una prova di democrazia

Nibali ha detto di essere dispiaciuto perché non riesce a esprimersi come vorrebbe. In effetti ha detto: Quando il morale è un attimo a zero bisogna anche un attimo capire la persona che si ha di fronte. E noi gli diamo un attimo ragione ma avrebbe potuto esprimersi meglio. Però basta con questo drammone Nibali. Voglio dire, siate democratici, accettate l’esito di questo Giro che che si sta prospettando. Alla partenza c’erano quelli che, secondo me, sono stati i migliori ciclisti di questi anni, insieme a Cadel Evans, e con tutto il rispetto per Contador. Valverde, ciclista che sembra di un’altra epoca perché corre tutto l’anno, ieri ha potuto alzare i braccini corti in segno di vittoria anche al Giro e credo che un podio lo possa accontentare. Tappe e podi in tutti i Grandi Giri, piccole corse a tappe, corse in linea in quantità e anche classiche monumento, infine mai tiratosi indietro ai mondiali. Nibali anche lui correva molto prima di passare con i terribili kazaki. E’ stato uno dei pochissimi a vincere tutti i 3 i Grandi Giri, e non aveva bisogno dell’Astana per riuscirci, ha vinto molte corse in linea e a ottobre ci ha aggiunto la “monumento” che gli mancava, e spesso ha corso anche ai mondiali. I fissati per il Tour, Contador Quintana Froome, cosa hanno vinto in linea? La Milano Torino il primo, il Giro dell’Emilia il secondo e il terzo manco a parlarne. Degenerazione recente, perché pure Indurain, Rominger, Riis e l’Innominato hanno vinto prove dell’allora Coppa del Mondo. Per cui direi che per quei due quello che verrà è tutto in più. Invece ‘sto Kruijswijck che sta per vincere il Giro, che se fosse roba italiana avrebbero già inventato il dualismo con Tom Bellicapelli, ha vinto due corse in vita sua, una tappa al Giro di Svizzera e la classifica della corsa glaciale artica, e poi piazzamenti vari, di cui tre beffardi secondi posti consecutivi qui e ora; allora ben venga una vittoria anche per lui, che sta così bene in bicicletta che sembra non fare sforzo. E allo stesso modo non lamentatevi che tutti i velocisti escursionisti esteri si siano ritirati: così ne viene un po’ di gloria anche per Nizzolo o Modolo. Se poi vince ancora un tedesco, e quel tedesco è Kluge, non è un problema, perché lui ha vinto ancora meno dei due italiani, che, tra l’altro, se noi abbiamo difficoltà a pronunciare il nome della maglia rosa, loro  due, per venire incontro ai commentatori stranieri, potrebbero concordare gli accenti, e chiamarsi o Mòdolo e Nìzzolo oppure Nizzòlo e Modòlo. Tornando a Kluge, solo un paio di mesi fa, sfruttando il controllo incrociato di Gaviria e Viviani, stava vincendo il mondiale dell’Omnium, è un pistard di lungo corso e se quest’anno vince lui, e l’anno scorso toccò al miglior seigiornista in attività, Iljo Keisse, ora che lo sappiamo, tante volte l’anno prossimo dovessero schierarsi al via Lampater, o Morkov che già vinse alla Vuelta, li terremo d’occhio. Ma oggi forse si celebrava la Giornata Mondiale della Multidisciplinarietà, visto che il cronoprologo del Giro del Belgio è stato vinto dal fenomeno del cross Van Aert che ha battuto anche Herr Panzerwagen. Tornando ancora a Kluge, secondo me Martinello fa finta di dispiacersi per l’ennesima occasione persa dagli sprinter italiani, ma sotto sotto è contento per la vittoria di un pistard, un fatto corporativistico. E se questo risultato servisse a far restare nel ciclismo il suo sponsor IAM, saremmo contenti tutti. E se dite di no, che non vi importa, forse avete sbagliato blog.

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Kluge e Pollack, non so se ve lo ricordate.