Animali fantastici e in quali libri trovarli

Gli animali fantastici sono forse la moda del momento. Quando poi si somma una moda all’altra, e l’ultima (o la penultima?) vuole che gli album da colorare, che forse ormai i bambini tecnologizzati vi tirano dietro, vengano riciclati per gli adulti perché chissà chi si è inventato che sia un’attività rilassante, ecco abbiamo ora i cosiddetti colouring book anche con draghi e grifoni. Adesso poi c’è questo film che ho scoperto fa parte dell’Universo di Harry Potter, però non ho mai letto né visto niente di questa saga e non so se il protagonista di questo film qui conosce il maghetto, oppure lo evita e fa finta di non conoscerlo perché quello ormai da quando è diventato famoso si da delle arie che è insopportabile. E poi un universo è un universo, mica un quartiere dove si conoscono tutti almeno di vista. Però quello degli animali fantastici è un argomento interessante, di cui hanno scritto alcuni dei miei autori preferiti, e quindi ho fatto 2+2=4, e la matematica non è un’opinione, anche se viceversa il matematico può essere un opinionista, come dimostra Odifreddi. Quest’estate, quando gli industriali del cinema già tramavano il lancio di quel film, però io non ne sapevo niente, ma anche se l’avessi saputo non cambiava le cose, è uscito un librino di Gallucci editore intitolato 10 Teorie sull’estinzione dei dinosauri (e 25 animali fantastici), dove Stefano Benni illustra con le parole 10 teorie sull’estinzione dei dinosauri e Altan illustra con le illustrazioni 25 animali estinti. Benni si può dire che torna sull’argomento perché già aveva scritto Stranalandia (Feltrinelli, ), un libro su un’isola con tanti animali di fantasia, ma io questo libro qui l’ho comprato per Altan. Qualche anno fa avevo letto Guida agli animali fantastici di Ermanno Cavazzoni (Guanda, 2011), una rassegna che tra vari esseri immaginari include anche animali veri, come il pollo e l’uomo. Cavazzoni è potenzialmente uno dei migliori umoristi italiani, con i suoi classici salti da un registro all’alto, i suoi interrogativi filosofici, ma secondo me ha fatto meglio quando si è concentrato su una sola creatura e ha scritto uno dei suoi capolavori: Storia naturale dei giganti (Guanda, 2007), di cui ho già scritto in un apposito post  (un “appost”; se la Crusca vuole omologare questo termine bene, se no amici come prima). E insomma il libro di Altan e Benni mi ha fatto venire voglia di approfondire l’argomento, e così ho comprato il Manuale di Zoologia Fantastica di Jorge Luis Borges con Margarita Guerrero (Einaudi, 2015), repertorio di animali bestie bestiacce e intere cosmogonie sia derivanti dalla mitologia e dalla religione che da opere letterarie. Però se qualcuno ha difficoltà a immaginare questi esseri, e perciò un domani potrebbe trovarsi in difficoltà quando, camminando di notte in periferia per strade semideserte o guardando il cielo tra i fumi delle ciminiere (insomma una scena che farebbe contento Vasco Brondi), si trovasse davanti a uno di loro e non riuscisse a capire se è un grifone o un ippogrifo, un catoblepa o un chupacabra, ecco un volume illustrato edito da Il Sole 24 Ore, un giornale che se parlasse più di arte e letteratura e meno, molto meno di economia, sarebbe proprio un bel giornale. Il volume cartonato è Piccola Enciclopedia dei mostri e degli animali fantastici di Orazio Labbate, scrittore siciliano, con efficaci disegni di Marco Ugoni, artista milanese, e presenta l’identikit di 50 “mostri che rendono questo mondo un posto spaventoso”, compresi anche mostri recenti, del secolo scorso, accompagnato da una scheda con l’origine mitologica, religiosa, popolare o letteraria, e una descrizione delle sue caratteristiche,  comprensiva di poteri malefici o salvifici e come regolarsi (quasi un bugiardino). E se gli amanti del classico possono andare a spulciare (nella migliore delle ipotesi a spolverare) classici greci e latini e bestiari medievali, per i lettori dalla generazione dei cartoni giapponesi in poi ci sono anche Enciclopedia dei Mostri giapponesi ed Enciclopedia degli Spiriti giapponesi, entrambi di Shigeru Mizuki per Kappalab (rispettivamente 2013 e 2015), giusto per capire da dove escono fuori tutti i demoni e i mostri che Rumiko Takahashi ha sguinzagliato dentro Inuyasha oppure quelli che appaiono prodigiosamente nei film dello Studio Ghibli, a partire dal meraviglioso La Principessa Mononoke di Hayao Miyazaki. Poi se vi preoccupate della vostra reputazione, non volete passare per un credulone che va dietro alle fanfaluche, e anzi volete fare pure bella figura in società, potete dire che esiste la criptozoologia, lo studio degli esseri di cui non è scientificamente provata l’esistenza, che da essa non sono definiti mostri ma “criptidi”. Una nota finale di carattere pratico: il libro di Altan+Benni e quello di Borges+Guerrero sono piccoli e leggeri, ma quello di Cavazzoni e soprattutto quello di Labbate+Ugoni possono benissimo essere utilizzati anche per spiaccicare zanzare, pesciolini d’argento e altre bestioline schifose che, non so voi, io non trovo per niente fantastiche.

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ti ritiri tu?

Ieri a Koksijde è stata annullata la tappa di Coppa del mondo di ciclocross per motivi di sicurezza, cioè c’era troppo vento in una zona di sabbia e dune. Escluso ogni legame tra quanto accaduto e il terrorismo islamico. Però in Belgio non sono rimasti senza ciclismo, perché c’era anche la 6 Giorni di Gent, che non solo è, tra le poche rimaste, la più prestigiosa, ma era anche la gara d’addio o forse no di Bradley Wiggins. A sentire alcuni giudizi frettolosi, sembra che qualsiasi obiettivo si sia posto il ciclista mod l’abbia poi centrato: Tour, cronometro olimpica, record dell’Ora, ritorno su pista con nuovo oro olimpico. Ma in realtà non è proprio così, perché ha fallito il Giro del 2013 e la Roubaix dell’anno scorso, tanto per dire. E per finire la carriera vincendo si era dato una doppia possibilità, due 6 Giorni da correre nella classica e plurititolata coppia con Cavendish: quella di Londra, nel Regno di cui è Sir, e non è il primo baronetto rock’n’roll, e quella di Gent, la città dove è nato dietro al padre seigiornista. A Londra gli hanno guastato la festa i belgi De Ketele De Pauw; e poi dicono che queste gare sono combinate. In attesa della 6 giorni belga De Ketele, col giovane Ghys, si è scatenato nell’americana di Coppa del Mondo, e quindi a Gent si prospettava dura. Poi gli organizzatori hanno pensato di accoppiare lo specialista più famoso, Iljo Keisse, col campione olimpico Elia Viviani. E alla fine la differenza tra le tre coppie è stata piccola, ma Wiggo e Cav ce l’hanno fatta. Tra parentesi, poiché non c’era Pozzato, qualcuno doveva arrivare ultimo ed è toccato proprio al giovane Ghys. Però alla fine Wiggins non ha escluso di continuare a correre, e in tal caso chissà quale obiettivo si porrebbe. Si andrebbe così ad aggiungere alla lista delle persone che avevano dichiarato di volersi ritirare dopo Rio e poi hanno cambiato idea: Giorgia Bronzini, Tatiana Guderzo, Emma Johannson, Purito Rodriguez, e pare che pure Hayao Miyazaki, anche se non è un ciclista, farà ancora un lungometraggio animato.

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Rwanda Van Vlaanderen

Tanta gente entusiasta a vedere una corsa ciclistica che passa su un muro in pavé. Dove siamo? La risposta è facile: nelle Fiandre. No, siamo al Giro del Ruanda. Vince la tappa, e poi il Giro per la seconda volta, il ruandese Valens Ndayisenga che corre per la Qhubeka, la squadra giovanile del Team Dimension Data. Il ragazzo tra poco compirà 23 anni, ma non sarà promosso nella squadra A, che pure ha rischiato di retrocedere in serie B, cioè tra le professional, e non può fare affidamento sempre e solo sui vecchi marpioni inglesi Cavendish e Cummings. In effetti l’altro ruandese Niyonshuti non ha fatto molto tra i “grandi”, ma in compenso ha aperto un’accademia ciclistica nel suo paese. Gli eritrei Teklehaymanot e Kudus non hanno ancora mantenuto le promesse fatte da under, e finora si è dimostrato più solido il loro connazionale Berhane, bravissimo anche al mondiale corso tutto in testa. Insomma ci sarebbe bisogno di altre speranze dall’Africa, ma, a vedere i risultati ottenuti fin qui dal valente Valens nelle corse disputate in Europa, forse neanche da lui c’è da attendersi molto. Però tentare i muri fiamminghi, anche in qualche corsa minore, non gli nuocerebbe.

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Bambole spettinate

Credo che ieri ho sentito per la prima volta dal vivo, cioè non in televisione, la frase “Non sto qui a pettinare le bambole”. Se detta seriamente è un’espressione poco simpatica, però vorrei dire che neanche gli appassionati di ciclismo stanno a pettinare le bambole, né a truccare le cicliste, come invece si vantò di aver fatto con Tatiana Guderzo la giornalista gialla e rosa Alessandra De Stefano, proprio lei che ha spesso un look da vecchia zia, e per di più per una puntata del Processo alla tappa in cui c’era ospite anche Pippo la pippa, per cui l’attenzione e le domande e il microfono furono solo per lui. Insomma anche quelli che seguono il ciclismo lavorano e quindi sarebbe auspicabile che alla RAI se ne accorgessero e il programma mattiniero Memory, che parla spesso di ciclismo, lo spostassero o replicassero in orari più frequentabili, per non parlare della Coppa del Mondo di ciclismo su pista, che lì sono gare, poi si tratta di una sintesi registrata, è così difficile spostarla in altro orario? Semmai al mattino mettessero il calcio giovanile, anche perché più volte mi è venuto il sospetto che c’è chi vive facendo il tifoso di calcio, poi non so, potrebbe essere un’impressione, guardate anche voi, non vi sembra così?

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Tatiana Guderzo in una pausa dagli allenamenti

LA ZERIBA SUONATA – cantanti impegnati

Chissà quale sarebbe stata la cosiddetta fortuna di Bob Dylan se avesse iniziato la carriera con Highway 61 Revisited, cioè senza la parte più politica. Ora immagino che molti dylaniani siano contenti che abbia vinto il nobel e siano altrettanto contenti che non lo vada a ritirare. Ma non per amore delle polemiche e dei gran rifiuti. Semplicemente perché Dylan ha detto che ha altri impegni, e allora vuol dire che è ancora un cantautore impegnato.