Le Avventure di Giovannino Perdicorse

La Zeriba illustrata ha ritrovato il testo di un racconto inedito, una sorta di fiaba, di cui non si conosce l’autore. Potrebbe essere tanto di Gianni Rodari che di Eusebio Unzué. Ve lo proponiamo, poi se non vi piace vedete voi con chi lamentarvene.

Le Avventure di Giovannino Perdicorse

Giovannino Perdicorse correva in bicicletta e da ragazzo vinse il Giro delle Pietre per ragazzi. Poi, quando iniziò a correre tra i grandi, tutti si aspettavano che Giovannino vincesse tutte le corse, specialmente quelle importanti. Ma tutte queste vittorie non arrivavano, e Giovannino cambiava sempre squadra per trovarne una che lo aiutasse a vincere. Ma Giovannino era anche sfortunato perché, anche se sapeva correre sulle pietre sconnesse e buttarsi nelle discese a rotta di collo, cadeva spesso. Ed era anche ingenuo, perché, per vincere, una volta andò da uno stregone credendo che quello facesse magia bianca, non sapendo che invece quel mago cattivo faceva magia nera, e per questo fu punito e dovette stare 3 mesi senza poter correre. Giovannino allora partì per cercare fortuna in Spagna, e lì fu preso nella squadra del fortissimo Capitano Alessandro Vincotutto, uno che correva in tutte le corse del mondo e voleva vincerle tutte, anche se non faceva niente per vincerle, e infatti spesso le perdeva. E poi in quella squadra c’era anche un ragazzo piccolo e scuro, così scuro che non si vedeva bene, e allora lo scambiarono per un azteco e invece era un inca. La squadra spagnola correva una volta per far vincere Alessandro, la volta dopo per far vincere l’inca, e un’altra volta ancora per farli vincere tutti e due, cosa che però non era possibile, e il turno di Giovannino non arrivava mai. Allora Giovannino iniziò a dire che lui non voleva correre più sulle pietre, ma sulle montagne, perché lì era diventato forte e la squadra contava molto su di lui. Ma un bel giorno si venne a sapere che quella squadra, che aveva le maglie blu scuro, come la notte fonda che arriva quando vai in fuga e dai l’anima ma poi ti riprendono poco prima dell’arrivo, aveva assoldato un altro corridore spagnolo, forte ma timido, che nella sua vecchia squadra si nascondeva spesso dietro Capitan Sigaro, e poi, quando nessuno se l’aspettava, balzava in testa alla corsa e vinceva, oppure faceva secondo, come quella volta che stava per acciuffare Vincenzino, l’amico d’infanzia di Giovannino, che era uno che invece le corse le vinceva, perché si inventava sempre qualche cosa, attaccava dove gli veniva la fantasia, in salita, in discesa, in curva, sul rettilineo, sulle pietre, sull’erba, al semaforo, in galleria. Ma Giovannino continuava ad avere fiducia nel suo avvenire, e pensava che un giorno, anche lontano, ci sarebbe stata una corsa apposta per lui, e quella corsa lui l’avrebbe vinta. A patto di non cadere.

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