Quasi fine

E’ il giorno del Lombardia. Vedi la prima pagina del giornale rosa, in alto si parla dello squadra che si dice che c’ha uno stile e della squadra di Napoleone, a centro del Petroliere, e solo in basso si parla anche del Lombardia,  e ti chiedi se il gruppo editoriale del giornale organizza questa corsa o il campionato di calcio. Il televideo RAI la presenta come la “prova generale del Mondiale”; strano provare un mondiale piattissimo in una corsa con un dislivello inaudito, 4400 metri secondo gli organizzatori, 6000 secondo la Questura (o secondo i cicloamatori?). Si parte. Non c’è la copertura totale da parte della RAI come in altri casi, anzi c’è una falsa partenza. Si comincia su Raisport, ma poi si deve dare spazio alla diretta integrale di una partita del Campionato di Calcio Mocciosi, allora si riprenderà su Rai3, ma non subito, dopo il Prix Italia, e allora penso che sarebbe forse il caso di fare un repertorio dei premi in Italia, ce ne sono tanti che non si capisce a cosa servono, anche nel ciclismo, per esempio pochi giorni fa ne hanno dato uno all’ex capo degli industriali, insomma quando finiranno con i matti potrebbero passare al repertorio di quest’altra cosa inutile. Veniamo alla corsa. Maarten Tjallingii si è ritirato, la Bora-Argon di Cesare Benedetti non è stata invitata, e allora forse Matteo Bono si sarà sentito spaesato e non è andato in fuga, ma tutta la sua squadra, l’unica italiana di prima fascia, è mancata. In fuga ci vanno altri, tra cui il più ostinato Damiano Caruso, che piano piano sta raggiungendo qualcosa di accostabile a quello che ci si attendeva da lui anni fa, e chissà che prima di ritirarsi non ci riesca. Dal tettuccio dell’auto della direzione spunta Elisa Longo Borghini, che fa bene a essere presente: questa ragazza può fare bene per il ciclismo femminile da tutti i punti di vista. Oggi in diretta si parla anche lo slang. Esteban Chaves parla di salita “bastarda”, poi Cancellara dice che se piove c’è rischio di una “macellata”, l’occasione la offre Robert Gesink che prende una curva à la Geniez  cercando di entrare in un giardino e rischia di buttare giù Vilella. A quel punto Gesink, fin lì molto attivo, si ammoscia.  Non c’è il solito copione con la fuga di giornata e i big che se tutto va bene si fanno vivi negli ultimi 10 km. Si inizia a battagliare presto, negli ultimi 60 km, è una delle più belle corse dell’anno, e alla fine la vince Chaves, ed è confortante che uno che ha corso due grandi giri, finendo in entrambi sul podio, a fine stagione ha ancora la capacità di vincere due importanti corse in linea. Ma vince quasi al fotofinish, battendo Diego Rosa che prima ha lavorato per Aru, ha cercato di riportarlo sotto al gruppetto di testa, poi ha cercato di rientrare da solo, poi quando anche il resto degli inseguitori si è avvicinato ha lavorato di nuovo per Aru (che forse ha impiegato un po’ troppo per capire di non essere in grande giornata), poi ha riprovato da solo e questa volte è riuscito a raggiungere i primi, poi ha dato i suoi cambi a tirare, nel finale ha fatto due tentativi da finisseur, insomma non c’era nessuno in ammiraglia a dirgli di stare un po’ calmo? E alla fine ha rischiato di vincere ugualmente.  Però Beppe Conti ha tirato fuori la solita storia del vincitore morale. L’importante è che Diego Rosa, ciclista forte ma discontinuo, abbia capito che è più portato per le corse in linea, e, del resto, se va alla Sky, dove nei grandi giri ci sono rigide gerarchie, non avrà molte alternative. Così finisce Il Lombardia che tutte le corse si porta via, ah no, rimangono la Paris-Bourges e la Paris-Tours, il Mondiale deserto, l’Abu-Dhabi tour. E la Japan Cup ce la dimentichiamo?

lombardia16