlia, chiamata ora una bambina di quattro anni, poi una bambina di cinque anni, e così via, o anche, convenzionalmente, la Battaglia. Ora questi episodi, che lui appuntava su dei quaderni, sono raccolti in un volume, La piccola Battaglia portatile, edito da Marcos y Marcos, che è una piacevole lettura anche per chi già ne aveva letto qualcuno. E in questo libro non c’è solo il rapporto tra una bambina e un babbo che è il babbo però non è proprio il babbo, nel senso che non è il “buon padre di famiglia”, ma ci sono anche altre cose: c’è qualcuno che grida “Vergogna!”,  qualcun altro che vuole trasmettere valori ai bambini, e poi libri, musei, e altre cose che leggerete voi stessi se ve lo comprate; se non avete intenzione di comprarlo è inutile che ve le anticipo che tanto non vi interessano. Poi, finito tutto il libro, c’è questa nota informativa della casa editrice

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e, se in questi anni di letture, sono stato attento, se ho imparato qualcosa delle scritture di Paolo Nori, immagino, che, se quella nota l’ha letta anche lui, poi si sarà chiesto che cosa succede alle foreste secondarie, e anche alle terziarie, se ce ne sono.

Salve

alla fine

Si passa dall’aria del Giro a quella del Tour, col Delfinato che è una specie di riscaldamento in vista della corsa più importante, e dove eravamo rimasti lì abbiamo ripreso. Volata evitata, o mancata, a Milano, idem oggi. Peter Kennaugh fa una sparata da finisseur, di quelle che dicono che non se ne vedono più tante, ed è vero, e vince la prima tappa. Lui è un ex inseguitore e se parte a 2 km dall’arrivo non è facile andare a riprenderlo. Di azioni così non se ne vedono molte, un po’ perché le squadre dei velocisti, se organizzano un treno, fanno una velocità tale che neanche fuggire è facile, e poi, secondo me, anche perché quelli che hanno le capacità per farlo preferiscono le fughe a lunga o media gittata, Oss per esempio, oppure quell’Ignatiev, ex enfant prodige oggi già ritiratosi, che provava sempre da lontanissimo, lui che pure veniva dalla pista, e meglio avrebbe fatto a provare da molto più vicino, neanche ha vinto molto almeno faceva meno fatica. Questo Kennaugh dicono che quelli della Sky vorrebbero farne un uomo da grandi corse a tappe, come già fatto con Wiggins (da oggi primatista dell’Ora) e con Thomas, almeno così dicono, ma il gallese mi sembra che va molto meglio sul pavé e farebbe meglio a insistere, che un Fiandre o una Roubaix può vincerli. Eppure alla fine il ciclismo ha più bisogno di finisseur, o di fuggitivi tenaci, di gente che fa azioni imprevedibili, che scombussolano i piani degli altri, anche di fughe bidone (da una di queste nacque un Chiappucci nuovo), piuttosto che di questi uomini da Grandi Giri, che invece delle corse fanno i ritiri, che al pubblico gliene importa assai dei ritiri, la gente vuol vedere le corse.

Kennaugh.07.06.15