Le prime volte

Domenica mattina, al risveglio, prime notizie dal televideo, c’è stata un’esplosione con dei morti a Utsunomiya. Ah, è la città dove si corre la Japan Cup. Ma era proprio stamattina. Mica l’attentato è stato  al passaggio della corsa? No, è stato durante un’altra manifestazione, ma poi non ci sono più aggiornamenti. Forse quando non c’è di mezzo il terrorismo alla televisione la notizia non interessa. Comunque la Japan Cup si è corsa, ed ha vinto Vilella, al primo successo tra i professionisti. Nonostante la collocazione a fine stagione e il basso numero di partecipanti, ma molti di squadre World Tour e Professional, questa corsa, contesa soprattutto da italiani e oceanici, è ancora la più importante prova in linea asiatica, certo più del Tour di Almaty, che sembra un campionato sociale dell’Astana. Questo finché qualche emiro non deciderà di organizzare una corsa in linea, e allora avrà i mezzi per convincere i corridori importanti a partecipare, come all’Abu Dhabi Tour che si è concluso oggi con lo spettrale circuito serale di Yas Marina, illuminato e deserto, e lì infatti di ciclisti famosi ce n’erano molti. Ma altri gareggiavano ai campionati europei su pista, dove per la prima volta si è assegnato il titolo dell’Americana Madison femminile, vinto dalle belghe, e altri nel cross. Infatti oggi era soprattutto la prima prova europea della Coppa del Mondo di ciclocross, che per la prima volta viene trasmessa dalla RAI, che in passato si era limitata solo alla gara in Italia, quando c’era. E nello schieramento di partenza sembrava che mancasse qualcuno, ah già, è il primo anno senza Sven Nys, un conto è saperlo, un conto è (non) vederlo. Ora Sven è proprietario della Telenet Fidea, la squadra sponsorizzata dalla tv che trasmette queste gare, e oggi questa tv è riuscita a perdere entrambi i momenti salienti della gara: l’attacco di Van der Poel (perché impegnata a inquadrare proprio Nys) e la caduta di Van Aert proprio nella curva in cui nei giri precedenti guadagnava terreno. I due ragazzini terribili si dimostrano nettamente superiori a tutti gli altri, ma chi sia il più forte tra di loro non è facile dirlo, anche perché in questa stagione le gare sono state decise da caduta forature e altri incidenti. Anche negli ultimi due mondiali ci sono stati di questi problemi, un anno per Van Aert e la volta dopo per entrambi. Speriamo che il prossimo sia la prima volta che si danno battaglia senza problemi.

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In una stagione deludente Jolien D’Hoore vince un titolo storico con la compagna Lotte Kopecky, che detto così suona veterocomunista, ma non saluta col pugno chiuso.