Niente di nuovo sul fronte occidentale

Dicono che in Belgio ci sono molti terroristi islamici. Domenica a Koksijde c’è una prova della Coppa del Mondo di ciclocross e sono aumentate le misure di sicurezza. Se tra il pubblico dovesse essere notato qualcuno non ubriaco di birra sarà meglio tenerlo d’occhio perché sospetto.

ndnsfo

sembra

Questa frase è di Paolo Nori dal suo blog omonimo ma sembra uscita dai Peanuts:

una famiglia è qualcuno a cui portare una sbrisolona quando vai a Mantova.

LA ZERIBA SUONATA – living room

Negli ultimi post ho accennato all’architettura e all’Islam e a Julian Cope, e proprio il druido canterino nel 2005 immagina che un homeless vada a vivere nel buco dove trovarono Saddam, che se fosse stato un posto più tranquillo sarebbe arrivato un architetto capace di trasformarlo in una soluzione abitativa molto trendy o cool, ma pure chic, fa lo stesso.

LA ZERIBA SUONATA – tuffi

Che cosa hanno in comune questi due musicisti? Forse solo il fatto di essere di quelli che vengono definiti outsider. Il grande successo non l’hanno mai raggiunto, forse sfiorato. Flavio Giurato è un cantautore che ha fatto pochi dischi e uno, Il tuffatore, capitò nel periodo di Mr. Fantasy,  per cui ebbe una certa notorietà, accresciuta dalla novità che costituiva allora una trasmissione di videoclip. Flavio è fratello del giornalista televisivo Luca, il quale, suo malgrado, incespicando spesso nel parlare, ha dato l’opportunità di sfogarsi a tanti fighetti saputelli che hanno la cameretta tappezzata con le foto di tutti i congiuntivi.

Julian Cope è un mostro sacro, del resto ha intitolato un suo album Saint Julian. Nel periodo new wave suonava con i Teardrop Explodes, che facevano un rock psicoelegante. Poi ha avviato una lunga carriera solista e ha scritto vari saggi, non solo sulla musica, famosi quelli sul krautrock e sul rock giapponese, ma anche su archeologia, storia e religione. Forse Trampolene è stato uno dei brani con i quali è passato più vicino al grande successo.

LA ZERIBA SUONATA – musica non per cocktails

Se qualcuno vuole fare pace con l’architettura e il design, o vuole credere o continuare a credere che queste discipline possano avere a che fare con la vita delle persone più che con cocktail e apericene (pure word schifa questa parola e la sottolinea in rosso), allora potrebbe leggersi un libro a fumetti di Massimo Giacon, che racconta dell’architetto alpino Ettore Sottsass jr. per il quale ha lavorato.  Tra parentesi in questa storia vengono ricordate alcune belle riviste di quelle che si facevano una volta (Frigidaire, Dolce Vita, Tic). Poi, siccome Giacon è anche musicista, ha pubblicizzato il libro con un video in cui ripropone il brano Prendi l’osso e corri! del suo vecchio gruppo I Nipoti del Faraone, featuring Sottsass si direbbe oggi, in cui l’architetto canta, o meglio recita, un testo insensato.

Cartolina dalla Malesia

Questa estate ho letto Fiabe e leggende della Malesia, un  vecchio libro del 1993 delle edizioni Arcana, quelle che si occupano di rock. In libreria c’erano questo volume e un altro sulle fiabe birmane, e ho scelto il primo, ma non perché in Malesia ci sono buoni corridori e il famoso Tour of Langkawi mentre in Birmania niente; semplicemente i titoli dei racconti promettevano storie più interessanti. La Malesia è un paese dove ci sono state varie migrazioni, e per questo ci sono buddisti, taoisti e mussulmani. L’introduzione al libro era una cosa politicamente corretta e ho pensato speriamo bene. In molti racconti ci sono esseri fatati, mostri e demoni, e mi ricordano un po’ i cartoni animati di Rumiko Takahashi e Hayao Miyazaki; poi ce ne sono altri in cui i protagonisti ogni volta che gli accade o fanno qualcosa pregano e ringraziano Allah. Ora queste sono storie tradizionali. Ma pensavo se fossero di uno scrittore che le proponesse a un editore, questo qui cosa gli direbbe di questi racconti dove la storia, l’azione, si interrompe continuamente per preghiere di ringraziamento?

Langkawi

carta da parati

E pensavo ma se per esempio il pittore olandese Jeroen Anthoniszoon van Aken, che scelse come nome d’arte Hieronymus Bosch, fosse nato sempre nel 1453, ma in Arabia invece che a ‘s-Hertogenbosch, che cosa avrebbe fatto? Forse avrebbe disegnato carta da parati?

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