Cartoline da Tommaso Labranca

Già qualche altra volta ho scritto che questo è un blog dove non ci sono risposte ma solo dubbi e domande. E la domanda di questa volta è semplice, si può dire che è di aritmetica: se dopo la morte di Tommaso Labranca per ogni sito di informazione subito una o due persone hanno scritto che lo conoscevano bene, lo stimavano, apprezzavano il fatto che era un uomo e uno scrittore libero, controcorrente, eccetera, e dicevano che ora gli mancherà, come mai quando neanche tre mesi fa Labranca ha inaugurato il Temporary Book Shop della sua casa editrice invece non c’era nessuno? Forse qualcuno non la racconta giusta?

Dicono che ha man mano cancellato quello che metteva su internet. Rimangono però molte cose su carta, libri innanzitutto, articoli su varie riviste e anche fanzine. E qualcuno conserverà ancora le cartoline con cui pubblicizzava le cose che faceva prima di diventare famoso.

CartolineLabranca

calamità

Che strano paese che è l’Italia e chissà come può sembrare strano a chi non ci è abituato ma capitasse qui venuto da altrove. Qui, per dire, gli edifici antisismici crollano a causa del sisma, e c’è un ministro a cui hanno dato da amministrare i beni culturali che invita la gente ad andare nei musei non per visitarli ma perché l’incasso sarà devoluto per il sisma. Poi lui è un ministro che non ci tiene ai soldi, e infatti è sempre trionfante per l’alto numero di visitatori nei giorni in cui non si paga il biglietto, chissà perché se poi tutti dicono che il turismo dovrebbe servire a portare denaro. Uno venuto da lontano potrebbe pensare che in queste calamità ci sono tanti italiani che hanno buon cuore e si danno da fare per portare aiuto e pochi cattivi che sfruttano l’occasione per rubare nelle case abbandonate, e non immaginerebbe di quanto si deve lavorare tutto il resto dell’anno, in tempi normali, in tempi di pace, per far sì che accada tutto questo, cioè che le case crollino e i ponti e gli ospedali pure, e poi secondo me non è che sia tanto bello, con questo modo invadente di fare giornalismo, andare a vedere per mostrarle a tutti le case sventrate con quello che rimane dentro, mostrare quello che era privato e celato agli occhi dei più, o anche questo si deve ritenere una strana espressione di bontà? E poi è successa, da anni, un’altra cosa strana, che molti che fanno musica pop o rock sono diventati tarantolati, cioè sono diventati tutti appassionati di questo ballo folkloristico, la taranta, che è un po’ come se i rockers cechi diventassero appassionati di polka o quelli spagnoli di flamenco. E siccome questi musicisti tarantolati sono accomunati da una cosa che in Italia va sempre bene, ti assicura dei benefici, cioè sono impegnati nel sociale, sono sensibili a queste cose, durante il raduno che fanno ogni anno hanno osservato, come si dice, un minuto di silenzio (che poi osservare il silenzio è come dire di vedere una canzone) per solidarietà con le vittime del terremoto, e pensavo che se osservavano tutti gli altri minuti pure di silenzio per solidarietà con tutti gli altri anche quella sarebbe stata una buona cosa. Forse uno venuto da fuori l’unica cosa che capirebbe è il calcio, perché quello è uguale dappertutto o quasi, uno strano sport, se così si può definire, dove la convocazione in nazionale è vista come una cosa terribile, una cosa che sottrae i calciatori al tutoraggio dei cosiddetti mister, che, al di là del nomignolo inglese da tempo affibbiatogli, tanto signorili spesso non sono, e soprattutto esponendo questi calciatori al rischio di infortuni, perché, chissà come mai, pare che l’infortunio si rischia solo in nazionale. Insomma la convocazione in nazionale potrebbe sembrare una di quelle disgrazie che, come si dice, non si augurano nemmeno al peggior nemico, in questo caso al peggior avversario, se non fosse che parliamo di calcio e allora sì, all’avversario si augura tutto il male, perché, come avrebbe detto de Coubertin se fosse stato tifoso, l’importante non è partecipare, ma vincere comunque.

musei

giuste forature

A sentire quelli che gareggiano in mtb e quelli che se ne intendono, se Sagan ha forato alle Olimpiadi è per inesperienza, perché non ha provato il circuito per verificarne i punti più difficili, e così i suoi sostenitori e anche chi pensa che con un po’ di fortuna, o con meno sfortuna, avrebbe potuto vincere una medaglia, possono mettersi l’animo in pace, che è giusto così. Ok, ma con quel Fontana che fora spesso come la mettiamo?

E’ finita

Le Olimpiadi sono finite, e non solo loro. Per un paio di settimane c’è stata concordia tra i tecnici del ciclismo italiano che in armonia cantavano le lodi della famosa multidisciplinarietà, la pista fa bene alla strada e la strada fa bene alla spina,  Cassani e Villa e anche Salvoldi, che però non ha problemi perché è tecnico di entrambi i settori. Poi è arrivato il fuoristrada, con esso non sono arrivati invece i risultati attesi con troppo ottimismo, e si è  spezzata l’armonia, è come si ci fosse un disaccordo, a distanza nello spazio e nel tempo, tra il tecnico della mtb e quello del ciclocross, e finché non andrà in porto il progetto, sostenuto anche da Sven Nys, di inserire il ciclocross nelle olimpiadi invernali, quello della mtb, che può portare medaglie estive, avrà maggior importanza. Il secondo dei due, Fausto Scotti, l’anno scorso faticò a convincere Fontana a fare i mondiali e quest’anno ha faticato ancora di più a mettere insieme una nazionale presentabile. Il primo, Hubert Pallhuber, ha detto che Eva Lechner “a un certo punto avrebbe dovuto lasciar perdere la stagione di ciclocross, anziché lasciarsi tentare dalla Coppa del Mondo e dalla possibilità di vincerla. Doveva staccare e poi rigenerarsi in altura”. Successe infatti che Eva Lechner, una che preferisce correre piuttosto che allenarsi, si trovò senza volerlo in testa alla Coppa del Mondo di ciclocross e quasi per inerzia ha fatto tutta la Coppa e i Mondiali, ma senza più vincere. Ovviamente queste sono cose da tecnici, sono loro che ne capiscono, e Pallhuber in particolare è uno che di picchi di forma se ne intende, perché in tutta la sua carriera di biker ne ha avuti due, in corrispondenza di due mondiali, e poi più niente, mentre noi siamo semplici spettatori, che però ormai, di fronte a queste storie dei picchi di condizione e dei ritiri in altura rimaniamo sempre più perplessi, visto che alcuni di quelli che seguono queste pratiche negli ultimi anni hanno reso meno del previsto nei grandi giri, e per contro non pensiamo solo a Valverde che quest’anno i grandi giri li corre tutti e tre, ma anche a tutti quelli che nel weekend finale olimpico nelle prove di mtb hanno fatto meglio degli italiani eppure nei mesi scorsi hanno corso su strada o hanno fatto le marathon, che non sono lo stesso del cross-country, e visto che la gara olimpica è comunque una gara unica, dove può succedere di tutto, si può cadere o bucare, non era meglio se Fontana, che appunto ha forato, correva pure nel ciclocross? Ieri è andata male anche a quel mattacchione di Sagan, che pure era partito fortissimo ma poi ha avuto varie difficoltà, ma se qualcuno ha pensato che lo slovacco si è sopravvalutato, ed è stato presuntuoso a pensare di potersi improvvisare grande biker, direi che, a guardare bene, piuttosto lui si sottovaluta, perché nella gara su strada avrebbe potuto fare molto bene, e chissà che così non sia finita pure la sua carriera nel fuoristrada.

altura

Nella foto Pallhuber attende invano Eva Lechner per un periodo in altura.

Mettiamoci d’accordo

Ancora una volta bisognerebbe che ci mettessimo d’accordo per capire cosa vogliamo. Gunn-Rita Dahle e anche Flesjaa ha 43 anni e non può dare una pedalata senza che ci sia qualcuno che elogi la sua longevità e le sue tantissime vittorie nella mtb. Ieri a Rio è arrivata “solo” decima ma nelle altre corse è ancora capace di vincere, e il bello è che non era la più vecchia in gara dato che Sabine Spitz di anni ne ha 45. Allora perché loro si e la 43enne Kristin Armstrong no?  Forse il problema è l’omonimia con l’Innominato? E allora forse la conseguenza peggiore dell’aver cancellato la seconda parte della carriera di Lance, quella touristica, è che così sembra che solo lui. E invece tra quelli che sono stati a suo tempo squalificati e quelli che hanno ammesso l’uso di doping, soprattutto per i periodi prescritti, quanti sono in ammiraglia e quanti hanno i figli in gruppo? Allora forse il problema della Armstrong, la cui vittoria è stata poco gradita, quasi come quella di Vinoukourov a Londra, è che, al contrario delle veterane della mtb che corrono con costanza, lei due volte si è ritirata e due volte è ritornata alle gare. Come Mennea.

veterane

Rio: alle spalle della giovanissima Rissveds si scatena tra le veterane la lotta per le medaglie.