altre impennate

A leggere ora le presentazioni fatte a suo tempo delle tappe alpine del Tour e a vederne le altimetrie c’è da sorridere, perché prima della partenza si sarebbe detto: ci saranno distacchi abissali, come faranno ad arrivare? E forse la tappa di oggi è stata veramente dura perché tra gli uomini di classifica nessuno ha avuto le gambe per fare un attacco importante e alla fine Froome ha guadagnato un’altra spicciolata di secondi sugli avversari, tra i quali un Quintana deludente e alcuni che, per la loro discontinuità, meglio farebbero a capire che puntare alla classifica di un grande giro non è per loro, e, invece di perdere anni così, puntassero alle corse in linea, e questi sono Diego Rosa e Geraint Thomas che, anche se quest’anno sono venuti come gregari, qualcuno li vede come capitani futuri, e il solito Van Garderen. E la gara è stata davvero dura perché all’arrivo c’erano dei tipi solerti dell’organizzazione che, appena ogni corridore passava il traguardo, correvano a sostenerlo, anche quando non ce n’era bisogno, come con Sagan che è arrivato addirittura impennando. Come da copione è arrivata la fuga e finalmente ha vinto Zakarin, il quale, dato che le discese non erano pericolose, questa volta ha rischiato di cadere per chiudersi la maglia. Insomma quello delle vittorie di tappa è lo spettacolo che offre questo Tour, non la lotta per la vittoria, che ormai sembrano tutti puntare al piazzamento, e per l’impresa rivolgersi al Giro di Turingia, dove Elena Cecchini, felice io di essere stato smentito per quanto scritto qualche giorno fa, ha staccato molte delle migliori cicliste del mondo, tra cui una Vos tornata ai suoi livelli, ed è balzata in testa alla classifica, con quella che forse, anche se non ha vinto la tappa, è l’impresa più importante finora della sua carriera.

Sagan_Emosson