La storia siete voi

Scrivevo qualche giorno fa che sono ignorante in storia, ma anche certi meccanismi non li capisco, ad esempio come si fa a entrare nella storia (con la “s” maiuscola o minuscola è uguale). Un atleta vince una o più gare in un’edizione delle Olimpiadi. Poi, l’edizione successiva vince di nuovo, e allora le tv e i giornali dicono che è entrato nella storia, e forse fin qui ci siamo, anche se bisogna specificare che quell’atleta deve essere straniero, perché per un italiano sembra che basti molto meno per entrare nella storia. Il problema c’è se quell’atleta vince pure nell’edizione successiva, la terza consecutiva, e si dice di nuovo che è entrato nella storia. Ma non c’era entrato già? Ve n’eravate dimenticati? O ne era uscito nel frattempo? E se in questa terza edizione vince pure un’altra gara, beh, di nuovo si dice che è entrato nella storia, come se niente fosse. Però si può entrare anche nella leggenda. Se la prima volta, che poi sarebbe la seconda, si entra nella storia e la terza nella leggenda va bene, è come se fosse un miglioramento, si entra in qualcosa di superiore. Ma se entra due volte nella leggenda? E se la prima volta, che è sempre la seconda, entra nella leggenda e la seconda, che sarebbe la terza, entra nella storia, cos’è? Un peggioramento o un ritorno alla realtà? Come funziona, si entra ed esce dalla storia e dalla leggenda a piacimento, come fosse un albergo? Che non mi sembra neanche buona educazione. Oppure sono i giornalisti che hanno la memoria corta e il vocabolario cortissimo? Bah, la cosa certa è che Usain Bolt, uno che entra ed esce dalla storia, si sa che è appassionato di musica, ma non lo sentiremo mai cantare quella brutta canzone che si intitola “La storia siamo noi”.

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