Eau de Qatar

Dicono che in futuro ci saranno guerre per il possesso dell’acqua. Può essere, e un’anticipazione l’abbiamo avuta in questo mondiale in linea femminile, con qualche ciclista di qualche paese povero che ha cercato di afferrare la borraccia destinata invece a colleghe di paesi ricchi. Forse si trattava solo di inesperienza, ma, dato il  caldo, di restare senza acqua non era proprio il caso. Il caldo continua a rimanere l’argomento principale, anche se Martinello cercava di sminuire e AdS prometteva di non parlarne prima di intervistare Cassani sull’argomento caldo di oggi, cioè il caldo. Dopo la combattuta gara juniores di ieri, col vincitore arrivato da solo, si sperava in una corsa battagliata e selettiva anche oggi. E dire che l’Olanda, nonostante avesse una delle velociste favorite, ha provato a fare selezione sfruttando la superiorità numerica e il valore delle singole atlete. Ma non c’è stato niente da fare, il vantaggio guadagnato durava poco, e neanche un movimento 3 stelle con Armitstead Longo Borghini e Vos ha potuto niente. Così, quando se n’è andata una passistona come la Neben, fresca (si fa per dire, in tutti i sensi) campionessa a cronometro, nessuna ha provato a raggiungerla, quasi si fossero già tutte rassegnate alla volata. Eppure non tutte le nazionali avevano una forte velocista, compresa l’Italia che ha corso guardinga puntando sulla Bastianelli, che forse avrebbe potuto fare meglio all’europeo che qui. Durante la lunga diretta si è parlato anche del brusco passaggio dalla categoria juniores alle élite, e Martinello ha portato l’esempio della danese Amalie Dideriksen che ha dominato da junior ma non ha ancora fatto grandi cose tra le adulte. Infatti si arriva alla volata, la Wild ha un treno che neanche un tgv, ultima donna la Vos, ma forse quella piccola pendenza pesa a una come lei che in Italia definirebbero “cicciottella”, e vince proprio la danese. Pancani dice che la teneva d’occhio, ma Martinello, che è persona onesta, ammette subito di essere stato smentito dalla danese. Terza la finlandese Lepistö , e continuano i podi pieni di ciclisti che vengono da paesi freddi. Per l’Italia una buona prova di squadra con la Longo Borghini che dimostra ancora una volta la sue capacità fisiche e mentali e il quinto posto di Marta Bastianelli, che, più con la forza di volontà che con quella delle gambe, precede molte velociste comprese le favorite Hosking e D’Hoore. Potrebbe essere  il mondiale dei rimpianti per le italiane, il mondiale dei “se”: se la Cecchini non avesse perso il pedale danneggiando la Bastianelli, se la Guarischi fosse stata quella dell’anno scorso, se la Bronzini non avesse avuto il malore che l’ha costretta a non partire. A proposito, in questa settimana  nel ciclismo femminile ci sono state una notizia buona e una notizia buona. La buona è che Giorgia non si ritira ma corre anche l’anno prossimo, la buona invece è che dal prossimo mondiale su pista ci sarà anche l’Americana femminile. Ora mettendo insieme queste due notizie buone si potrebbe avere un auspicio, cioè che l’anno prossimo la Bronzini torni alla pista e provi a inaugurare l’albo d’oro della nuova specialità; poi per la compagna c’è solo l’imbarazzo della scelta. E a proposito bis, tra le prime cinque di oggi, almeno quattro sono pratiche di pista; bene farebbe la Francia a buttare nella mischia la riserva Coquard. Al momento della premiazione la vincitrice si preoccupa del suo aspetto, le miss non ci sono neanche oggi, sostituite da bambine, sul palco c’è una donna vestita da vedova inconsolabile, ma, sorpresa, c’è anche una donna vestita da donna, è la vicepresidentessa dell’UCI Tracey Gaudry con la gonna al ginocchio. Già in corsa qualche ciclista si è aperta la maglia per il caldo, poi c’è quel triangolino rosso dell’ultimo chilometro che potrebbe evocare altri trangolini, insomma speriamo che tutto ciò non turbi nessuno.

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