domenica di passaggio

Antefatto che si capisce dopo. Stamattina passavo per una strada poco affollata da gente e auto, dove quindi un parcheggio poteva trovarsi regolarmente. Da uno di quei gazebo, estensioni di bar e locali, che non si capisce mai come stanno messi con l’occupazione di suolo pubblico, è corsa fuori una signora perché i vigili le stavano multando l’auto parcheggiata chissà dove.

Beh, quest’ultima prova della Coppa del Mondo di ciclocross non si può certo dire che sia stata appassionante. Mathieu Van der Poel è andato in fuga al primo giro e ha solo aumentato il distacco fino alla fine, dominando la gara intitolata al padre Adrie. C’è da augurarsi che il mondiale di domenica prossima sia più combattuto. Strana stagione: una prima parte dominata da Van Aert che si è assicurato la vittoria nelle tre principali challenge e sembrava aver ucciso il ciclocross per quest’anno e quelli a venire. Poi Van der Poel ritorna da un infortunio e sembra che ora l’assassino sia lui. Così è finita che questa volta mi sono distratto più del solito a leggere il forum che scorre parallelo alle immagini di UCI Channel. 7000 collegati da tutto il mondo, un piccolo stadio, non tutti ovviamente a chattare, ma di sicuro nessuna offesa né linguaggio scurrile. Qualcuno informato, qualcuno meno, qualcuno chiedeva se c’erano italiani (il vecchio Franzoi, crossista part-time, è stato l’unico a non essere doppiato), un altro scriveva che sicuramente Van der Haar non passerà mai alla strada, proprio lui che già è in una squadra world tour, la Giant, per di più trovatasi improvvisamente carente per l’incidente che ha coinvolto 6 di loro, compreso Degenkolb. Forse gli unici momenti da segnalare oggi sono stati una capriola di Sven Nys con tutta la bici e le lacrime di Toon Aerts all’arrivo per non essere stato selezionato per i mondiali (cosa che in Belgio è già un gran risultato). Finita la diretta, rapido passaggio su Raisport per la sintesi del Tour Down Under, dove Gerrans questa volta ha preferito vincere piuttosto che cadere. Andrea De Luca, trovandosi a parlare del rugby australiano, ha ricordato che uno scrittore inglese disse che l’invenzione del rugby era uno stratagemma per tenere 30 manigoldi fuori dal centro di Londra. Bello, è quello che più o meno penso io del calcio, che serve a convogliare gli istinti bestiali che altrimenti chissà come si sfogherebbero; solo che i numeri sono ben altri che quelli di 30 manigoldi, per non parlare dell’inquinamento acustico, anche sotto forma di chiacchiere da bar. E poi, dopo tutto questo ciclismo, ho potuto dedicarmi ad altro, che forse ne ho un po’ troppi di interessi, di passioni o, per dirla in modo meno pomposo, di hobbies. Ma, a differenza di tanti italiani, non ho quello di scandalizzarmi e dire: Che vergogna! Si, in questo momento in televisione c’è sicuramente qualche benefattore che, per passione e non certo per protagonismo o perché non abbia trovato di meglio nel mondo dello spettacolo, denuncia malefatte e truffe e ci mette in guardia contro questo e quello, ma io me ne sto irriconoscente su internet. E, proprio per questo, solo oggi ho saputo che quel tipo che timbrava il cartellino in mutande e gli altri colleghi licenziati erano vigili urbani, e allora ho capito ancora meno tutta questa indignazione degli italiani, che dovrebbero una volta tanto mettersi d’accordo, prima di tutto con sé stessi. Se qualche vigile scende in strada, per sanzionare  solo una piccola parte delle tantissime infrazioni che si commettono, viene visto come complottista sanguisuga e diavolo dell’inferno, ma se si astiene, diciamo così, dal proprio dovere  neanche va bene. E allora sarebbe divertente se qualche giudice reintegrasse i licenziati, cosa da non escludere, forse anzi più probabile di una vittoria di Van der Poel al mondiale di domenica prossima, e costoro, imparata la lezione, diventassero i vigli più solerti e anche spietati d’Italia, e multassero tutti i furbetti del parcheggino e del gazebino. Però, dato che su internet ci sono troppi post e commenti in negativo, concludo con una cosa positiva che prima o poi volevo scrivere. Mi sono davvero piaciute le miss del Tour Down Under, e i loro vestitini, sobri e da ragazze normali, non come certi abitini da cubiste che si vedono altrove. E poi erano celesti, un colore che sta bene alle donne, una cosa su cui possono essere tutti d’accordo, anche gli allenatori di calcio.

TDU2016miss