Tante scuse

Nel suo messaggio di scuse su facebook per la vicenda del traino e della successiva espulsione dalla Vuelta, Vincenzo Nibali, tra le varie cose, ha detto che nessuno ha sottolineato che è caduto ed è stato attaccato. Beh, lui è caduto a una trentina di chilometri da un arrivo insidioso, non proprio il momento in cui qualcuno può pensare di fermare il gruppo. Ma poi, comunque, chi avrebbe invitato gli altri a rallentare? Diciamo che quest’anno, finito un inverno trascorso tra feste, premiazioni e serate varie, che, come tutti sanno, è il modo migliore di preparare una stagione ciclistica ad alto livello, Nibali si è dedicato ad un’altra attività, meno redditizia e gratificante, quella delle scuse più o meno pubbliche per le sue gaffes. Ha iniziato al Giro del Delfinato, notando che c’erano tutti ma non Quintana, come a voler intendere chissà che cosa. E’ vero, però Quintana c’era alla Tirreno Adriatico, forse non se n’era accorto perché il colombiano era davanti a vincere. Perché Quintana, nonostante puntasse anche lui al Tour, in primavera vinceva una corsa importante invece di limitarsi a fare la comparsa. Poi al Tour, coinvolto in una caduta contagiosa, Nibali se l’è presa con Froome solo perché si trovava nei paraggi: sembrava la favola del lupo e dell’agnello che bevono allo stesso torrente. Poi è successo anche che, quando ha vinto la tappa, ha attaccato proprio quando Froome ha avuto un problema meccanico; sarà stato un caso ma di certo la cosa non ha migliorato il rapporto tra i due. Allora Nibali, quando è caduto l’altro ieri alla Vuelta, non poteva sperare che la Sky o la Movistar mandassero una limousine a prenderlo per riportarlo in testa al gruppo. E’ più probabile che lo attaccheranno a 28 km dall’arrivo, a 280 e dovunque capiterà l’occasione. Poi, chissà, può darsi che questo Nibali in realtà lo metta in conto, che non gli piaccia o non voglia fare il diplomatico, ma dire quello che pensa, come i ciclisti di una volta, che erano tutti guasconi, e però correvano dalla Sanremo al Lombardia, senza preoccuparsi di fare un fuorigiri, che forse all’epoca i fuorigiri manco esistevano.

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