Per ora li aiutiamo a casa loro

La Milano Sanremo: una corsa snobbata da molti ciclisti importanti, anche italiani, per la sua facilità, ma per gli italiani è il mondiale di primavera. E il GP Liberazione, una gara su un percorso non selettivo lunga quanto una prova per juniores, per gli italiani è il mondiale di primavera degli under 23. E ora anche il GP di Cittiglio femminile, nonostante sia una prova con una storia relativamente breve, anche quello è un mondiale di primavera. Ma gli italiani non hanno ancora capito che ciclisticamente non sono più il centro del mondo. Il fatto di non essere nazionalista mi consente di godermi le corse comunque, ma forse dovrei preoccuparmi della salute del ciclismo italiano, intendo quello maschile, perché quello femminile ha la faccia della salute, bianca e rossa come quella della leader ELB. E dovrei preoccuparmi per il semplice motivo che se continua di questo passo ci sarà un calo di interesse, del pubblico e degli sponsor, e anche la tv potrebbe non essere più interessata. Si continua a dire che però le squadre straniere sono piene di tecnici e ciclisti italiani che insegnano il mestiere e aiutano il progresso del ciclismo negli altri paesi, ma quanto durerà? Poi, dal punto di vista della causa del ciclismo italiano, quei ciclisti emigrati fanno per lo più i gregari, e quando pure hanno un’occasione non la sfruttano al meglio, e pure Trentin, che sembrava il più furbo, ultimamente non ci azzecca più, vedi come si è mosso a Kuurne. I tecnici, invece, appartengono per lo più a una generazione che negli anni 90, al lordo di eventuali aiuti su cui nessuno ci dirà mai la verità e se anche qualcuno ce la dirà preferiremo non sentire, dominava il ciclismo mondiale. Comunque sia, anche questa generazione si esaurirà. Si continua a dire che però ci sono dei giovani talenti emergenti promettenti; sì, ma ci sono sempre stati: da Puccio, che vinse il Fiandre espoirs e oggi è gregario sky, a Bongiorno, che aveva un futuro nelle corse a tappe e oggi ha un presente in una squadra di terza fascia. Il bilancio del ciclismo italiano si regge quasi sempre e solo su Nibali, perché pure Aru, anche se ancora giovane, si è capito che non è un nuovo Nibali, non avendone lo stesso eclettismo: ve lo immaginate ad attaccare sul Poggio col nuovo Cancellara, semmai portandosi dietro anche il nuovo Gerrans, e impedire una tantum il volatone a Sanremo? Ecco, iniziando a pensare il futuro da Sanremo, gli ottimisti pensano che quest’anno c’è qualche italiano che può vincere. Certo, se malauguratamente ci dovesse essere una caduta generale nell’ultimo chilometro potrebbe vincere Colbrelli, anche se in genere, quando c’è una caduta, Colbrelli ci si butta a tuffo.