La scuola ci salverà

La scuola: come avevo fatto a non pensarci? A me mi fanno ridere quelli che quando si parla di qualche problema sociale dicono che se ne dovrebbe occupare la scuola: a scuola si dovrebbe parlare di questo, la scuola dovrebbe insegnare quello, la scuola si dovrebbe far carico di quest’altro. Possibile che non si rendano conto di come funziona la scuola? Se lì dentro dicono non fate questo i ragazzi lo fanno, e tutto quello che si studia è più facile che venga rifiutato piuttosto che appassioni. Ma poi, quando di qualche fattaccio sono colpevoli gli stessi studenti, si tira fuori l’Attenuante Universale: “So’ ragazzi!”. E invece bisognerebbe risolverlo subito il problema, se no quelli diventano adulti, ma questo non c’entra. E questa cosa della scuola mi è venuta in mente in questi giorni leggendo qualche commento sociale sul Nobel a Dylan. Qualcuno scrive che bisognerebbe studiarlo a scuola, e ho pensato che questo ce l’aveva tanto con Dylan da augurargli una disgrazia del genere, e poi invece mi sono accorto che era dello schieramento pro-Dylan. Ma non era questo quello che volevo dire. Si sa che in questi anni in Italia si sono fatti grossi passi indietro in vari campi, come quello del mercato del lavoro e dei diritti dei lavoratori. E così anche nella musica dove c’è stata una recrudescenza del fenomeno dei cantautori. Ne nascono di nuovi, quelli vecchi sono ancora tra noi (forse per questa moda degli zombi), e i dylaniani si arrabbiano se qualcuno contesta il nobel e non se qualche cantante romano fa un disco di traduzioni che è meglio lasciar perdere, meglio non parlarne. Per inciso (non nel senso del disco), visto che in Italia si tende sempre a fare di tutta l’erba un fascio, e visto che questo è comunque un blog sul ciclismo, e Paolo Conte ha scritto le più belle canzoni sull’argomento (Bartali, Diavolo Rosso, Velocità silenziosa), penso che sarebbe uno sbaglio includere Conte tra i cantautori, visto che fa tutt’altro genere di musica e ha sempre detto di essersi ispirato all’Orchestra di Cinico Angelini, cioè una roba che farebbe orrore ai cantautorosi pallosi politicosi. Ma arriviamo al dunque, la soluzione del problema. Visto che a scuola si studia letteratura italiana, si potrebbero inserire nei programmi ministeriali i cantautori italiani, così i ragazzi li rifiutano, e questo sarebbe un grosso passo in avanti nella lotta per contrastare il triste (ma davvero) fenomeno.

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