I PREMI SENZA I PREMI

Giro2016prem

In passato ricordo che al Giro d’Italia, oltre a quelli ufficiali, lungo la strada si assegnavano dei premi, spesso in natura, salumi formaggi vini, messi in palio da privati e associazioni. Ora non ne sento più parlare, ma non so dire con certezza se la crisi ha tagliato anche questi. Così a fine corsa la Zeriba Illustrata, invece di maglie o voti in pagella, quest’anno ha deciso di assegnare dei premi in natura, però rigorosamente virtuali, solo i nomi senza le cose, come direbbe uno scrittore parmigiano. E qualche premio è andato anche a qualche ciclista assente, poi vedrete. Eccoli qua, senza altre chiacchiere:

Tappi d’oro per le orecchie a Stefano Allocchio. Mentre nella patria del ciclismo continuano gli incidenti gravi e le moto indisturbate fanno il brutto e il cattivo tempo, in questo paese altrove approssimativo incidenti seri non ce ne sono stati, e un paio di tappi sono opportuni perché il direttore di corsa non senta chi dice che è severo e chi eventualmente gli chieda di chiudere uno due o tre occhi.

Mortificatore personale a Vincenzo Nibali. Vista l’esperienza degli ultimi due anni, quando Nibali non riesce a esprimersi come vorrebbe e il morale è un attimo a zero, interviene un attimo il mortificatore personale a stimolarne l’orgoglio.

Pietra ciclofilosofale a Johan Esteban Chaves Rubio. Il ciclista che prende le cose con filosofia perché nella vita ci sono cose più importanti, che sorride sempre, al punto che a volte sembra il Joker, che dice tranquillamente agli italiani che il suo sogno è vincere il Tour de France, che se l’avesse detto un ciclista iperboreo l’avrebbe condannato a dannazione eterna o, in alternativa, a scendere dal Gavia sotto la neve a ruota di Geniez, meriterebbe una sostanza alchemica che trasformasse qualsiasi maglia, rosa compresa, in maglia gialla.

Due biglietti per il teatro a Alejandro Embatido Valverde Belmonte. E’ un po’ come voler fare un regalo a uno che ha tutto. Valverde cos’altro può chiedere? In quella decina di giorni all’anno in cui non gareggia potrebbe andare a teatro, e siamo sicuri che Aspettando Godot sia il suo genere.

Cesoie per acciaio a Tom Dumoulin e Roy Curvers. Con i tanti spot dello shampoo magico i loro capelli si sono così rinforzati che per tagliarli non basta una semplice forbice da barbiere.

Una fornitura di quello shampoo lì a Matteo Trentin, e i suoi pochi capelli rimasti, per vedere se ha anche valore retroattivo.

Un viaggio in Italia per Marcel Kittel, sulle orme di Goethe e degli altri settecenteschi viaggiatori del Grand Tour. Partenza da Belfast, tappe a Londra, Copenhagen, Amburgo, Liegi e arrivo ad Amsterdam.

Corso di guida della bici a Ilnur Zakarin. Per migliorare lo stile, affrontare meglio curve e discese ed evitare cadute. Resta da decidere il docente: già scartata l’ipotesi Geniez.

100 Kg di Riso Scotto a Mikel Landa Meana, per preparare pasti nutrienti a base del famoso riso triste che scuoce subito, e così integrarsi, anche con l’alimentazione, nel gioioso stile di vita della Sky.

Un albero portatile a Rigoberto Ciccio Uran Uran, in modo da poterlo sempre abbracciare all’occorrenza, anche al rifornimento, e ricavarne beneficio psicofisico, così da ritornare ai vertici delle classifiche e dare vita a spassose scenette con la De Stefano.

Un manubrio con protesi a uncino ad Arnaud Démare, per potersi appigliare all’ammiraglia senza usare le mani.

Edizione rilegata in rosa di L’origine delle specie di Charles Darwin a Darwin Atapuma, per studiare come può evolversi un escarabajo.

Un memo a Liam Bertazzo e Marco Coledan. Un semplice promemoria: avete visto Keisse e Kluge? Venite anche voi dalla pista? Ecco, ci siamo capiti.

Abbonamento per 5 anni al National Geographic a Mauro Vegni, così da poter scoprire tanti meravigliosi posti del pianeta da cui poter far partire il Giro nei prossimi anni, dopo il Giappone nel 2018. Dall’Isola di Pasqua alla Lapponia, dalla Mongolia alle Isola Fær Øer, dove chi prende una curva un po’ larga finisce in mare, ogni proposta è degna di essere vagliata.

Bastone e cappello a Mario Cipollini. Non fatevi ingannare dalle apparenze. Anche se può sembrare un vitellone che si mantiene ancora in forma, Cipollone è l’ umarell del ciclismo italiano. Ciclista pensionato, si avvicina al cantiere del Giro e inizia a criticare tutto e tutti, a insinuare dubbi, a dire che non ci sono più i velocisti di una volta e che si stava meglio quando si stava peggio, e che quando c’era Lui (il Cipolla) i treni (dei velocisti) arrivavano in orario.

Pendolino e sfera di cristallo a Beppe Conti. Non avessero mai corso insieme Gilbert e Hushovd! Da quando si verificò tale congiunzione cicloastrale, annunciata da Beppe Conti tra lo scetticismo di tutti, la profezia viene sempre ricordata come curriculum a dimostrare l’attendibilità delle sue indiscrezioni sempre più inattendibili. Il giornalista si è fatto prendere sempre più dalla foga divinatoria, e ormai siamo al punto che o qualche amico vero gli fa capire che è diventato una macchietta, la caricatura di sé stesso, o va fino in fondo e si porta pure gli attrezzi del mestiere, come un novello Mago Otelma. Secondo le sue indiscrezioni Contador si ritirerà nel 2017 nel 2018 e nel 2019 (forse a rate), l’anno prossimo Diego Rosa correrà in tre squadre, l’organico della Lampre comprenderà 82 ciclisti, e ci sarà la fusione di tutte le 18 squadre del World Tour a due a due, così da restare solo in 9.

Un paio di pantofole a Filippo Pozzato, per incitarlo a fare la cosa giusta, cioè ritirarsi, anziché trascinarsi in giro per il Giro ed essere preso in giro, appunto, anche dai colleghi. Per l’unico ciclista che nello staff, oltre a preparatore e massaggiatore, ha anche il tatuatore, le pantofole andrebbero meglio se in pelle umana, così almeno avrà di nuovo qualcosa da tatuare. Secondo un indiscreto di Beppe Conti l’anno prossimo potrebbe esserci la fusione di Pippo Pozzato.

Maglia nera alla RAI. La cronaca della corsa è continuamente interrotta, da giustificabili (per il bilancio) spot pubblicitari, anche se non sempre al momento opportuno, alle cartoline turistiche, anch’esse con una loro logica, dai cambi di rete o di studio alle varie sigle, dalle rubriche fuori luogo allo scrittore inutile, che sarà meno inutile se come editore ora vorrà pubblicare qualche libro sul ciclismo. Imbarazzanti gli intervistatori stradali, retorico Pancani, soporifero Garzelli (che si merita un premio a parte), sempre in cerca di storie drammatiche AdS, Fabretti ci si chiede perché non si interessi invece di sport di squadra e porti lì le rubriche “culturali”, collegamenti dalla moto disturbati e spernacchianti. Immagini rallentate utili solo a leggere il labiale Va ffa ncu lo di Modolo al Nizzolo deviato. Tanto rumore per le telecamerine sulle bici, dimenticate dopo poche tappe perché non ci mostrano niente di che. E tanta insistenza sul braccio destro non completamente funzionale di Chaves, anche se lui per primo minimizza. Mica ci dispiace se in realtà può fare tutto col braccio, anzi, se insistono, il simpatico (l’hanno detto mille volte che è simpatico) colombiano finirà per scocciarsi ed emulare Tonkov e Pirazzi con quel braccio lì.

Un paio di occhiali neri a Stefano Garzelli, che gli permettano di dormire senza che gli altri se ne accorgano, non solo in trasmissione ma anche quando va in ricognizione sul percorso della tappa successiva e ce la illustra col brio di un cambio rotto.

Uno scatolone di bottiglie di Vecchia Romagna ad Alan Marangoni. Che il gregarione più tifato d’Italia gareggi in California anziché in Italia è una specie di bestemmia, anche se qui forse avrebbe avuto poche opportunità di andare in fuga, dovendo poi lavorare per il capitano Hesj…, no Form…, no Uran…, no Dombr…, ma chi era il capitano della Cannondale?

Niente a Steven Kruijswijk, per discrezione, un po’ per il ribaltone (in tutti i sensi) in corsa e un po’ per il suo carattere riservato. Sapete, questi nordici sono chiusi, non come gli italiani che sono aperti, socievoli, calorosi, salutano, gridano, schiamazzano, con una mano ti danno una pacca sulla spalla e con l’altra, se è il caso, una pugnalata. Solo una domanda: si sono tutti interrogati su come si pronuncia il suo cognome, ma lui come pronuncia quello di Battaglin?

Niente a Giovanni Visconti, zitto zitto secondo italiano in classifica, sia perché per la convocazione per Rio deve provvedere Cassani, sia perché gli abbiamo già dedicato un racconto, che, più che una favoletta, sembra iperrealistico:

https://lazeribaillustrata.wordpress.com/2015/10/21/le-avventure-di-giovannino-perdicorse/

Centomenouno vasetti di budino Elah gusto cacao al blog Schiantavenna, che segue il giro in allegria e che ogni tanto ci fa ricordare cose buone e semplici del passato. Sempre attento agli ultimi, agli extracomunitari, cioè Cheng Ji e Yamamoto. L’unico appunto che gli si può fare è che, come certi ciclisti, prepara un solo appuntamento a stagione e dopo il Giro scompare. Cipolla insinua il dubbio che l’autore del blog abbia un motorino nascosto nel pc. Secondo Beppe Conti l’anno prossimo potrebbe esserci la fusione tra la redazione di Schiantavenna e la redazione di Tuttosport.