Biologia della fame

Dicono che nello sport vince chi ha più fame. Allora forse per questo nella penultima tappa del Tour Nibali è arrivato terzo: perché lui ha vinto molto e ora ha un obiettivo più importante come le Olimpiadi, mentre Izagirre e Pantano in carriera hanno vinto molto di meno e hanno rischiato molto di più in discesa. Si, ma la faccenda della fame può andare bene come figura retorica, ma nella realtà biologica, fisiologica, chi ha fame non ha la forza per fare niente, come Aru che oggi è andato in crisi, forse di fame, e, quando ha iniziato ad essere in difficoltà, Rosa gli ha offerto gel, barrette, un panino con la porchetta, una torta glassata, dicendogli come una vecchia nonna: “Mangiach’èbbuono”. Certo sarebbe strano: le squadre hanno preparatori, allenatori, nutrizionisti (almeno quelle world tour, poi le continental non so, forse hanno il kebabbaro) e poi rispunta fuori la fringale che ci insegnò De Zan. Comunque il Tour è ormai finito e la RAI già sta pubblicizzando il film sulla corsa che andrà in onda la settimana prossima: sarà un programma consigliato soprattutto a quelli che seguono Paperissima e programmi simili, insomma quelli che si divertono a vedere le cadute, perché, tolte quelle, di questo Tour non rimane granché.

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Invece nelle corse organizzate da Adriano Amici non si rischiano crisi di fame.