Come tutto ebbe inizio (Storia dozzinale del Ciclismo Baltico)

Nel 1984 l’URSS boicottò i Giochi Olimpici di Los Angeles e, deluso da questa occasione persa, uno dei ciclisti di livello olimpico prese la cittadinanza norvegese e passò al professionismo. Ma con quel nome Jaanus Kuum era chiaramente estone. Purtroppo quella della mancata Olimpiade fu una delle sfortune meno gravi per Kuum, investito da un’auto durante una carriera agonistica deludente e, dopo di quella, suicida forse per problemi economici. L’undici marzo 1990 la Lituania dichiarò la sua indipendenza, il 17 settembre 1991 seguirono Estonia e Lettonia. Il primo ciclista baltico che abbiamo conosciuto è stato il lettone Pēteris Ugrjumovs (si, proprio quello là, Ugrumov). Ma l’inizio del vero ciclismo baltico è stato con Arturas Kasputis, inseguitore lituano, scappato, ma non dall’URSS o dalla nuova realtà, bensì nelle corse, e se non si fosse ritirato sarebbe ancora in fuga. Però, dopo di lui, ci sono stati tanti ciclisti baltici che, essendo soprattutto dei passistoni, hanno seguito il suo esempio, da Saramotins a Navardauskas, da Siskevicius a Bagdonas, dallo stesso Kangert che, se c’è bisogno di un gregario in avanscoperta, ci va lui fino a Taaramäe che, proprio con una lunga fuga, pochi giorni fa ha vinto, invisibile perché eravamo tutti a seguire la rimonta di Nibali, la sua prima tappa al Giro, e ora mi sa che il suo futuro è escapista, avendo dimostrato di non essere capace né di fare classifica né di buttare giù il gruppo in volata.

Kuum+Kasputis

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