Alpi, 4 di 4

Arriva l’Alpe d’Huez e c’è da chiedersi se le curve sono effettivamente divise in curva degli olandesi, degli spagnoli, degli italiani, o non piuttosto in curva dei deficienti, degli esibizionisti, dei fuochisti, dei cosplayer ecc. Nibali aveva in dote ancora una nticchia di jella e l’ha sfruttata forando proprio all’inizio della salita finale, anche se alla fine l’impressione è che oggi non avrebbe potuto fare più di tanto, visto che non è riuscito a recuperare, anzi ha perso, e che davanti si andava fortissimo. Questo Tour con alti e bassi non intacca la grandezza del campione siciliano, anzi vi aggiunge qualcosa, ma ora sarebbe bello se Nibali non finisse praticamente qui la sua stagione, come accadde l’anno scorso, ma desse ancora un segno, che sia a San Sebastian, alla Vuelta o al Lombardia, ma anche all’Eneco Tour dove, con meno responsabilità, potrebbe divertirsi sulle côtes e affrontare finalmente il Kappelmuur. E oggi intanto ha vinto Pinot che così salva il suo Tour, anche se non sarebbe dispiaciuta una vittoria del suo compagno in fuga Geniez, che altrimenti ricordiamo solo per la folle discesa al Giro. La Movistar ha attaccato una tantum già a inizio tappa, poi sull’Alpe Quintana ha staccato nettamente Froome ma non ha vinto né la tappa né la classifica, mentre Valverde è riuscito a lavorare per il capitano e contemporaneamente, finalmente e meritatamente a ottenere il suo obiettivo personale di salire sul podio. Certo, ora si potrà discutere sulla tattica della Movistar, sul tempismo dei suoi attacchi. Di sicuro c’è lo straordinario tempismo della RAI, che riesce a mandare in onda la pubblicità sempre quando c’è il passaggio su qualche GPM, e oggi, affinata la tecnica, con un solo stop, è riuscita a far perdere il passaggio dei primi sulla Croix-de-Fer, il momento in cui Froome raggiungeva Quintana e quello in cui Contador si staccava: complimenti.

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