Alpi, 3 di 4

Ci sono stati tanti cambiamenti nel ciclismo, digeriti, accettati, piacciano o meno, forse ce ne dimentichiamo pure, e sarebbe il caso di abituarsi anche ad un’altra idea: non sono più tempi per tapponi di 250 e passa chilometri, per cavalcate epiche, ché oggi in tappe del genere 240 km passano senza che succeda niente di entusiasmante. Ne bastano meno di 140, come oggi, e i big attaccano dall’inizio, mandano a monte la fuga da lontano, isolano Froome. E arriva una piccola impresa di Nibali, con vittoria di tappa e avanzamento in classifica, che scatena l’entusiasmo dei tifosi e una crisi isterico-logorroica di Alessandra De Stefano. E sul tardi arriva l’attacco di Quintana, che stacca Froome e si dimostra superiore in salita, ma guadagna poco e difficilmente domani potrà ricuperare il resto del distacco, sull’Alpe d’Huez dove Bugno vinceva in volata. Quintana è ancora giovane ma rischia di diventare un campioncino sparagnino; sarà la vicinanza di Valverde?