Per fare un paragone

La battuta sarebbe facile: morto un Nobel se ne fa un altro. Dario Fo, che ebbe un discutibile premio Nobel per la letteratura, ma non posso dire perché non ne capisco, muore nel giorno in cui lo stesso premio viene assegnato al cantante Bob Dylan. Dylan iniziò come cantastorie e autore di inni che oggi suonano pallosi e retorici, e il suo più grosso contributo alla musica l’ha dato quando si è messo a suonare la chitarra elettrica, scandalizzando qualche giovane hippy già vecchio che lo chiamò “Judas”. E il premio Nobel non gli è stato dato per il suo romanzo o la sua autobiografia, ma per le canzoni, che secondo me è un altro lavoro. Ma questi sono professori accademici, che non possono istituire un premio Nobel per una categoria popolare come la musica rock o pop, pare brutto, e allora elevano a “dignità letteraria” o qualcosa del genere i testi delle canzoni. E dire che finché è stato in vita, ogni anno si attendeva che questo premio fosse assegnato a Jorge Luis Borges, e invece niente fino all’ultimo. Per fare un paragone è come se ci fosse il Nobel per il ciclismo, una cosa che non esiste ma facciamo il paragone, e l’assegnassero anche a uno che fa triathlon ma mai a Eddy Merckx.

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Lavorare meno lavorare tutti

La Norvegia vince il terzo Mondiale Under 23 nel giro di 20 anni, con Halvorsen  e con una grande prova di squadra, e questa degli uomini venuti dal freddo a dominare al grande caldo del Qatar è una bella storia. L’Italia prende il bronzo con Jacub Mareczko. Proprio la convocazione dell’italo-polacco è stata contestata dagli stessi italiani perché lui è professionista e alcuni in Italia sono legati ancora alla vecchia idea del dilettantismo, e dicono che ha tolto spazio a un “dilettante”, come ad esempio Bresciani. Però in questi ultimi anni ci sono stati alcuni professionisti che hanno vinto, come Ciolek, Velits e Ledanois, e altri che non hanno ottenuto granché come Felline o quest’anno il veloce slovacco Baska, che corre addirittura per una squadra World Tour ma è arrivato solo 12°. Con tutte le corse open e gli stage non è quello che fa la differenza. Ecco, per l’Italia oggi Mareczko c’era, è mancata la squadra che avrebbe avuto la capacità di fare quello che invece ha fatto la Norvegia. Gli italiani convocati hanno corso anche con i professionisti, anche in gare sui 200 km, qualcuno corre pure su pista, e quindi avevano la capacità di fare un bel treno per il velocista, che invece è rimasto solo a sgomitare, e solo Consonni ha fatto quello che poteva. Ma quello che già dalla cronometro è stato evidente per Ganna forse vale per tutti: proprio per quelle esperienze fatte, gare prof e pista Olimpiadi comprese, hanno corso troppo, e quindi se doveva correre Bresciani o chi per lui avrebbe dovuto togliere il posto a qualcuno di questi stakanovisti e non ha Mareczko che, ritiratosi prestissimo al Giro d’Italia, forse è quello che ha corso meno.

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Una medaglia davvero sudata

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Promemoria per le prossime paralimpiadi:

“Tu non ci vuoi dare il cellulare a tuo figlio in mano. Lo vuoi far diventare handicappato.”

(sentito per strada)

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Il giovane Holden spiegato alle anatre

Innanzitutto quello che scriveva i libri firmandosi J.D. Salinger si sapeva che era J.D. Salinger, non come Elena Ferrante che non si sa chi è, e stanno tutti lì a cercare di capirlo. La cosa sicura è che Salinger è morto e quindi non può essere lui Elena Ferrante. Poi una volta a Salinger gli venne una buona idea, una domanda autobiografica, che è il vero motivo per cui lui è famoso, e la domanda era dove vanno le anatre di Central Park quando il laghetto è ghiacciato. Solo che non poteva inviare una email all’editore chiedendo se gli pubblicavano quella domanda. Primo perché non c’erano i pc e l’email non la poteva inviare. Secondo perché una domanda dove la pubblichi? Da sola, una pagina stampata larga, con la copertina cartonata? Volendo metterci anche un’introduzione e un’illustrazione si può arrivare a 10 pagine, con una dedica a 11, ma aumentano i costi. Allora in un’antologia di domande? Ma la gente non vuole domande, vuole risposte, anche non richieste. E allora Salinger per pubblicare il quesito gli ha dovuto costruire attorno un romanzo. E come lo facciamo il romanzo? Facciamolo di formazione, che lì scrivi quattro stronzate che fanno i ragazzi, e la critica dice: Ah, un romanzo di formazione, una categoria che è come se contenesse implicitamente un giudizio positivo. E il libro l’ha intitolato The Catcher in the rye (per capirci, il catcher è quel ruolo del baseball che nella squadra di Charlie Brown è ricoperto da Schroeder), che in italiano volevano tradurre Non drammatizziamo … è solo questione di corna, poi hanno optato per Il giovane Holden. Questo Holden è il protagonista del romanzo, che si chiede la cosa delle anatre, e, oltre a dire un sacco di parolacce, che all’epoca la gente si scandalizzava e diceva: Guarda tu questo stronzo quante cazzo di parolacce scrive, ha pure la caratteristica che chiama “vecchio” tutti quelli di cui parla: il vecchio Spencer, la vecchia Phoebe, i vecchi Huey, Dewey e Louie, e così via. Insomma Holden era giovane ma preferiva avere a che fare con i vecchi, forse era un disadattato, aveva difficoltà con i giovani e si trovava più a suo agio con i vecchi. In polemica con Salinger, Cormac McCarthy scrisse Questo non è un paese per vecchi.

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Come preparare un mondiale per velocisti

E’ vero che da prima delle Olimpiadi ci sono polemiche sospetti e accuse verso ciclisti e federazione britannica, ma sarebbe stato esagerato arrivare al punto di correre in incognito. E infatti se in mezzo al gruppo c’è oggi Elizabeth Deignan è soltanto perché Lizzie Armiststead ha sposato il collega irlandese Philip. Poi semmai tra qualche anno la Gazzetta ci proporrà uno scoop sul rinfresco nuziale, su una misteriosa scatola portata agli sposi con molta cautela da parte di una pasticceria. Quindi la signora ora verrà chiamata col cognome del marito, sono usanze dei paesi progrediti, come in Germania dove Claudia Hausler si è trasformata in Claudia Lichtenberg e da allora non ha più vinto il Giro d’Italia, perché è diventata un’altra, il contrario di quello che succede in paesi col PIL sottosviluppato, ad esempio l’Italia dove Marta è rimasta Bastianelli, ed è anche rimasta una campionessa nonostante tutto. Però la treccina iridata continua a vincere anche come Deignan, ed è diventata ancora più iridata perché la sua squadra, la Boels Dolmans, ha vinto la cronosquadre mondiale a completare un’annata trionfale. Dopo quattro vittorie consecutive con altri sponsor, la Canyon perde proprio stavolta che c’era Elena Cecchini, che, anticipiamo i tempi, continuerà ad essere Cecchini anche quando diventerà la Signora Viviani. In campo maschile ormai sono 5 anni che Etixx Quickstep e BMC se la giocano sul filo dei secondi, o dei centesimi, e oggi hanno vinto i primi, non nel senso di quelli che sono arrivati primi che è ovvio, ma nel senso dei primi citati, la squadra belga, nella quale ha corso anche Marcel Kittel che, come il connazionale Degenkolb, ha scelto questa maniera di avvicinarsi a un mondiale in linea adatto ai velocisti. In molti si augurano che Marcello Bellicapelli non vinca, soprattutto perché non termina mai il Giro, e certo non ha precedenti incoraggianti in classiche o corse oltre i 200 km, ma intanto ha vinto questa corsa qua, e non facendo qualche tirata all’inizio per poi rialzarsi, no, è arrivato e ha finito a tutta quasi sprintando. Da questa prima giornata dei mondiali deserti si può dire bene della tv, che in ogni caso non poteva fare peggio di Richmond l’anno scorso, qualche pericolo c’è stato con le moto al seguito, e per ora il clima non ha creato gravissimi disagi, però… Si sono viste delle cicliste in difficoltà, ma siamo anche al termine di una stagione lunghissima con Olimpiadi ed Europei, e c’è stata una brutta caduta della giovane olandese Koster, che si è cappottata e fisicamente non si è fatta niente, ma sembrava sotto choc, voleva risalire in bici infilando una gamba nel telaio, e tutti hanno attribuito l’incidente a un colpo di sole. Diciamo che ci può stare per una ragazza giovane e poco esperta, che era già piena di medicazioni ed è comunque arrivata al traguardo, ma speriamo che gli incidenti finiscano qui. Tra l’altro questa caduta è avvenuta quando la sua squadra, la Rabo-Liv, era già ridotta a quattro atlete, e il tempo si prendeva proprio sulla quarta, per cui il glorioso squadrone è arrivato ultimo, risultato emblematico di questa annata, in cui la Vos non è ancora tornata ai livelli passati, e infatti non era in gara a guidare la squadra, l’altra treccina è andata in crisi psicologica, e alla fine hanno perso sponsor e cicliste, a iniziare da AVDB e la stessa PFP. Chi invece ha corso, un po’ a sorpresa, sono due americane già ritiratesi, la campionessa di Rio Armstrong e la Stevens che con la Boels si è portata a casa un’altra medaglia. Come prevedibile, ad assistere alle gare c’erano parenti e amici intimi, cosa ben descritta da Andrea De Luca, che, dopo aver fatto un po’ di confusione assegnando il titolo italiano crono alla Valsecchi e attribuendo alla Sky Dive le colpe della Al-Nasr, ha detto che sembrava come se i ciclisti corressero in un plastico, con le strade le aiuole gli edifici perfetti ma senza persone. I Mondiali in Qatar sono un punto a sfavore dell’attuale dirigenza UCI, e un altro punto sfavorevole è il fatto che neanche nel World Tour allargato prossimo venturo ci sarà una corsa prestigiosa come la Paris-Tours, che ha uno dei più bei rettilinei d’arrivo del mondo, anche se ridotto, e che oggi per gli altri velocisti è stata la prova generale in vista del mondiale in linea. Il più in forma in questo momento sembra Démare, che pochi giorni fa ha vinto il Memorial Vandenbroucke battendo molti uomini da classiche con una volata lunghissima sul pavé e oggi ha vinto la volata del gruppo. Peccato per lui che gli sia sfuggito Gaviria, che ha vinto la sua prima classica con uno scatto da finisseur, anzi da pistard. Ma domenica ci saranno più avversari e più motivati. E meno pubblico.

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LA ZERIBA SUONATA – voci dalla Germania

Ma com’è questa storia di belle ragazze tedesche che poi hanno una voce inquietante? Succedeva con Christa Paffgen in arte Nico, la femme fatale per antonomasia, e succede ora con Andrea Schroeder. Ma già mi immagino qualcuno tirare fuori mezzo chilo di luoghi comuni sui tedeschi. Ecco, ascoltate pure i luoghi comuni, io mi ascolto le canzoni della Schroeder che farebbero paura a Edgar Allan Poe. Sono personaggi così che assicurano la continuazione della specie rockandnrolla, non quei ruffiani dei Rolling Stones. Il titolo del brano, qui abbreviato, è Was Poe Afraid dall’album Void.

LA ZERIBA SUONATA – insubordinazione

A un certo punto della vita, più facilmente da giovani, può succedere di iniziare a seguire la critica musicale. Una volta c’erano le riviste in edicola, che ancora oggi si trascinano quasi per inerzia, oggi forse si segue più internet, e spesso si trova una rivista o un sito di riferimento, qualche giornalista di fiducia, di cui può piacere l’approccio, ma più spesso semplicemente le affinità in fatto di gusti musicali. Però poi, soprattutto finché si pensa che ci siano molte più certezze nelle cose della vita, capita il momento in cui piace qualche disco o musicista non gradito o ignorato dal critico o sito o rivista in questione. E allora che si fa? Ci si adegua e si accetta acriticamente il parere del critico, si da peso alla sua autorità, e si rinnega quel disco che ci piaceva? No, bisogna tirare dritti: insubordinazione! Il primo caso personale che mi viene in mente è quando, in un’altra era, leggevo Rockerilla, un giornale nato con punk e new wave, e in un programma televisivo apparve una cantante elegante, fascinosa e più che graziosa che però non entrava nelle grazie di quel giornale, anche se quel misto di pop soul e jazz che lei faceva, a volte un po’ retrò, aveva anche altri interpreti apprezzati, come gli Style Council, e tutti in seguito sarebbe stati indicati come anticipatori dell’acid-jazz. Ma tutto questo preambolo non era per parlare di quella cantante, che, non l’ho detto, era Sade, ma di uno dei tanti gruppi di Manchester, una delle città musicalmente più ricche. Gli Inspiral Carpets in genere vengono inclusi nel filone Madchester, e si potrebbero definire come l’anello di congiunzione tra due glorie locali come i James e gli Stone Roses.  Non hanno mai avuto grandi elogi dalla critica, forse era più la stima di qualche collega, ad esempio un altro mancuniano famoso e rispettato, Mark E. Smith leader dei Fall, ha cantato in un loro pezzo. Però a me mi piacciono.

LA ZERIBA SUONATA – pistole

Dicono che gli americani sono fissati con le armi, tanto che vietarne la libera vendita è praticamente impossibile. E allora come è possibile invece che, con tutti i revival e le riscoperte che si succedono, si sono dimenticati dei Gun Club e del loro torrido punk blues? Altro che quel pistola di Jack White.