intermezzo musicale – Musica per vecchi rockettari

Ho cercato su google, su discogs e lastfm, che sono siti dedicati ai musicisti e ai loro dischi, e ho visto che non c’è o non c’è stato, o meglio non ci sarebbe stato, un gruppo eventualmente chiamato The Millars. Ma perché cercare un gruppo mai esistito? Perché se agli inizi degli anni 90 in Scozia si forma un gruppo musicale, e questi qua sono appassionati di ciclismo, o lo sarebbero però credo di sì, visto il nome poi scelto e il titolo di un disco (Peloton) e un video (American Trilogy) girato in un velodromo, e all’epoca correva ancora lo scozzese Robert Millar, primo britannico ad arrivare sul podio in un grande giro, non capisco perché poi abbiano scelto di chiamarsi Delgados in omaggio allo spagnolo Pedro Delgado, vincitore del Tour 1988 pur se positivo a una sostanza inserita tra quelle proibite dal CIO ma non dall’UCI. Per pubblicare il loro primo singolo i Delgados, invece di bussare alle varie etichette, ne creano una loro e la chiamano Chemikal Underground. La cosa curiosa è che, per difficoltà economiche, proprio i Delgados non possono pubblicare tutti i dischi con la loro etichetta, con la quale però esce il loro ultimo album, Universal Audio, quello musicalmente più semplice. Dopo quel disco si sciolgono e danno vita a carriere soliste, gruppi vari e progetti eventuali, e continuano a gestire l’etichetta. Con la C.U. pubblicano, tra gli altri, gruppi scozzesi come gli Arab Strap e i suoi due componenti, Malcolm Middleton e Aidan Moffat, da soli dopo lo scioglimento, i Mogwai, i Bis, e anche gruppi americani come Interpol e Radar Bros. I Delgados facevano un pop ora orchestrale ora più folk, diverso dal brit pop che andava in quegli anni e meno immediato e ruffiano, e piacevano molto a John Peel che li ha più volte ospitati per le sue session. Certo un nome del genere, Chemikal Underground, per un’etichetta che nasce negli anni 90, farebbe pensare alla musica chimica che andava in quel periodo: elettrodrumanbasstriphopacidjazz e via campionando e sintetizzando, ma in realtà la musica prodotta è principalmente rock maturo, folk stropicciato, ironico, disilluso, roba spesso da ubriachi, fatto da personaggi di una certa età, che per di più a volte giocano a invecchiarsi, basti vedere la copertina di Everything’s Getting Older primo cd del tandem Bill Wells e Aidan Moffat. Insomma, mentre gli altri musicisti li seguo diciamo singolarmente, qui seguo l’etichetta, non è che mi interessa tutto, però in genere produce bei dischi. E tutto è cominciato da quel nome che mi ricordava un ciclista che non era nemmeno uno dei miei preferiti; però se un gruppo scozzese si fosse chiamato tipo The Visentinis o The Giovannettis, chi se li comprava? Per non parlare poi di The Giupponis, troppo sfigato.

AmericanTrilogy

dal video “American Trilogy”

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