LA ZERIBA SUONATA – Azalia Snail

Circa 15 anni fa su una bancarella che vendeva soprattutto resi da edicola vedo un cd che mi incuriosisce. E’ di una certa Azalia Snail, una bucolica fanciulla bionda mai sentita nominare, il titolo del disco è Blue Danude, anno 1995, il nome dell’etichetta, Normal,  neanche mi dice niente, però sento che può essere interessante. Lo compro ed è realmente un disco bizzarro, con lenti brani psichedelici in cui la chitarra quasi sembra scordata. Da quel disco vi faccio ascoltare Slow propulsion.

In quegli anni era più difficile fare ricerche su internet. E anche reperire suoi dischi è stato difficile. Avec Amour del 2005, cd avvolto in una cartoncino stampato (sembra quasi fotocopiato) e piegato, dimostra che le sue canzoni col tempo diventano più simili a ciò che comunemente si intende con la parola canzone. Si aggiungono altri strumenti, come il sassofono. E i capelli da biondi diventano mori, cosa che, secondo me, non guasta. Questo è Honeysuckle.

Azalia Snail è il suo vero nome: sapete, i genitori erano hippie. E’ stata definita “la Regina del lo-fi” (erano anni in cui si parlava tanto di bassa fedeltà, al punto che in Italia nacque una effimera rivista così chiamata). Ha collaborato con vari musicisti, anche famosi, tra cui Beck. E nel 2000 ha vinto il premio del LA Weekly per il miglior album di genere inclassificabile. Ecco Sylvan Echoes.

Uno dei pezzi che preferisco  è Scenescape, qui in versione live. Si narra che la madre voleva che studiasse piano, ma lei, che comunque suona vari strumenti, non sopportava la disciplina richiesta da quello strumento e preferì la chitarra elettrica, e infatti qui maltratta la tastiera.

L’ho scritto che è nata nel Maryland?

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