Brevi dall’Olimpo

Raccontavano ieri durante la telecronaca del mondiale che ad una conferenza stampa della nazionale belga, nonostante la presenza del campione olimpico, le domande erano tutte per Boonen. Si dice che in Belgio è un semidio e solo questo può spiegare perché la nazionale ha corso con un unico obiettivo. Neanche un ciclista più completo come Gilbert è arrivato a tanto. Boonen ha vinto e rivinto le corse preferite dai fiamminghi e ha ispirato pure un fumetto. Ma in corsa ha sbagliato ieri come in passato, e quando ha sbagliato anche fuori dalle corse si diceva che lui avrebbe voluto solo andarsene tranquillo a pescare. Per cui non è facile prevedere se, quando smetterà, diventerà commissario tecnico o si terrà lontano dal ciclismo. In Qatar c’era Eddy Merckx, che è testimonial del ciclismo nel Qatar e del Qatar nel ciclismo, e aveva il pass come tutti, come se qualcuno potesse non riconoscerlo. Ma infatti, se qualcuno non lo conoscesse, mai penserebbe cosa ha fatto questo pacioso signore, sempre disponibile con tutti, che se parla dei corridori di oggi non sta mai a fare il paragone con il suo ieri, che poi se lo facesse nessuno potrebbe obiettare niente. Sono persone, con i loro difetti, che andrebbero raccontate diversamente da come è più facile fare, cioè con i tromboni e le frasi fatte. La retorica dei campionissimi, del ciclismo eroico, delle imprese di altri tempi, è un limite nella comprensione e nel racconto del ciclismo. Purtroppo l’impressione è che anche laici e atei vogliano i loro Dei. E questo vale anche per altri campi. Prendiamo la discussione sul Nobel a Bob Dylan. Se per gli scrittori e i cantanti si può trattare di semplice difesa di interessi corporativi, per gli altri, i lettori e gli ascoltatori, sembra quasi una guerra di religione. Lo svolgersi della vicenda dopo l’attribuzione del premio non l’ho seguito, ho letto che gli accademici non erano riusciti a contattare telefonicamente il cantante, e spero che nel frattempo ci siano riusciti, che si sia trattato solo di un disguido, e che il cantante accetti il premio, perché il rifiuto sarebbe un ulteriore passo verso la santificazione del personaggio. Anzi, visto che Dylan è impegnato nel NeverEnding Tour, e che quindi sta visitando molte città, e potenzialmente potrebbe aver comprato molti souvenir, come capita alle persone e non alle divinità, sarebbe bello se la medaglia che riceverà la mettesse esposta in salotto, tra una gondola veneziana e una Tour Eiffel però senza cupole ortodosse davanti.

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– senza paroloni